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Rassicurato dalla presenza di un imperatore italiano, dall'amicizia con Alberico e Teofilatto e dalla rete di alleanze che si era costruito, Giovanni poté governare la sede apostolica per un periodo insolitamente lungo in quegli anni (dal 915 al 925), dedicandosi al governo della città<ref>{{Cita|Gregorovius|p. 886}}{{Citazione|Finché durò la potenza di Berengario, e fino a tanto che Roma obbedì chetamente all'energico regime del papa che gli era amico, nessuna opportunità si offerse ad Alberico di condurre a compimento quei disegni ambiziosi che per certo coltivava nell'animo: anzi, per alcuni anni, fu egli sostenitore del pontefice in Roma.}}</ref>.
 
==== Governo della Chiesa e relazioni esterne ====
Passato il pericolo esterno, Giovanni si poté concentrare sul governo della Chiesa. Oltre ad intervenire in seno a diatribe sorte nella Chiesa franca<ref name=":1" />, il pontefice dovette intervenireprendere posizione anche nelle questioni matrimoniali dell'imperatore bizantino [[Leone VI il Saggio|Leone VI]] (886-912)<ref>Cfr. [[Leone VI di Bisanzio]]</ref>: questiil quale, pur di avere un erede maschio, si sposòera sposato per la quarta volta, contraendo un matrimonio considerato alla stregua di concubinaggio da parte del clero bizantino. Entrato dunque in litecontrasto con il patriarca [[Nicola il Mistico]], Leone VI lo depose ma, dopo la morte dell'imperatore (912), Nicola entrò a far parte del [[consiglio di reggenza]] in nome di [[Costantino VII Porfirogenito]]. Questi era, il figlio avuto dalda quel quarto matrimonio e. Nicola, per salvare l'unità dell'Impero e mantenere la concordia tracon la Chiesa e impero bizantinibizantina, giunse ad una formula di compromesso:, condannareche condannava, come principio generale, il quarto matrimonio, ma convalidareconvalidava perin via eccezionale quello di Leone VI. Pertanto,che ilaveva consentito di dare un erede al trono. Il Patriarca scrisse dunque tra il 920 e il 921<ref name=":1" /> una lettera a Giovanni X, inchiedendogli cuiun gliparere siin chiedeva parere.merito; Non si conosce la risposta del papa<ref name=":1" /> (in Occidente, comunque, si era più tolleranti che in Oriente riguardo alla tetragamia), mache siperò sanon chedovette iessere rapportinegativa trase Romaè evero Costantinopoli ripreseroche dopo loquello scambio epistolare ripresero buoni rapporti tra Roma e Costantinopoli<ref name=":1" />.
 
Nel massimo periodo di maggior potenza dipolitica, Giovanni, quest'ultimo si adoperò per rafforzare la propria posizione nei territori dell'ex impero carolingio, presiedendo sinodi tramite legati, oppure intrattenendo relazioni con i vescovi d'oltralpe. Ne sono esempio le lettere che inviò ai [[Arcidiocesi di Rouen|vescovi di Rouen]] e di [[Arcidiocesi di Reims|Reims]] sul modo di trattare i [[normanniNormanni]] convertiti al cristianesimo, enonché la presidenza delassunta nel sinodo di [[Hohenaltheim]] sulla riforma dei costumi ecclesiastici<ref>{{Cita|Kelly|p. 212}}</ref>.
 
In questiNegli anni di tranquillità, seguiti alla sconfitta dei [[Saraceni]] Giovanni X poté tra l'altro procedere allaal completamento della ricostruzione della [[Basilica di San Giovanni in Laterano|Basilica del Laterano]], (in parte distrutta da un terremoto seguitoverificatosi allonegli scandaloultimi anni del [[sinodosecolo delprecedente cadavere]])e non ancora interamente restaurata, e al potenziamento della ''schola cantorum''<ref>{{Cita|Kelly|p. 213}}</ref>.
 
 
 
 
 
 
In questi anni di tranquillità, Giovanni X poté procedere alla ricostruzione della [[Basilica del Laterano]] (in parte distrutta da un terremoto seguito allo scandalo del [[sinodo del cadavere]]) e al potenziamento della ''schola cantorum''<ref>{{Cita|Kelly|p. 213}}</ref>.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
=== Governo della Chiesa ===
==== Relazioni con l'imperatore bizantino ====
Passato il pericolo esterno, Giovanni si poté concentrare sul governo della Chiesa. Oltre ad intervenire in seno a diatribe sorte nella Chiesa franca<ref name=":1" />, il pontefice dovette intervenire nelle questioni matrimoniali dell'imperatore bizantino [[Leone VI il Saggio|Leone VI]] (886-912)<ref>Cfr. [[Leone VI di Bisanzio]]</ref>: questi, pur di avere un erede maschio, si sposò per la quarta volta, matrimonio considerato alla stregua di concubinaggio da parte del clero bizantino. Entrato in lite con il patriarca [[Nicola il Mistico]], Leone VI lo depose ma, dopo la morte dell'imperatore (912), Nicola entrò a far parte del [[consiglio di reggenza]] in nome di [[Costantino VII Porfirogenito]]. Questi era il figlio avuto dal quarto matrimonio e Nicola, per salvare l'unità dell'Impero e mantenere la concordia tra Chiesa e impero bizantini, giunse ad una formula di compromesso: condannare il quarto matrimonio, ma convalidare per via eccezionale quello di Leone VI. Pertanto, il Patriarca scrisse tra il 920 e il 921<ref name=":1" /> una lettera a Giovanni X, in cui gli si chiedeva parere. Non si conosce la risposta del papa<ref name=":1" /> (in Occidente, comunque, si era più tolleranti che in Oriente riguardo alla tetragamia), ma si sa che i rapporti tra Roma e Costantinopoli ripresero dopo lo scambio epistolare<ref name=":1" />.
 
==== Rapporti con le Chiese nazionali ====
Nel massimo periodo di potenza di Giovanni, quest'ultimo si adoperò per rafforzare la propria posizione nei territori dell'ex impero carolingio, presiedendo sinodi tramite legati, oppure intrattenendo relazioni con i vescovi d'oltralpe. Ne sono esempio le lettere che inviò ai [[Arcidiocesi di Rouen|vescovi di Rouen]] e di [[Arcidiocesi di Reims|Reims]] sul modo di trattare i [[normanni]] convertiti al cristianesimo, e la presidenza del sinodo di [[Hohenaltheim]] sulla riforma dei costumi ecclesiastici<ref>{{Cita|Kelly|p. 212}}</ref>.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
La storiografia del XX secolo esclude invece il ruolo di Alberico: sia Girolamo Arnaldi che Claudia Gnocchi, biografi rispettivamente di Alberico e di Giovanni X, negano infatti il suo ruolo nella congiura contro il papa. Il primo ricorda, infatti, che non c'è alcun documento che attesti la data di morte del duca spoletino, anzi, precisa l'Arnaldi che:
{{Citazione|Non sappiamo quando A. sia morto; il suo nome compare per l'ultima volta in un documento databile 917|{{Cita|Arnaldi 1 - Liber largitorius, doc. 74}}}}
La Gnocchi, ancor più esplicitamente, ricorda come Marozia fosse vedova di Alberico nel 925, e che a quell'epoca aveva già contratto matrimonio con [[Guido di Toscana]] al fine di poter avere una forza militare capace di abbattere il potere di Giovanni X su Roma<ref name=":8" />:
{{Citazione|Intanto a Roma erano scomparsi i vecchi alleati di G., Teofilatto e Alberico [...] Marozia, figlia di Teofilatto e vedova di Alberico, sposò tra il 925 e il 927 Guido di Toscana.|{{Cita|Gnocchi}}}}
 
=== L'arresto, la detenzione e la morte ===
[[File:Marozia.pdf|thumb|Marozia, disegno tratto da Franco Cesati, ''I Misteri del Vaticano o la Roma dei Papi'', vol.1, 1861]]
==== Fine del pontificato e morte ====
ComunqueQuando siafurono venute a mancare tutte le principali amicizie e alleanze che la politica di Giovanni aveva faticosamente costruito, la debolezza politica in cui il papa versava Giovanni X erasi evidenziò nettanettamente: senza il supporto militare di qualche potente, il controllo su Roma non era più sicuro. Pertanto,Per Giovannicorrere pensòai diripari nominareaffidandosi ad una persona fidata, Giovanni nominò il fratello Pietro quale [[Console romano|console]] e nuovo duca di Spoleto<ref name=":1" />, mentre dall'altrasul fronte parteesterno cercò di trovare un accordo con il nuovo re d'Italia [[Ugo di Provenza]], fratello di Guido. Ugo, che era stato elettoscelto dai principi elettori a [[Pavia]] nel luglio del 926 senza chiedere l'assenso papale<ref name=":8" />, era l'unica speranza effettiva pera cui Giovanni Xpoteva nelricorrere per contrastare il potere di [[Marozia]], che aveva assunto in Roma quel ruolo di guida politica che era stato della madre Teodora e del padre Teofilatto. Pertanto nel [[926]], dopo l'elezione di Pavia, il pontefice inviò a [[Pisa]] dei [[legati pontifici|legati]] i quali, in nome di Giovanni, attestarono il riconoscimento dell'elezione<ref name=":1" />. Re e Papapapa s'incontrarono poi personalmente a [[Mantova]]<ref name=":10" />, per discutere sulladella situazione politica italiana e alladella più che possibile incoronazione di Ugo di Provenza quale nuovo imperatore<ref>{{Cita|Liutprando|p. 842, par. 17}}:
 
{{Citazione|Poco dopo [Ugo] si diresse a Mantova, dove papa Giovanni, venendogli incontro, stipulò con lui un'alleanza.|3 = Post paululum Mantuam abiit, ubi et Johannes papa ei occurrens, foedus cum eo percussit.|lingua = La|lingua2 = Ita}}
</ref><ref name=":11">{{Cita|Sestan-Bosisio|p. 209}}</ref>.
 
Ma Marozia e Guido si premunirono da un colpo di mano di Giovanni: nell'estate del 927, approfittando del fatto che Pietroil papa e papasuo Giovannifratello Pietro erano al seguito di Ugo, chiusero le porte di Roma in faccia al papapontefice e al Re d'Italia<ref name=":11" />. Questiil quale, davanti ain questa situazione, preferì ritornarsenenon intervenire e ritornare a Pavia, lasciando soli i due fratelli solsoli<ref name=":11" />i. PassòNel pocodicembre tempo,dello primastesso che 927 Marzoia e Guido passarono alalla secondofase attosuccessiva del loro piano: l'invasione, neloccupando dicembre sempre del 927, delil [[Palazzo del Laterano]]<ref name=":1">{{Cita|Gnocchi}}</ref>. Pietro, privo didelle forze militari necessarie, si rifugiò a [[Orte]], dondedove chiamò in aiuto gli Ungari<ref name=":1" />. RientratoL'iniziativa però gli costò cara in quanto, rientrato a Roma, però,nel Pietromaggio [[928]], fu ucciso dal popolo e dall'aristocrazia romana sotto gli occhi del fratello (maggio 928)<ref name=":8" />: i primiRomani perché legatispinti adal legame con Marozia, igli secondialtri perché irritati dall'arrivo di quelle famigerate orde barbariche così famigerate<ref>{{Cita|Gregorovius|p. 890}}</ref>. Giovanni, a questo punto, rimase senza più alleati: anche Ugo re d'Italia, infatti, preferì vedererimanere a guardare l'evolversievolvere degli eventi, senza agire. Passarono pochi mesi e, nelNel maggio 928, Giovanni X fu arrestato per ordine di Marozia, fu quindivenne deposto e infine rinchiuso in carcere in [[Castel Sant'Angelo]]., Morìdove in carcere un anno dopo,morì tra maggio e luglio del [[929]]<ref name=":9" />, quando già si erano succeduti due papi al suo posto: [[Papa Leone VI|Leone VI]] (maggio 928) e [[Papa Stefano VII|Stefano VII]] (dicembre 928).
 
== La morte di Giovanni X nella storiografia ==
Non si conosce esattamente la data della morte di Giovanni X. Marozia e Guido di Toscana, quasi sicuramente, lo eliminarono in un arco di tempo che va dal maggio del 928 e i primi mesi del [[929]]<ref name=":8" />. Sulle cause della sua morte, sono state proposte varie ipotesi: nelle ''Memorie storiche intorno alla terra di Tossignano'' è scritto che Giovanni fu soffocato con un guanciale dallo stesso Guido<ref name=":8" /><ref>{{Cita|Benacci|p. 160}}</ref>, mentre Gregorovius (basandosi su [[Liutprando di Cremona|Liutprando]]) ritiene che il deposto pontefice fosse morto per [[inedia]] o per [[strangolamento]]<ref>{{Cita|Gregorovius|p. 890}}</ref>.
 
La storiografia del XX secolo esclude invecein queste vicende il ruolo di Alberico: sia Girolamo Arnaldi che Claudia Gnocchi, biografi rispettivamente di Alberico e di Giovanni X, negano infatti il suo ruolo nella congiura contro il papa. Il primo ricorda, infatti, che non c'è alcun documento che attesti la data di morte del duca spoletino, anzi, precisa l'Arnaldi che:
{{Citazione|Non sappiamo quando A. sia morto; il suo nome compare per l'ultima volta in un documento databile 917|{{Cita|Arnaldi 1 - Liber largitorius, doc. 74}}}}
La Gnocchi, ancor più esplicitamente, ricordaprecisa come Marozia fosse vedova di Alberico già nel 925, e che anzi a quell'epoca aveva già contratto matrimonio con [[Guido di Toscana]] al fine di poter avere una forza militare capace di abbattere il potere di Giovanni X su Roma<ref name=":8" />:
{{Citazione|Intanto a Roma erano scomparsi i vecchi alleati di G., Teofilatto e Alberico [...] Marozia, figlia di Teofilatto e vedova di Alberico, sposò tra il 925 e il 927 Guido di Toscana.|{{Cita|Gnocchi}}}}
 
== Note ==
 
== Bibliografia ==
 
;Antica
* {{Cita libro|autore=[[Liutprando da Cremona]]|titolo=Historia Gestorum Regum Et Imperatorum Sive Antapodosis|url=http://www.documentacatholicaomnia.eu/04z/z_0922-0972__Liutprandus_Cremonensis_Episcopus__Historia_Gestorum_Regum_Et_Imperatorum_Sive_Antapodosis__MLT.pdf.html|curatore=Migne|lingua=La|cid=Liutprando|opera = Patrologia Latina}},
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