Demagogia: differenze tra le versioni

Nessun oggetto della modifica
Fu [[Platone]], nel "Politico" e nelle "Leggi", a dare un'ulteriore definizione di demagogia: questa è nient'altro che la [[forma di governo]] [[corruzione|corrotta]] che deriva dalla [[democrazia]], forma virtuosa del governo di molti. Detto ciò, e considerando che la sua preferenza andava ad una costituzione mista che comprendesse il meglio delle tre forme di governo virtuose (monarchia, aristocrazia e democrazia), Platone aggiunge che in caso di governo corrotto la forma migliore tra le tre possibili ([[tirannide]], [[oligarchia]] e [[demagogia]]) era proprio la demagogia, perché almeno veniva salvaguardata la libertà.
 
Successivamente, [[Aristotele]] approfondì ulteriormente la definizione: lo Stagirita, nella "Politica", afferma che la demagogia (bisogna però notare che Aristotele non usa questo termine, ma ricorre a "democrazia", capovolgendone quindi il significato rispetto a Platone) è la peggiore possibile tra le forme di governo, poiché mira a favorire in maniera indebita i poveri rispetto ai ricchi, incorrendo nell'errore di considerare tutti gli uomini uguali in tutto, mentre sono uguali solo per natura, per la quale non si può dedurre che è come un caso particolare come la democrazia. Esempi di demagogia:
* [[Alcibiade]], celebre generale ateniese, perseguì una politica di potere personale piuttosto che venire incontro ai bisogni del popolo. Durante la [[guerra del Peloponneso]] promosse il tentativo di conquista della [[Sicilia]] (che ebbe esito disastroso) facendo leva sulla vanità degli ateniesi e promettendo che sarebbe stata una facile vittoria. Condannato a morte, non esitò a schierarsi dalla parte dei nemici di Atene pur di salvarsi.
 
Utente anonimo