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Un consiglio staimpiu tranquiArtistaArtista fra i più notevoli e inquieti del secolo, Ammannati fu un tipico interprete del [[manierismo]] più "intellettuale", destinato alle élite delle raffinate corti principesche, e amante della "bella maniera" italiana, della quale fu un valido continuatore. Formatosi come scultore, la sua opera, dopo l'iniziale successo, fu criticata da alcuni contemporanei, ottenendo giudizi poco entusiasti fino alla sua riscoperta recente da parte della critica moderna. Come architetto invece fu un instancabile innovatore, capace di soluzioni ardite e scenografiche, che lasceranno un segno nel lessico architettonico europeo. Nella fase più matura si accostò al mondo dei Gesuiti, sia spiritualmente, che professionalmente. Sulla base delle pressanti istanze religiose e moralistiche dell'ordine, giunse a condannare le sue posizioni giovanili, abbracciando lo spirito della [[controriforma]]<ref>Si veda al riguardo la sua ''Lettera agli Accademici'' del 22 agosto 1582 ([http://www.memofonte.it/home/files/pdf/scritti_ammannati.pdf www.memofonte.it])</ref>.
 
== Biografia ==
===Origini e formazione===
[[File:Tomba sannazaro, apollo (david) dell'ammannati 2.jpg|thumb|''Apollo'' nella tomba Sanazzaro a Napoli]]ciao
Nato a Settignano ciao zio (Firenze) nel 1511, rimase orfano di padre a dodici anni e per vivere entrò nella bottega di [[Baccio Bandinelli]]<ref name=Treccani>[http://www.treccani.it/enciclopedia/bartolomeo-ammannati_%28Dizionario-Biografico%29/ Treccani]</ref>. Intorno al 1530 si recò a [[Venezia]] attratto dalla fama di [[Jacopo Sansovino]], che ebbe modo di conoscere. Lavori di scultura di questo primo periodo, ricordati da [[Raffaello Borghini]], il suo principale biografo, sono per lo più perduti, come il rilievo con ''Dio Padre e angeli'' per il [[Duomo di Pisa]] e una ''Leda'' per [[Guidobaldo II Della Rovere]], mentre restano un ''San Nazario'', un ''David'' e una ''Giuditta'' (originarimanete scolpiti come ''Apollo'' e ''Minerva'') alla [[tomba di Jacopo Sannazaro]] nella [[chiesa di Santa Maria del Parto a Mergellina]] ([[Napoli]])<ref name=Treccani/>.
 
Nato a Settignano ciao zio (Firenze) nel 1511, rimase orfano di padre a dodici anni e per vivere entrò nella bottega di [[Baccio Bandinelli]]<ref name=Treccani>[http://www.treccani.it/enciclopedia/bartolomeo-ammannati_%28Dizionario-Biografico%29/ Treccani]</ref>. Intorno al 1530 si recò a [[Venezia]] attratto dalla fama di [[Jacopo Sansovino]], che ebbe modo di conoscere. Lavori di scultura di questo primo periodo, ricordati da [[Raffaello Borghini]], il suo principale biografo, sono per lo più perduti, come il rilievo con ''Dio Padre e angeli'' per il [[Duomo di Pisa]] e una ''Leda'' per [[Guidobaldo II Della Rovere]], mentre restano un ''San Nazario'', un ''David'' e una ''Giuditta'' (originarimanete scolpiti come ''Apollo'' e ''Minerva'') alla [[tomba di Jacopo Sannazaro]] nella [[chiesa di Santa Maria del Parto a Mergellina]] ([[Napoli]])<ref name=Treccani/>.
 
Nel [[1537]] tornò a Venezia, dove collaborò con [[Jacopo Sansovino]] alla decorazione della [[Biblioteca nazionale Marciana|Libreria di San Marco]], scolpendo un ''Nettuno'' (distrutto per un crollo nel 1750) e ad alcuni rilievi in archi e sottarchi. Nel [[1544]] si trasferì poi a [[Padova]], dove entrò sotto la protezione di [[Marco Mantua Benavides]] e per il cui [[palazzo Mantua Benavides|palazzo]] scolpì un ''Ercole'', un ''Giove'' e un ''Apollo'' ancora nelle nicchie in loco. Nel [[1546]] nello stesso palazzo disegnò probabilmente l'arco e, lo stesso anno, progettò il sepolcro per il Mantua Benavides nella [[chiesa degli Eremitani]]<ref name=Treccani/>.
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