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Per giustificare la nuova versione degli eventi, Eusebio scrisse nella ''Vita'' che Costantino stesso gli aveva raccontato questa storia "e la confermò con dei giuramenti", in tarda età "quando fui ritenuto degno della sua conoscenza e compagnia". "In effetti", dice Eusebio, "avesse raccontato questa storia chiunque altro, non sarebbe stato facile accettarla". Lo storico Ramsey MacMullen, moderno biografo di Costantino, spiega: {{Citazione|Se la scritta in cielo fu vista da 40.000 uomini, il vero miracolo risiederebbe nel loro silenzio sull'accaduto" (''Constantine'', 1969).}}
 
Tra i molti soldati raffigurati sull'[[Arco di Costantino]], che venne eretto solo tre anni dopo la battaglia, il ''labarum'' non compare, né è presente alcun indizio della miracolosa affermazione di protezione divina che era stata testimoniata, dice Eusebio, da così tanti. Se si crede al racconto di Eusebio sarebbe andata sprecata inspiegabilmente una grandiosa opportunità per il tipo di propaganda politica che l'Arco era stato espressamente costruito per presentare. La sua iscrizione dice che l'imperatore aveva salvato la ''[[Repubblica romana|res publica]]'' <small>INSTINCTU DIVINITATIS MENTIS MAGNITUDINE</small> ("per istinto [o impulso] della divinità e per grandezza della mente"). Quale divinità non viene specificato, anche se ''[[Sol Invictus]]''— il Sole Invincibile (identificabile anche con [[Apollo (divinità)|Apollo]] o [[Mitra (divinità)|Mitra]])— è iscritto sul conio costantiniano del periodo.
 
Nel suo ''Historia ecclesiae'' Eusebio riporta inoltre che, dopo la sua entrata vittoriosa a Roma, Costantino fece erigere una statua che lo raffigurava, "reggente il segno del Salvatore [la croce] nella sua mano destra." Non ci sono altri resoconti che confermino un così evidente monumento.
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