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Al libero sono richieste doti fisiche comuni ai difensori (potenza fisica, preparazione atletica) e doti tecniche più affinate, più vicine a quelle dei centrocampisti che a quelle dei difensori: tra esse hanno particolare importanza la [[Glossario calcistico#Visione di gioco|visione di gioco]] e il senso della posizione.<ref name=dam89 /> Le principali caratteristiche del libero sono il tempismo negli interventi, l'abilità nel gioco aereo e precisione nei lanci lunghi, utili a supportare i reparti più avanzati della squadra.<ref name=dam90>{{Cita|Damele|p. 90.}}</ref> È inoltre necessario, per il libero, esser dotato di controllo del contatto fisico con l'avversario (per evitare i [[calcio di rigore|calci di rigore]]), che dev'essere applicato anche agli interventi in scivolata.<ref name=dam90 />
 
Nelle azioni ormai a ridosso della linea di porta o nei calci piazzati a breve distanza, il libero abbandona il controllo libero e si preoccupa di marcare un ben preciso avversario, non essendo più possibile per ragioni di spazio svolgere azioni di contrasto in seconda battuta. Nel calcio moderno questo ruolo è diventato ormai obsoleto, poiché si preferisce affidare il compito di guidare la difesa al centrale o anche al portiere. Inoltre il libero è esente da marcature, e questo è ritenuto inutile al fine della difesa, che è appunto quello di non lasciar penetrare gli attaccanti in area di rigore, ostacolandoli, appunto, con la marcatura ad uomo.
È singolare la storia dell'invenzione del libero. Fu [[Giuseppe Viani|Gipo Viani]], nel torneo 1947/48, ad idearlo, quando dovette guidare la [[Salernitana]] alla sua prima apparizione in A. Viani era cosciente del fatto che solo con una difesa impenetrabile avrebbe potuto puntare alla salvezza. Schierò con la maglia numero 9 un finto centravanti, rinunciando così a una punta. Il meccanismo a scalare gli permetteva di avere un difensore in più, pertanto libero da compiti di marcatura a uomo: da qui il nome di "libero", che per primo toccò a [[Ivo Buzzegoli]]. La cosa non valse a Viani l'obiettivo, ma solo un ottimo campionato con la salvezza persa per un punto solo: ma l'invenzione del libero si diffuse prima in Italia e poi in ampie parti del mondo intero.
Questa tecnica di "incatenare" gli attacchi avversari fu definita in seguito ''catenaccio''. In effetti, la presenza di un giocatore destinato ad affrontare avversari che avevano superato il loro marcatore diretto, rappresentava il "sacrificio" di un membro della squadra in compiti di pura attività ostruzionistica, mirata unicamente ad interdire la costruzione del gioco avversario, anziché all'avvio di azioni di gioco offensive. Tuttavia, nulla impediva al "libero" di sganciarsi dalla sua posizione per appoggiare l'azione offensiva dei suoi compagni di squadra, laddove le condizioni lo consentissero. Tale azione determinava scompiglio nella difesa avversaria, la quale non disponeva delle risorse necessarie per fronteggiare un attaccante imprevisto. Esempio lampante il goal di [[Marco Tardelli|Tardelli]] nella finale [[Finale del campionato mondiale di calcio 1982|Italia - Germania del 1982]]: l'assist per il goal di Tardelli fu servito proprio da [[Gaetano Scirea|Scirea]], che giocava nel ruolo di libero.
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