Differenze tra le versioni di "Ciclismo su pista"

In [[Italia]] la passione per il ciclismo su pista sbocciò verso la fine dell'[[XIX secolo|Ottocento]], grazie alle imprese dei fratelli Nuvolari e di [[Romolo Buni]], detto il ''piccolo diavolo nero'', celebre anche per la sua memorabile sfida con [[Buffalo Bill]]. Dal [[1900]] al [[1915]] il ciclismo su strada riuscì a divenire più popolare di quello su pista, a causa di un maggior interesse della stampa ed i pistard, in quegli anni si dovettero accontentare di ricevere grandi accoglienze solo negli [[Stati Uniti d'America|Stati Uniti]], in [[Germania]], in [[Paesi Bassi]], in [[Francia]] e in [[Danimarca]].<ref name="U"/> Tra le gare più seguite, si imposero il [[mezzofondo]] (a ruota di una motocicletta guidata dall'allenatore), la [[Velocità (ciclismo)|velocità]] ed il [[record dell'ora]], che attirò le attenzioni dei più importanti atleti e fu migliorato una ventina di volte durante il primo decennio del [[Novecento]]. Il periodo fra le due guerre espresse un numero elevato di fuoriclasse, a cominciare dal belga [[Jef Scherens]], vincitore di ben sei titoli consecutivi e capace di ritornare al successo anche dopo l'interruzione bellica.
 
Dagli [[anni sessanta]] in poi si sono messi in evidenza atleti di scuole differenti, basti citare l'italiano [[Antonio Maspes]], il francese [[Daniel Morelon]] e il giapponese [[Koichi Nakano]] nella velocità singola e tandem, la scuola sovietica, tedesca, italiana e francese nell'inseguimento.
 
Alcuni ciclisti su pista professionisti sono passati anche al professionismo su strada, a volte anche con successo: l'esempio tipico è quello di [[Bradley Wiggins]].
 
== Specialità ==
Utente anonimo