Differenze tra le versioni di "Benjamin Constant"

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Questa doveva durare solo cento giorni, prima che Napoleone venisse sconfitto, ma il lavoro di Constant fu nondimeno utile a riconciliare la monarchia con la libertà. In effetti, la Costituzione Francese del [[1830]] potrebbe essere considerata una traduzione in pratica delle idee di Constant: una monarchia ereditaria convivente con una Camera dei deputati eletta e una Camera dei Pari senatoriale, con il potere esecutivo attribuito a ministri responsabili. Così, sebbene spesso ignorato in Francia a causa delle sue simpatie anglosassoni, Constant diede un contributo profondo (anche se indiretto) alla tradizione costituzionale francese.
 
L'importanza delle opere di Constant riguardo alla libertà degli antichi ha quasi oscurato il resto del suo pensiero. Constant non era, ad ogni modo, un sostenitore di un [[libertarismo]] radicale. I suoi molteplici lavori letterari e culturali (tra i quali i più importanti sono la novella ''[[Adolphe (romanzo)|Adolphe]]'' e le dettagliate storie della religione) mettevano l'accento sull'importanza dello spirito di sacrificio e del calore delle emozioni umane come base per la convivenza umana. In questo modo, se da un lato riteneva la libertà individuale essenziale per lo sviluppo morale dell'individuo e sinonimo di modernità, dall'altro sentiva che l'egoismo e gli interessi personali non erano sufficienti a definire veramente la libertà individuale. L'autenticità delle emozioni e la compartecipazione dei sentimenti erano elementi critici. In questo, il suo pensiero morale e religioso era fortemente influenzato dagli scritti morali di [[Jean-Jacques Rousseau]] e dai pensatori tedeschi, come [[Immanuel Kant]], che lesse per documentarsi sulla storia della religione e con cui ebbe una celebre polemica in merito al "diritto di mentire".
Inoltre, Constant disegnò una nuova teoria di monarchia costituzionale, nella quale il Potere Reale era da intendersi come un potere neutro, protettivo, di equilibrio e di limitazione agli eccessi degli altri poteri attivi (l'esecutivo, il legislativo e il giudiziario). Questa era una innovazione rispetto alle teorie prevalenti nei paesi anglosassoni che, seguendo la saggezza tradizionale di [[William Blackstone]], il giurista inglese del XVIII secolo, aveva attribuito al Re il diritto di essere a capo del potere esecutivo. Nello schema di Constant, invece, il potere esecutivo era affidato a un Consiglio di Ministri (o Gabinetto) il quale, sebbene nominato dal Re, era in definitiva responsabile di fronte al Parlamento. Delineando questa chiara distinzione tra i poteri del Re (come Capo dello Stato) e i Ministri (cioè l'Esecutivo) Constant rispondeva alla situazione politica inglese da più di un secolo a quella parte: cioè che sono i Ministri, e non il Re, a essere responsabili, e quindi che il Re "regna ma non governa". Tutto ciò fu importante per gli sviluppi dei governi parlamentari in Francia come altrove. Va ricordato comunque che nello schema di Constant il Re non era visto come una entità senza poteri: ne avrebbe avuti diversi, tra cui quello di effettuare nomine tra i giudici, sciogliere le Camere e indire nuove elezioni, nominare i senatori e far decadere i ministri; ma non sarebbe stato in grado di governare, determinare le linee guida o dirigere l'amministrazione, poiché questo era compito dei rispettivi Ministri.
 
== La teoria costituzionale ==
Le sue teorie furono applicate alla lettera in [[Portogallo]] nel [[1822]] e in [[Brasile]] nel [[1824]], dove al Re o all'Imperatore erano esplicitamente attribuiti "poteri di moderazione" anziché il potere esecutivo. Altrove (per esempio nello [[Statuto albertino]] del Regno di Sardegna del [[1848]]) il potere esecutivo era nominalmente attribuito al Re ma era esercitabile nella pratica solo dai suoi ministri responsabili.
La teoria politica di Benjamin Constant è profondamente radicata nel contesto storico-politico in cui nasce e si evolve, è per questo influenzata dalle opzioni che l'hanno preceduta e che hanno mutato la riflessione filosofica e politica tra XVII e XIX secolo: il [[Leviatano (Hobbes)|Leviatano]] di [[Thomas Hobbes]], ovvero l'ingresso degli interessi individuali nel gioco istituzionale, pianificabile e prevedibile in senso meccanicistico fino all'ultimo particolare; l'ambiente anglosassone, il suo sistema “misto” basato sul confronto-scontro (''balance'') tra i poteri e i ceti, attraverso i diversi organi che che li rappresentano, senza una carta costituzionale che ne chiarisca i meccanismi istituzionali; infine, l'ambiente intellettuale francese a cavallo dei due secoli che fa della razionalità la caratteristica principale del sistema politico fondato sullo strumento costituzionale, utile a limitare, separare e regolamentare ogni singolo aspetto del potere <ref>{{Cita libro|autore=Mauro Barberis|titolo=Benjamin Constant. Rivoluzione, costituzione, progresso|anno=1988|editore=Il Mulino|città=Bologna|p=|pp=90-139|ISBN=}}</ref>
 
Nell'intreccio di queste correnti di pensiero, si pone la serie di eventi rivoluzionari che caratterizzano il passaggio tra i due secoli in tutto il continente europeo a partire dalla [[Rivoluzione francese|Rivoluzione Francese]]; in questo contesto così ricco di mutamenti si può definire il costituzionalismo in almeno due modi diversi: come la stesura delle diverse carte costituzionali utili al chiarimento di un nuovo assetto dei poteri (processo storico che caratterizzerà tutto il XIX secolo); in un senso invece più ampio si parla del “costituire” uno Stato realmente nuovo da parte della ''nation'', la società, il nuovo soggetto politico in formazione, salito alla ribalta alla fine XVIII secolo.
Un altro soggetto di interesse di Constant era un "nuovo tipo di federalismo", un serio tentativo di decentralizzare il governo francese tramite l'attribuzione di diversi poteri a consigli comunali eletti. Questa proposta fu infine recepita nel [[1831]], quando furono istituiti dei consigli comunali eletti (sebbene con una base elettorale ristretta).
 
La teorizzazione di Benjamin Constant, interrogandosi radicalmente sulla natura del potere, difende le conquiste politiche rivoluzionarie e allo stesso tempo riesce ad essere protagonista centrale nel periodo della restaurazione. La sua dottrina costituzionale si basa sulla divisione tra potere legislativo e potere esecutivo, divisione che riprende le facoltà individuali del volere (legislativo) e dell'agire (esecutivo); si articola poi in cinque funzioni (a partire dal 1814, data di pubblicazione delle “''Reflexions sur les constitutions''”): il ''pouvoir préservateur/neutre'' affidato al re; il potere esecutivo assegnato ai ministri; il ''pouvoir représentatif'', ovvero il potere legislativo affidato a due camere; il potere giudiziario; il ''pouvoir municipal'' legato alla dimensione locale, questa proposta fu infine recepita nel [[1831]], quando furono istituiti dei consigli comunali eletti (sebbene con una base elettorale ristretta).. <ref>{{Cita libro|autore=Mauro Barberis|titolo=Benjamin Constant. Rivoluzione, costituzione, progresso|anno=1988|editore=Il Mulino|città=Bologna|p=203|pp=|ISBN=}}</ref>
L'importanza delle opere di Constant riguardo alla libertà degli antichi ha quasi oscurato il resto del suo pensiero. Constant non era, ad ogni modo, un sostenitore di un [[libertarismo]] radicale. I suoi molteplici lavori letterari e culturali (tra i quali i più importanti sono la novella ''[[Adolphe (romanzo)|Adolphe]]'' e le dettagliate storie della religione) mettevano l'accento sull'importanza dello spirito di sacrificio e del calore delle emozioni umane come base per la convivenza umana. In questo modo, se da un lato riteneva la libertà individuale essenziale per lo sviluppo morale dell'individuo e sinonimo di modernità, dall'altro sentiva che l'egoismo e gli interessi personali non erano sufficienti a definire veramente la libertà individuale. L'autenticità delle emozioni e la compartecipazione dei sentimenti erano elementi critici. In questo, il suo pensiero morale e religioso era fortemente influenzato dagli scritti morali di [[Jean-Jacques Rousseau]] e dai pensatori tedeschi, come [[Immanuel Kant]], che lesse per documentarsi sulla storia della religione e con cui ebbe una celebre polemica in merito al "diritto di mentire".
 
Il monarca ha rapporti con tutti gli altri poteri: nomina i ministri (potere esecutivo), promulga o pone il veto sui provvedimenti legislativi, nomina parte dei giudici (potere giudiziario). Rispetto alla sua carica neutra e di garanzia rispetto all'assetto costituito, invece egli può destituire i ministri, sciogliere la camera elettiva, esercitare la grazia. Il potere legislativo è assegnato a due camere, una delle quali viene eletta con suffragio su base censitaria (da qui la definizione di potere ''représentatif''), l'altra è organizzata su base ereditaria. L'assemblea ereditaria ha lo scopo di legare la nazione (la società) col trono, evitando il dispotismo del monarca e radicando la nobiltà all'interno del corpo sociale e del meccanismo costituzionale, con lo scopo di mantenere “il popolo nell'ordine” e vegliare sulla libertà, anche per questo questa camera viene definita da Constant come "corpo intermediario”<ref>{{Cita libro|autore=Benjamin Constant|titolo=Principi di politica|anno=2013|editore=Editori Riuniti|città=|p=|pp=pp. 95-96|ISBN=}}</ref>; essa non ha limite di estensione, per permetterne il rinnovamento ed evitare la nascita di una aristocrazia chiusa, eversiva per l'organizzazione istituzionale. Seguendo un disegno coerente che lega tutte le parti del corpo costituzionale, la camera elettiva viene progettata da Constant per radicare il meccanismo politico nell'opinione attraverso la rappresentanza. L'elezione diretta avviene seguendo tre passaggi: in ogni distretto tutti i cittadini aventi diritto (ovvero i proprietari) fissano una prima lista di cinquanta candidabili, scelgono poi una commissione composta da cento elementi che sceglierà i cinque candidati tra cui verrà nuovamente effettuata la scelta da tutti gli aventi diritto di voto<ref>{{Cita libro|autore=Benjamin Constant|titolo=Principi di politica|anno=2013|editore=Editori riuniti|città=|p=102|pp=|ISBN=}}</ref>. La camera elettiva è fondamentale nel disegno costituzionale perché permette un reale collegamento tra gli interessi particolari e l'interesse generale, incentivando ulteriormente la relazione tra le diverse classi sociali; essa è rinnovabile per intero a scadenze non eccessivamente ravvicinate, i suoi membri sono rieleggibili per un numero indefinito di tornate elettorali con il duplice scopo di ricompensarne il merito ed evitare disordini nella popolazione. Pur non essendo contrario ad una indennità modesta per i componenti eletti, Constant sostiene la gratuità delle funzioni rappresentative, proprio perché in un contesto in cui i non-proprietari non hanno diritti politici l'assenza di qualsiasi compenso per i rappresentanti diviene naturale. Per rendere allo stesso tempo appetibili le cariche rappresentative essere devono avere un ruolo fondamentale all'interno dello Stato.<ref>{{Cita libro|autore=Benjamin Constant|titolo=Principi di politica|anno=2013|editore=Editori Riuniti|città=|p=|pp=pp. 109-113|ISBN=}}</ref>
 
Il potere esecutivo viene esercitato dai ministri, responsabili rispetto alle camere e al sovrano; il giudiziario viene esercitato da giudici in parte nominati dal re, in parte estratti a sorte tra gli elettori; il potere ''municipal'' si esplica nella sfera locale ed è la cifra di una forte decentralizzazione amministrativa ma anche politica, elemento di novità portato dalla teorizzazione constantiana.
 
Il sistema così organizzato può essere definito come “ibrido” per almeno due ordini di motivi. Include aspetti di chiaro riferimento anglosassone, legati alla flessibilità lasciata al meccanismo politico rispetto alla materia non strettamente costituzionale, ovvero tutto ciò che va oltre l'attribuzione dei poteri e i diritti individuali, allo stesso tempo proprio nella formalizzazione di questi ultimi due aspetti, si ricollega alle influenze razionaliste francesi. In secondo luogo è il rapporto stesso tra i poteri a rendere tale sistema non riducibile ne ad una monarchia costituzionale (in cui i ministri dipendono unicamente dal re), ne ad un sistema parlamentare (in cui il potere esecutivo riceve fiducia unicamente dal parlamento); qui i ministri hanno piena autonomia rispetto agli altri poteri, e piena responsabilità individuale, con l'unica eventualità di essere destituibili dal sovrano in casi estremi di crisi istituzionale. Proprio da questo disegno complessivo si può trarre la definizione del sistema prospettato da Constant come “governo di gabinetto”, in cui la legittimità del monarca viene costituzionalizzata, ovvero limitata e formalizzata dalla carta costituzionale, e radicata nell'opinione attraverso il legame con gli altri attori istituzionali, creando un sistema complesso ma allo stesso tempo flessibile di pesi e contrappesi.<ref>{{Cita libro|autore=Mauro Barberis|titolo=Benjamin Constant. Rivoluzione, costituzione, progresso|anno=1988|editore=Il Mulino|città=Bologna|p=|pp=pp. 229-230|ISBN=}}</ref>
 
Le sue teorie furono applicate alla lettera in [[Portogallo]] nel [[1822]] e in [[Brasile]] nel [[1824]], dove al Re o all'Imperatore erano esplicitamente attribuiti "poteri di moderazione" anziché il potere esecutivo. Altrove (per esempio nello [[Statuto albertino]] del Regno di Sardegna del [[1848]]) il potere esecutivo era nominalmente attribuito al Re ma era esercitabile nella pratica solo dai suoi ministri responsabili.
 
== Opere ==
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