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I '''guelfi bianchi''' e i '''guelfi neri '''furono le due fazioni in cui si divisero intorno alla fine del [[XIII secolo]] i guelfi di [[Firenze]], ormai il partito egemonico in città dopo la cacciata dei [[ghibellini]].
 
Le due fazioni lottavano per l'egemonia politica -, e quindi economica -, in città. A livello della situazione extracittadina, seppur entrambe sostenitrici del [[papa]], erano opposte per carattere politico, ideologico ed economico. I guelfi bianchi, un gruppo di famiglie [[Magnate|magnatizie]] aperte alle forze popolari, perseguivano l'indipendenza politica ed erano fautori di una politica di maggior autonomia nei confronti del pontefice, rifiutandone l'ingerenza nel governo della città e nelle decisioni di varia natura. I guelfi neri, invece, che rappresentavano soprattutto gli interessi delle famiglie più ricche di Firenze, erano strettamente legati al papa per interessi economici e ne ammettevano il pieno controllo negli affari interni di Firenze, incoraggiando anche l'espansione dell'autorità pontificia in tutta la Toscana.
 
La rivalità tra i guelfi bianchi e i guelfi neri fu al centro della vita sociale e politica, tra la fine del [[XIII secolo]] e il primo decennio del [[Trecento]] a [[Firenze]], a [[Pistoia]] e in altre città della [[Toscana]]. Episodi storici legati ai contrasti nati all'interno del Partito guelfo sono ampiamente trattati nella ''[[Divina Commedia]]'' che proprio in quegli anni veniva scritta da [[Dante Alighieri]].
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