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Grazie all’influenza dell’impero francese, la leva obbligatoria fu introdotta nel [[Regno di Sardegna]] il 13 agosto 1802 su proposta di [[Francesco Melzi d'Eril]] (inizialmente per i maschi di età compresa dai 20 ai 25 anni e per quattro anni <ref>Franco della Peruta, Esercito e società nell'Italia Napoleonica. Dalla Cisalpina al Regno d'Italia, Franco Angeli editore, Milano 1988</ref>) e si estese con l’estendersi del Regno, man mano che le operazioni militari consentivano l’annessione di altri territori: nel 1802 in Piemonte, Lombardia, Liguria ed Emilia; nel 1805 in Friuli; nel 1806 nei territori veneti a sinistra dell’Adige; e così via. Chi era sposato prima di tale data o aveva particolari menomazioni era esonerato dal partire <ref>Repubblica 1 ottobre 2003, http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2003/10/01/soldati-scomparsi-di-napoleone.html?refresh_ce</ref>.
 
La leva militare obbligatoria fu definitivamente introdotta dalla riforma [[La Marmora]] del 20 marzo 1854 <ref>Gianni Oliva, Soldati e ufficiali, Mondadori, Milano 2011</ref>e, con la nascita del [[Regno d'Italia]], fu estesa a tutto il Regno il 4 maggio 1861 con un decreto firmato da Garibaldi in persona che istituì il [[Regio Esercito]]. Il 25 giugno 1862 il ministro della guerra [[Agostino Petitti- Bagliani di Roreto]] annunciò ai deputati del Regno, riuniti a [[Palazzo Carignano]] a Torino, che l’obbligo di leva era esteso a tutte le province italiane Repubblica 30 luglio 2004, <ref>http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2004/07/30/fenomenologia-della-caserma.html</ref>.
 
Correlate alla coscrizione sono la nascita dei fenomeni di [[renitenza alla leva]] (rifiuto di presentarsi alla chiamata di leva) e [[diserzione]] (fuga dal luogo in cui si presta il servizio militare).
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