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==== Difesa dell'Italia e della cristianità dai Saraceni ====
{{Vedi anche|Battaglia del Garigliano (915)}}
Se fino alla morte di Berengario la situazione all'interno del ''[[Regnum Italiae]]'' poteva dirsi sotto controllo, non era così al di là dei suoi confini. L'[[Europa orientale]] era devastata dalle incursioni degli [[Magiari|Ungari]], mentre il [[Europa settentrionale|Nord]] era dilaniato dalle scorrerie dei [[Vichinghi]]. Tuttavia il pericolo maggiore per la [[Penisola italiana]] era costituito dai [[Saraceni]], che con i loro continui assalti alle coste erano progressivamente penetrati anche nell'interno, giungendo già nell'846, sotto il pontificato di [[Papa Sergio II|Sergio II]], a saccheggiare le Basiliche di San Pietro e [[Basilica di San Paolo fuori le mura|San Paolo fuori le mura]]<ref>{{Cita|Bihlmeyer - Tuechle|p. 51}}</ref>. Già [[papa Giovanni VIII]] (872-882) aveva cercato di eliminare alla radice il problema, ma la scarsa collaborazione dei governanti dell'Italia meridionale, più interessati ada intrattenere rapporti commerciali con i [[Saraceni]] che a eliminare il timore di loro scorribande, aveva mandato a monte il progetto del pontefice<ref>{{Cita|Rendina|p. 292}}</ref>. Solo all'epoca di [[papa Stefano V]] (885-891) [[Guido da Spoleto]] aveva inflitto loro una pesante (ma non definitiva) sconfitta nei pressi del [[Garigliano|fiume Garigliano]]<ref>{{Cita|Di Carpegna Falconieri}}</ref>, al confine tra Lazio e Campania, dove intorno all'880 i Saraceni avevano fondato una colonia, vero e proprio avamposto militare da cui facevano partire gli assalti contro le città italiane<ref name=":4">{{Cita web|autore = Giuseppe Cossutto|url = http://www.italiamedievale.org/sito_acim/contributi/arabi_lazio.html|titolo = Gli arabi nel Lazio nei secoli nono e decimo|accesso = 8/1/2015|editore = Associazione Culturale Italia Medievale|data = }}</ref>:
{{Citazione|Infatti avevano fondato una colonia fortificata sul monte Garigliano, ove custodivano abbastanza al sicuro le mogli, i bambini prigionieri e ogni suppellettile.|{{Cita|Liutprando|p. 826, cap. 44}}|In monte quippe Gareliano munitionem constituerant, in quo uxores, parvulos captivos, omnemque suppellectilem satis tuto servabant|lingua = Latino|lingua2 = Italiano}}
 
Per concentrare il nemico in un'unica posizione la Lega cristiana attaccò gli insediamenti saraceni in [[Sabina]] e in [[Campania]], costringendoli a confluire lungo le rive del [[Garigliano]], dove nel giugno del 915 furono sconfitti definitivamente in una [[Battaglia del Garigliano (915)|violenta battaglia]] dalla coalizione guidata da Alberico e dallo stesso Giovanni X<ref name=":6">{{Cita|Gregorovius|p. 884}}</ref>. La Lega cristiana ottenne una vittoria talmente netta<ref>{{Cita libro|autore = Liutprando da Cremona|titolo = Antapodosis|anno = |editore = |città = |posizione = Libro II|capitolo = 54}}</ref> da scongiurare definitivamente nuove mire dei musulmani sulla Penisola<ref name=":4" />. Gregorovius narra, in toni enfatici, l'impresa del pontefice e il suo ritorno a Roma:
{{Citazione|Adorno di gloriosa onoranza, per questa vittoria ottenuta sugli Africani [i Saraceni], Giovanni X tornò a Roma, pari a trionfatore reduce da una guerra punica. I cronisti tacciono di feste che celebrasse la Città in segno di gratitudine e di letizia [...] ma noi possiamo credere che egli entrasse a cavallo da una delle porte che guarda a mezzodì, tenendosi al fianco Alberico margravio...lo avranno accolto le acclamazioni del popolo, il quale plaudiva a lui [al Papa], capitano diplomatico della guerra, e ad Alberico rendeva venerazione come ad uno Scipione novello.|{{Cita|Gregorovius|p. 886}}}}
Rassicurato dalla presenza di un imperatore italiano, dall'amicizia con Alberico e Teofilatto e dalla rete di alleanze che si era costruito, Giovanni poté governare la sede apostolica per un periodo insolitamente lungo in quegli anni (dal 915 al 925), dedicandosi al governo della città<ref>{{Cita|Gregorovius|p. 886}}{{Citazione|Finché durò la potenza di Berengario, e fino a tanto che Roma obbedì chetamente all'energico regime del papa che gli era amico, nessuna opportunità si offerse ad Alberico di condurre a compimento quei disegni ambiziosi che per certo coltivava nell'animo: anzi, per alcuni anni, fu egli sostenitore del pontefice in Roma.}}</ref>.
 
==== Governo della Chiesa e relazioni esterne ====
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