Differenze tra le versioni di "Museo civico dei fossili di Besano"

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Già nel lontano 1878 il [[Museo civico di storia naturale (Milano)|Museo di Milano]] organizzava una campagna di scavo degli scisti di Besano; lo sfruttamento industriale degli [[scisti]] contribuì non poco alla scoperta di molti fossili che andarono a costituire una collezione sempre più importante al Museo di Milano.
 
Alla fine della guerra le miniere furono chiuse, ma ciò non impedì a ricercatori privati di continuare l’estrazionel'estrazione di fossili. Tale dispersione di materiale scientifico così prezioso indusse i cittadini e l’amministrazionel'amministrazione comunale di Besano a promuovere un’azioneun'azione di tutela di tale patrimonio e una valorizzazione a livello popolare.
 
Nel corso degli Anni Settanta partì un’azioneun'azione di recupero dalle collezioni private del materiale proveniente dagli scisti di Besano, promossa dal Centro Studi e con l’appoggiol'appoggio dell’Amministrazionedell'Amministrazione Comunale di Besano. Questo materiale andò a comporre nel 1973 un primo nucleo espositivo all’internoall'interno di una vecchia casa di Besano e, poco tempo dopo, si poté avviare uno scavo scientifico sistematico.
 
Nel 1975 il Museo di Milano diede inizio ad una serie di scavi ed ottenne l’approvazionel'approvazione per l’apertural'apertura di alcune cave nelle zone fossilifere in località di Rio Ponticelli, e successivamente nel 1985 venne inaugurato il nuovo scavo di Sasso Caldo.
 
[[File:Pachypleura edwardsi.JPG|thumb|upright=1.3|left|Fossile di ''Neusticosaurus edwardsi'' esposto nel museo; l'esemplare venne battezzato da Cornalia nel 1854 con il nome di ''Pachypleura edwardsii''.]]
== La storia del giacimento ==
Gli scisti bituminosi nei dintorni di Besano, presso le pendici del Monte Pravello, del Monte Orsa e nell’areanell'area del [[Monte San Giorgio]], inizialmente venivano sfruttati dagli abitanti del territorio con l’intentol'intento di ricavarne un olio che bruciava facilmente.
 
Nel XIX secolo, più precisamente nel corso degli anni ’30'30, si pensò però di sfruttare questo giacimento per l’estrazionel'estrazione di un gas per l’illuminazionel'illuminazione di Milano. Il progetto non portò gli effetti sperati ma in compenso servì ad attirare l’attenzionel'attenzione degli studiosi sui fossili contenuti negli scisti.
 
Nel [[1854]] Emilio Cornalia descrisse e figurò per la prima volta un fossile di Besano, un piccolo [[rettile]] [[Nothosauria|notosauro]] che battezzò ''[[Pachypleura edwardsii]]''.
Nel [[1863]] [[Antonio Stoppani]] promosse uno scavo per la ricerca di fossili negli scisti di Besano: i risultati furono entusiasmanti tanto che 15 anni dopo fu effettuato un nuovo scavo finanziato dal Museo di Storia Naturale di Milano e diretto da Emilio Cornalia.
 
Purtroppo la collezione di fossili di Besano, portati alla luce nel corso di tutto l’l' ‘800 fino alla [[seconda guerra mondiale]] e custoditi presso il Museo di Storia Naturale di Milano, fu quasi completamente distrutta a causa di bombardamenti durante il corso della grande guerra.
 
A partire dal [[1924]] l’l'[[Università di Zurigo]] iniziò al Monte San Giorgio una serie di scavi negli scisti bituminosi della formazione di Besano e in alcuni livelli del sovrastante Calcare di Meride. In Italia un primo scavo fu aperto in località Rio Ponticelli nel 1975. Nel 1985 si aprì un nuovo scavo in località Besano-Sasso Caldo.
 
==Il territorio==
=== La geologia del giacimento ===
 
Le rocce fossilifere dei dintorni di Besano appartengono al [[Triassico]], il primo periodo dell’dell'[[Era Mesozoica]].
Nel periodo Triassico comparvero i primi [[mammiferi]], i [[dinosauri]], i [[Pterosauria|rettili volanti]] e i rettili marini come gli [[ittiosauri]], i [[placodonti]] e i [[notosauri]].
 
Nella letteratura geologica italiana gli scisti bituminosi sono noti come '''Scisti Ittiolitici''' o '''Scisti Bituminosi di Besano'''. La Formazione di Besano presenta uno spessore medio di circa 12-15 metri e consiste in un’alternanzaun'alternanza di oltre 200 strati dolomitici e strati di scisti bituminosi. I livelli bituminosi sono costituiti da una notevole quantità di [[idrocarburi]], provenienti dalla decomposizione di antichi organismi viventi, sia animali che vegetali.
 
=== La formazione di Besano: l'età ===
Nel corso dell’800dell'800 si è a lungo dibattuto sull’etàsull'età della formazione di Besano. Poiché non si conoscevano ancora i metodi di datazione assoluta, l’etàl'età si calcolava utilizzando i fossili: così la storia della terra è stata divisa in ere, periodi, piani e unità ancora più piccole. Conoscendo la successione delle diverse specie fossili nel tempo, si è arrivati a stabilire una cronologia relativa: grazie ai diversi fossili in essa contenuti la formazione di Besano è stata datata all’Eraall'Era Mesozoica, periodo Triassico medio. L’analisiL'analisi degli isotopi radioattivi contenuti nelle ceneri vulcaniche, provenienti dai vulcani attivi circostanti nel triassico, ha fornito un’etàun'età compresa tra 238 e 242 milioni di anni.
 
Le rocce più antiche che affiorano a Besano sono costituite dal cosiddetto “granofiro di [[Cuasso al Monte]]”, roccia molto utilizzata come pietra ornamentale o da costruzione. Questo tipo di roccia risale all'[[Era Paleozoica]] (periodo [[Permiano]], oltre 250 milioni di anni fa).
 
Nel Triassico medio si formò in quest’areaquest'area un bacino marino il cui fondale era privo di vita a causa della mancanza di ossigeno. L’anticoL'antico fango del fondale, ormai divenuto roccia, racchiude i fossili perfettamente conservati. È necessario però un attento lavoro di scavo e una lunga preparazione in laboratorio.
 
=== L'antico ambiente ===
I livelli più ricchi di resti di fossili di vertebrati sono i livelli bituminosi.
 
La Formazione di Besano è il risultato di un’alternanzaun'alternanza di periodi durante i quali sul fondale si verificava una scarsa sedimentazione, e di periodi più brevi durante i quali si depositavano sul fondo i fanghi provenienti dalla piattaforma carbonatica. Negli scisti bituminosi si conservano fossili di organismi marini e terrestri. I resti meglio conservati sono quelli dei vertebrati ([[pesci]] e [[rettili]]). Nei livelli bituminosi sono anche frequenti i [[coproliti]], resti fecali mineralizzati. Gli invertebrati a guscio calcareo sono conservati nella maggior parte dei casi come impronte.
 
=== Lo scavo e la preparazione ===
 
Per ottenere esemplari come quelli esposti in questo museo, è necessario un lungo e attento lavoro di scavo e una serie successiva di interventi di laboratorio. Una volta estratti i fossili vengono esaminati accuratamente, si decidono i primi interventi di consolidamento, si fanno eventualmente eseguire esami radiografici, e quindi vengono “preparati”. La preparazione paleontologica è un’altraun'altra fase delicata, che consiste nello scoprire il fossile dalla roccia che lo avvolge.
 
== I fossili ==
=== I vegetali e gli invertebrati ===
 
Negli Scisti Bituminosi sono talvolta abbondanti i resti fossili di piante terrestri, che costituiscono una sicura testimonianza dell’esistenzadell'esistenza di terre emerse in prossimità dell’anticodell'antico mare di Besano. I vegetali degli Scisti Bituminosi sono conifere primitive simili alle attuali [[Araucariaceae|araucarie]], attribuite al genere ''[[Voltzia]]'', tipico del periodo Triassico. Negli strati più alti sono stati rinvenuti anche resti di fusti e foglie carbonizzati di piante non ancora determinate.
 
Rarissimi sono invece i resti di conifere [[Ginkgoaceae|ginkgoali]]: è stata rinvenuta una sola foglia fossile di queste piante. Si tratta di una pianta a alto fusto, scoperta in Cina all’inizioall'inizio del XX secolo e molto diffusa attualmente come pianta coltivata in tutto il mondo.
Un altro tipo di vegetali talvolta non infrequente nei livelli bituminosi è costituito dalle alghe della famiglia delle [[Dasycladaceae]], dalla caratteristica forma a bastoncello. Sono alghe che possiedono uno scheletro calcareo, e svolgevano nel Triassico lo stesso ruolo che svolgono oggi i coralli nel costruire le grandi scogliere.
 
L’importanzaL'importanza dei resti vegetali all’internoall'interno di un giacimento testimonia la vicinanza della terraferma, essenziale quando si cerca di ricostruire un paleoambiente.
 
Altrettanto abbondanti sono gli invertebrati marini, come [[molluschi]], [[lamellibranchi]] e [[cefalopodi]], molto importanti per la ricostruzione della stratigrafia del giacimento e la sua datazione.
 
I lamellibranchi più numerosi appartengono a diverse specie (ben 12) del genere ''[[Daonella]]''. I lamellibranchi attuali vivono sui fondali o fissandosi a un substrato. Non potendo questi organismi vivere al fondo del mare asfittico di Besano, si è ipotizzato che potessero vivere attaccati a tronchi galleggianti.
Un’altraUn'altra ipotesi è che vivessero sui bassi fondali attorno al bacino di Besano, dove di tanto in tanto venivano trasportati assieme al fango calcareo.
[[File:Parakellnerites.JPG|thumb|upright=0.6|left|Fossili di ''Parakellnerites'', un'ammonite tipica del giacimento di Besano.]]
I cefalopodi sono presenti con specie di diversi gruppi (o ordini). I più numerosi sono le [[ammoniti]].
Lo studio della distribuzione stratigrafica delle diverse specie ha permesso una precisa datazione del giacimento al limite dei piani Anisico e Ladinico, e la sua correlazione con altri terreni fossiliferi dell’arcodell'arco alpino.
Le ammoniti erano degli organismi in grado di nuotare; potevano quindi vivere anche nelle acque superficiali normalmente ossigenate del mare di Besano.
La differenza più evidente fra i vari gruppi è data dalla posizione della conchiglia rispetto al corpo: nelle ammoniti e nei nautiloidei essa lo avvolge, mentre nei coleoidei essa era interna come l’ossol'osso di seppia o la penna del calamaro.
 
Rarissimi sono gli echinodermi: sono stati rinvenuti solo pochissimi esemplari di primitivi ricci. Altrettanto rari sono gli artropodi. In tanti anni di ricerche è stato finora rinvenuto un solo esemplare di scorpione nello scavo del Sasso Caldo. Recentemente alcuni interessanti resti di insetti sono stati rinvenuti negli affioramenti del Monte S. Giorgio, in territorio elvetico. I crostacei sono più numerosi. A essi appartengono i cicloidei, dei crostacei poco conosciuti vissuti dal Carbonifero al Triassico. A Besano sono stati rinvenuti rari esemplari appartenenti al genere ''[[Halicyne]]''. Ai crostacei decapodi appartengono invece alcuni esemplari di gamberi, uno dei quali, rinvenuto al Monte San Giorgio e un secondo scoperto al Sasso Caldo, sono stati attribuiti al genere ''[[Antrimpos]]''. Una presenza curiosa è quella dei crostacei [[tilacocefali]]: essi costituiscono una classe di crostacei vissuta nel Paleozoico e nel Mesozoico. A Besano essi si trovano in pochi livelli e sono sempre frammentari; i loro resti sono arrivati al fondo del bacino contenuti nelle feci dei predatori che si sono poi fossilizzate.
=== I conodonti e i pesci ===
I [[conodonti]] sono degli organismi estinti, solo di recente attribuiti ai vertebrati.
I conodonti sono un gruppo estinto di organismi diffusi dal [[Cambriano]] al Triassico. Alcuni recenti ritrovamenti eccezionali di esemplari fossili con tracce delle parti molli hanno permesso di classificarli all’internoall'interno dei vertebrati.
 
I pesci rappresentano una componente molto importante della fauna di Besano.
Sono presenti sia i pesci cartilaginei (i [[condritti]]), rappresentati dagli squali e le razze, che i pesci ossei (gli [[osteitti]]), che comprendono attualmente il più grande gruppo di vertebrati. l fossili di Besano, sono fondamentali per comprendere e seguire l’evoluzionel'evoluzione del gruppo dei pesci in un momento particolarmente importante per la loro evoluzione. Nelle vetrine del Museo sono esposte alcune delle forme più rappresentative o comuni trovate nell’areanell'area di Besano allo scopo di dare un’ideaun'idea della composizione della fauna.
 
I pesci cartilaginei sono rappresentati da cinque generi di squali primitivi. I resti di questi animali sono rappresentati principalmente dai denti e da spine che in vita erano poste davanti alle pinne dorsali.
La loro dieta era costituita da organismi dotati di conchiglia o comunque di una struttura ossea molto dura: tutto ciò lo si intuisce dalla dentatura costituita da denti piuttosto tozzi sulle mandibole e molariformi sul palato. Un genere particolare è ''[[Ctenognathichthys]]'', lungo circa 20 cm, che presenta lunghi denti conici e ricurvi, si presume utilizzati per staccare organismi che vivevano attaccati ai fondali.
 
I peltopleuriformi sono tra i più piccoli attinotterigi rinvenuti in questa zona e sono caratterizzati dalla presenza di scaglie molto alte che ricoprono i fianchi. Gli studi relativi a questa tipologia di pesci ha portato ad affermare una straordinaria varietà di forme all’internoall'interno di questo gruppo il quale presenta numerose specie (i generi più rappresentativi sono ''[[Peltopleurus]]'' e il piccolo ''[[Habroichthys]]'').
 
Un gruppo di pesci più evoluto che nel Triassico ha iniziato a differenziarsi per dare poi origine alla maggior parte dei moderni gruppi di pesci ossei, è quello dei [[Neopterygii|neotterigi]], caratterizzati da forme modeste e predatrici di pesci più piccoli (''[[Eoeugnathus]]'') che presentano lunghe mandibole con piccoli denti conici, o durofagi con denti più tozzi o arrotondati, adatti a triturare).
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