Differenze tra le versioni di "Pelecanus"

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Il pellicano comune è un uccello che vive in Europa orientale, in Asia sud-occidentale e in Africa, a cui si attribuisce sin dal medioevo un importante significato allegorico. Dagli antichi greci il pellicano veniva chiamato Onocrotalo, perché il suo strano grido, ''krotos'', era simile a quello di un asino (''onos'') - o perché assomiglia al suono di un sonaglio (sempre ''krotos'') appeso al collo di un asino.
 
Il fatto che i pellicani adulti curvino il becco verso il petto per dare da mangiare ai loro piccoli i pesci che trasportano nella sacca, ha indotto all’errataall'errata credenza che i genitori si lacerino il torace per nutrire i pulcini col proprio sangue, fino a divenire “emblema di carità” (O. Wirth).
 
Il pellicano è divenuto pertanto il simbolo dell’abnegazionedell'abnegazione con cui si amano i figli. Per questa ragione l’iconografial'iconografia cristiana ne ha fatto l’allegorial'allegoria del supremo sacrificio di Cristo, salito sulla Croce e trafitto al costato da cui sgorgarono il sangue e l’acqual'acqua, fonte di vita per gli uomini. Il pellicano è una figura rappresentativa anche in altre culture, infatti i musulmani considerano lo stesso un uccello sacro poiché, come narra una loro leggenda, allorché i costruttori della [[kaaba|Ka’ba]] dovettero interrompere i lavori per mancanza d'acqua, stormi di pellicani avrebbero trasportato nelle loro borse naturali l'acqua occorrente a consentire il completamento dell'importante costruzione sacra.
{{citazione|Ridotti a volte come privi di vita, i loro genitori li guariscono con il loro sangue|[[Brunetto Latini]], da ''Li Livres dou Tresor'', L, I, CLXIII|''Parfois pasmés aussi comme sans vie, et si pairons les guarissent de leur sanc|lingua=fr}}
Antiche leggende raccontano che i suoi piccoli vengono al mondo talmente deboli da sembrare morti, o che la madre, tornando al nido, li trovi uccisi dal serpente o dalla [[nitticora]], suo rivale. Il Fisiologo nel suo inventario (Physiologus, II-IV sec.?) dice che il pellicano ama moltissimo i suoi figli: «quando ha generato i piccoli, questi, non appena sono un po' cresciuti, colpiscono il volto dei genitori; i genitori allora li picchiano e li uccidono. In seguito però ne provano compassione, e per tre giorni piangono i figli che hanno ucciso. Il terzo giorno, la madre si percuote il fianco e il suo sangue, effondendosi sui corpi morti dei piccoli, li risuscita».
 
Negli ultimi tre secoli del medioevo, sovente lo spirituale uccello è stato al centro dell'attenzione artistica. Rappresentato in scultura o in pittura col nido dei suoi piccoli sulla sommità della croce e nell'atto di straziarsi il petto con i colpi del suo becco. Il sangue scaturente dal petto del Pellicano è, per l’Arsl'Ars Symbolica, la forza spirituale che alimenta il lavoro dell’alchimistadell'alchimista che, con grande amore e sacrificio, conduce la ricerca della perfezione. Questo emblema è presente nell’iconografianell'iconografia alchemica: da un lato raffigura un genere di storta, ossia un recipiente nel quale veniva riposta la materia liquida per la distillazione, il cui “beccuccio” è piegato in direzione della cupola convessa; dall’altrodall'altro costituisce un’immagineun'immagine della “[[pietra filosofale]]” dispersa nel piombo allo stato fluido, nel quale si fonde al fine di determinare la trasmutazione del “vile metallo in oro”. Questo volatile è quindi la metàfora dell’aspirazionedell'aspirazione non egoistica all’ascesaall'ascesa verso la purificazione, della generosità assoluta, "in mancanza della quale, nell'iniziazione, tutto resterebbe irrimediabilmente vano" (O. Wirth)
 
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