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[[Arciprete]] di [[Basilica di Santa Prassede|Santa Prassede]], Laurenzio venne eletto [[papa]] il 22 novembre [[498]] nella [[Basilica di Santa Maria Maggiore]], in contrapposizione a [[papa Simmaco|Simmaco]], eletto il medesimo giorno nella [[Basilica di San Giovanni in Laterano|Basilica Laterana]]. Laurenzio doveva la sua elezione ad una fazione dissidente, costituita da una minoranza del clero ma dalla maggioranza di aristocrazia e Senato, a capo della quale vi era il senatore [[Rufio Postumio Festo (console 472)|Rufio Postumio Festo]],<ref name=kelly>John N.D. Kelly, ''Gran Dizionario Illustrato dei Papi'', pp. 148-149</ref> e simpatie [[Impero Bizantino|bizantine]]; Laurenzio era, in effetti, sostenuto dall'imperatore [[Anastasio I Dicoro|Anastasio]]. I sostenitori di Laurenzio, speravano che riconoscesse l<nowiki>'</nowiki>''Henotikon'', l'editto del [[482]] dell'imperatore [[Zenone (imperatore)|Zenone]], in modo da ricomporre la frattura [[Monofisismo|monofisita]], nonostante le decisioni del [[Concilio di Calcedonia]].
 
La maggioranza del clero, contraria ad Anastasio I, si era invece espressa a favore della nomina di Simmaco, dando così inizio ad uno [[scisma]] che durò per quattro anni. Inizialmente il [[re barbari di Roma|re goto]] [[Teodorico il Grande]], cui si erano appellate entrambe le fazioni, preoccupate per i gravi tumulti causati dallo scisma,<ref name=kelly/> decise di appoggiare Simmaco. Il 1º marzo [[499]] Simmaco, dopo aver destinato Laurenzio alla [[Diocesi di Nocera Inferiore-Sarno|diocesi di Nocera]], convocò un [[sinodo]] romano in cui, con il decreto ''Consilium dilectionis vestrae'', fu stabilito che, in caso di candidati in contrasto tra loro per l'elezione a [[vescovo]] di Roma, si sarebbe dovuti giungere ad un accordo prima che avvenisse qualsiasi consacrazione. Inoltre fu data al papa la facoltà di scelta del suo successore e, in difetto di questa indicazione, la designazione del papa doveva aver luogo con la maggioranza dei voti del clero. Il sinodo stabilì anche che ogni ecclesiastico che cercava di ottenere voti per un successore al papato mentre il papa era ancora in vita, o che riuniva conferenze o teneva consultazioni per quello scopo, doveva essere deposto.<ref>Ambrogio M. Piazzoni, ''Storia delle elezioni pontificie'', p. 52</ref> Lorenzo stesso, che aveva partecipato al sinodo, ne sottoscrisse le decisioni.<ref>Claudio Rendina, ''I papi'', p. 128</ref> Lo "Scisma Laurenziano", tuttavia ancora non si era concluso. La fazione capeggiata dal senatore Festo fece pervenire a Teodorico una serie di accuse contro Simmaco, chiedendo la convocazione di un Concilio per giudicarlo. Il concilio venne convocato a [[Rimini]], ove Simmaco si recò ma, spaventato dalle accuse di immoralità (illecite relazioni con donne) e dilapidazione di beni ecclesiastici, rientrò precipitosamente a Roma rifugiandosi in San Pietro<ref>Claudio Rendina, ''I papi'', p. 129</ref> (allora fuori delle mura della città). Nel [[501]] Teodorico convocò in Roma un concilio, nominando un reggente nella persona d Altino, vescovo di Venezia. Questi si schierò dalla parte della fazione avversa a Simmaco, ordinando la confisca dei suoi beni ed il rientro a Roma di Laurenzio. I tentativi di Simmaco di difendersi in concilio andarono falliti, poiché mentre si recava nel luogo ove si tenevano le sedute, fu aggredito da schierani della fazione del senatore Festo, ed alcuni dei suoi accompagnatori uccisi, scampando egli stesso alla morte per poco. Decise quindi di non partecipare più, asserragliandosi in San Pietro.<ref name=rendina130>Claudio Rendina, ''I papi'', p. 130</ref> Roma rimase quindi in balia della fazione di Festo, con Laurenzio in veste di papa. Tuttavia una decisa presa di posizione di numerosi vescovi a favore di Simmaco e l'intervento del diacono [[Antipapa Dioscuro|Dioscuro di Alessandria]]<ref>[[Antipapa Dioscuro|Dioscuro]] diverrà successivamente lui stesso [[antipapa]] nel settembre del [[530]], alla morte di [[papa Felice IV]].</ref> presso Teodorico, convinsero quest'ultimo a riabilitare nel [[505]] Simmaco ed a disporre per la restituzione a lui delle chiese di Roma e l'ordine di allontanamento dalla città di Laurenzio.<ref name=rendina130/>
 
Il concilio venne convocato a [[Rimini]], ove Simmaco si recò ma, spaventato dalle accuse di immoralità (illecite relazioni con donne) e dilapidazione di beni ecclesiastici, rientrò precipitosamente a Roma rifugiandosi in San Pietro<ref>Claudio Rendina, ''I papi'', p. 129</ref> (allora fuori delle mura della città). Nel [[501]] Teodorico convocò in Roma un concilio, nominando un reggente nella persona d Altino, vescovo di Venezia. Questi si schierò dalla parte della fazione avversa a Simmaco, ordinando la confisca dei suoi beni ed il rientro a Roma di Laurenzio. I tentativi di Simmaco di difendersi in concilio andarono falliti, poiché mentre si recava nel luogo ove si tenevano le sedute, fu aggredito da schierani della fazione del senatore Festo, ed alcuni dei suoi accompagnatori uccisi, scampando egli stesso alla morte per poco. Decise quindi di non partecipare più, asserragliandosi in San Pietro.<ref name=rendina130>Claudio Rendina, ''I papi'', p. 130</ref> Roma rimase quindi in balia della fazione di Festo, con Laurenzio in veste di papa. Tuttavia una decisa presa di posizione di numerosi vescovi a favore di Simmaco e l'intervento del diacono [[Antipapa Dioscuro|Dioscuro di Alessandria]]<ref>[[Antipapa Dioscuro|Dioscuro]] diverrà successivamente lui stesso [[antipapa]] nel settembre del [[530]], alla morte di [[papa Felice IV]].</ref> presso Teodorico, convinsero quest'ultimo a riabilitare nel [[505]] Simmaco ed a disporre per la restituzione a lui delle chiese di Roma e l'ordine di allontanamento dalla città di Laurenzio.<ref name=rendina130/>
 
Laurenzio, supportato da un certo numero di senatori, attese fino al 506 quando, resosi ormai conto dell'aperta ostilità di Teodorico, si ritirò nelle proprietà di Festo vivendo in rigorosa ascesi fino alla sua morte.
 
== Note ==
<references/>
Utente anonimo