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apostrofo tipografico
Nel 1895 il [[Norddeutscher Lloyd]] di [[Brema]], una delle più importanti compagnie di navigazione tedesche, ordinò ai [[cantiere navale|cantieri]] [[Stettiner Maschinenbau AG Vulcan|AG Vulcan]] di [[Stettino]], [[Blohm + Voss|Blohm & Voss]] di [[Amburgo]] e Schichau di [[Danzica]] un gruppo di sei grossi piroscafi passeggeri da 10.000 tonnellate di stazza lorda, la classe «Barbarossa»: i sei transatlantici avrebbero avuto i nomi di ''Barbarossa'' (costruito ad Amburgo), ''Bremen'' (costruito a Danzica), ''Friedrich der Grosse'', ''Königin Luise'', ''König Albert'' e ''Prinzess Irene'' (tutti costruiti a Stettino)<ref name="piccione">Paolo Piccione, ''Genova, città dei transatlantici. Un secolo di navi passeggeri'', pp. 52-53-54-55</ref><ref name="mmi">[http://www.marina.difesa.it/storiacultura/storia/almanacco/Pagine/ospedale/palasciano_osp.aspx Almanacco storico navale]</ref>. Costruito nei cantieri di Stettino con numero di cantiere 242, il ''Konig Albert'', che stazzava 10.643 tsl e 6290 tsn<ref name="gazzuff"/>, in grado di raggiungere una velocità massima tra i 15 ed i 15,5 nodi, poteva trasportare in tutto 2175 [[passeggero|passeggeri]], 227 dei quali in prima classe, 119 in seconda (per altre fonti 261 in prima classe e 106 in seconda) e 1799 in terza<ref name="mmi"/>. La costruzione della nave costò 5.384.000 [[Marco tedesco|marchi]].
 
Tale gruppo di unità, costruite tra il 1896 ed il 1900, venne utilizzato principalmente sulle [[rotta navale|rotte]] [[Bremerhaven]]-[[Southampton]]-[[New York]] ed Amburgo-[[Yokohama]], e, in inverno, sulla rotta per l’l'[[Australia]]: con partenza da Bremerhaven e Southampton, le navi passavano il [[canale di Suez]] e facevano scalo ad [[Adelaide (Australia)|Adelaide]], [[Melbourne]] e [[Sydney]]<ref name="piccione"/>. [[File:König Albert, first class dining room.jpg|thumb|left|upright|La sala da pranzo di prima classe del ''König Albert''.]] Costruiti per la concorrenza alle compagnie inglesi, i piroscafi della classe Barbarossa erano le navi più grandi e veloci in servizio sulla linea dall’dall'[[Europa]] all’Australiaall'Australia<ref name="piccione"/>. Dal 1903 tali navi (eccetto il ''Bremen'') furono utilizzate stagionalmente anche sulla rotta [[Genova]]-New York, sfruttando il crescente impulso dell’dell'[[emigrazione italiana]]<ref name="piccione"/><ref>Nel 1904 partirono dall’Italiadall'Italia verso New York 118.058 emigranti, nel 1905 145.701. Il Norddeutscher Lloyd trasportò il 24 % di tali emigranti. Piccione, op. cit., pag. 53</ref>. Rispetto alle compagnie italiane (le cui navi erano peraltro di dimensioni inferiori), il Norddeutscher Lloyd offriva migliori alloggi per gli [[emigrante|emigranti]] e cabine più confortevoli per i passeggeri di classe<ref name="piccione"/>.
 
Il ''König Albert'', in particolare, lasciò Amburgo per il viaggio inaugurale, con attraversamento del canale di Suez ed arrivo a Yokohama, il 4 ottobre 1899 (altre fonti riferiscono il 24 giugno 1899<ref name="fp">[http://freepages.genealogy.rootsweb.ancestry.com/~rhio/K_Albert.htm SS Konig Albert]</ref>), e rimase su tale rotta per oltre tre anni<ref name="piccione"/><ref name="mmi"/>, effettuando otto [[viaggio|viaggi]]<ref name="fp"/>. Il 3 marzo 1903 il piroscafo venne trasferito alla rotta Brema-[[Cherbourg]]-New York, partendo per il primo ed unico<ref name="fp"/> viaggio su tale tratta il 14 marzo, ma già un mese dopo, il 16 aprile 1903 (per altre fonti dal 1905<ref name="mmi"/>), salpò da Genova per il primo viaggio sulla linea Genova-[[Napoli]]-New York<ref name="piccione"/><ref name="mmi"/><ref name="fp"/>. In un’occasioneun'occasione, nel novembre 1906, i passeggeri di classe protestarono per il sovraffollamento della nave di emigranti italiani<ref>[http://query.nytimes.com/mem/archive-free/pdf?res=F10B1EF73A5E12738DDDA80894D9415B868CF1D3 New York Times]</ref>. L'ultimo viaggio sulla linea Genova-Napoli-New York ebbe inizio l'11 giugno 1914<ref name="fp"/>.
 
=== La prima guerra mondiale e l’impiegol'impiego come nave ospedale ===
 
Nel 1914, con lo scoppio della [[prima guerra mondiale]], il ''König Albert'' si fece [[internamento militare|internare]] nel [[porto di Genova]], per evitare la cattura da parte di unità della [[Royal Navy]]<ref name="piccione"/><ref name="mmi"/>. [[File: SS König Albert luxury cabin.jpg|thumb|left|Una cabina di prima classe del piroscafo.]] Il 25 maggio 1915, in seguito all’entrataall'entrata in guerra dell’dell'[[Italia]], il piroscafo venne [[requisizione|requisito]] nel porto [[Liguria|ligure]] dal [[governo]] italiano, mantenendo tuttavia il proprio nome<ref name="piccione"/><ref name="mmi"/><ref name="fp"/><ref>secondo alcune fonti la nave sarebbe subito stata ribattezzata Ferdinando Palasciano e convertita in nave ospedale.</ref>. La nave venne iscritta con matricola 57 di registro provvisorio al [[Compartimento marittimo]] di Genova<ref name="gazzuff">[http://augusto.digitpa.gov.it/gazzette/index/download/id/1919110_PM Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italiad'Italia]</ref>.[[File:Pfo Konig Albert2.jpg|thumb|Un dipinto del ''König Albert'' del pittore statunitense John Henry Mohrmann.]]
 
Agli inizi del 1916, nell'ambito della vasta operazione per il salvataggio dell'esercito [[Regno di Serbia|serbo]] in ritirata attraverso i [[porto|porti]] dell'[[Albania]], la [[Regia Marina]] decise di dotarsi di tre ulteriori [[nave ospedale|navi ospedale]] (oltre alle cinque già in servizio), ed una delle unità scelte allo scopo fu il ''König Albert'', che divenne, con una capienza di 1000 posti [[letto]], la più grande e capiente nave ospedale italiana<ref name="naviospedale">Enrico Cernuschi, Maurizio Brescia, Erminio Bagnasco, ''Le navi ospedale italiane 1935-1945'', pp. 8-9-10</ref>. La trasformazione, eseguita in breve tempo, dotò la nave di [[farmacia|farmacie]], sale di medicazione ed altre attrezzature mediche tra le più moderne all'epoca disponibili<ref name="quatdic">[http://www.14-18.it/periodico/pag/15087 14-18]</ref>.
 
Le navi ospedale italiane erano impiegate principalmente nel trasporto di [[Wounded in action|feriti]] e malati tra le truppe italiane dal [[Fronte italiano (prima guerra mondiale)|Norditalia]] (provenienti dal [[fronte dell'Isonzo]] e delle [[Alpi]]) negli ospedali d'appoggio situati in [[Sicilia]] e [[Sardegna]], nel supporto sanitario ai contingenti del [[Regio Esercito]] dislocati in [[Libia]] ed in [[Albania]] e nel trasporto di feriti e malati [[British Army|britannici]] dai [[Dardanelli]] (ed in seguito da [[Salonicco]]) a [[Malta]] ed in [[Inghilterra]], solitamente a [[Southampton]] (nel corso di tali missioni le navi ospedale imbarcavano anche personale sanitario, sia maschile che femminile – queste ultime erano chiamate «''sisters''» –)<ref name="naviospedale"/>. Agli inizi del 1916 le navi ospedale, insieme a numerosi trasporti, presero parte alla vasta operazione per il salvataggio dell’esercitodell'esercito [[Regno di Serbia|serbo]] in ritirata, che venne imbarcato nei [[porto|porti]] dell’dell'[[Albania]] e trasportato in Italia<ref name="naviospedale"/>.
 
La ''König Albert'', una volta completata la trasformazione, venne subito inviata a [[Valona]] e [[Durazzo]], ove imbarcò un migliaio di feriti e malati<ref name="quatdic"/>. Il 29 (per altre fonti il 18) gennaio 1916 la nave, salpata in tarda [[sera]]ta dall’Albaniadall'Albania<ref name="quatdic"/>, fu fermata nel [[canale d'Otranto]], al largo di [[San Giovanni di Medua]]<ref>[http://www.agenziabozzo.it/navi_da_guerra/c-navi%20da%20guerra/C-1335_Sommergibile_SMU-11_KuK_Austria_Ungheria_entrata_in_porto_cartolina_1915.htm Agenziabozzo]</ref>, dal [[U-Boot|sommergibile austroungarico]] ''U 11'' (si trattava in realtà del sommergibile tedesco ''UB 15'', [[camuffamento|camuffato]] da unità austroungarica perché non vi era ancora formale stato di guerra tra [[Germania]] ed Italia, e che sino al giugno 1916 ebbe equipaggio tedesco) per una regolare ispezione<ref name="naviospedale"/>. L’UL'U-Boot intimò il fermo alla nave con due colpi di [[cannone]], poi si portò sottobordo, trasbordandovi un ufficiale ed un picchetto armato<ref name="quatdic"/>. [[File:RN Ferdinando Palasciano3.jpg|thumb|left|upright=1.4|La ''Ferdinando Palasciano'' dopo la conversione in nave ospedale.]] Il comandante della nave, capitano Bertolini, ed il direttore sanitario, colonnello medico Monaco, protestarono, spiegando la necessità di trasferire i feriti negli ospedali di terra per maggiori cure (in realtà il fermo per l’ispezionel'ispezione era tuttavia conforme alle leggi di guerra<ref name="naviospedale"/>), ma, in seguito alle loro proteste, furono trasferiti a bordo dell<nowiki>'</nowiki>''U 11''<ref name="quatdic"/>. Dopo aver imbarcato una scorta armata, la nave fu dirottata, a luci spente (al momento del fermo erano regolarmente accese, come prescritto per le navi ospedale<ref name="quatdic"/>), su [[Cattaro]], ove stazionò per tre giorni, venendo meticolosamente ispezionata dalle autorità austroungariche: durante tale visita non furono riscontrate irregolarità, ma venne trovato un [[soldato]] [[Boemia|boemo]] che aveva [[diserzione|disertato]] dall’dall'[[Imperial regio Esercito austro-ungarico|esercito austroungarico]], e che fu fatto sbarcare e trattenuto<ref name="naviospedale"/>. La ''König Albert'' venne lasciata ripartire, dopo il rilascio del comandante Bertolino e del direttore medico Monaco, e riprese il proprio viaggio, trasportando gli infermi in [[Corsica]] ed a [[Marsiglia]] e successivamente tornando in [[Adriatico]] per nuove missioni<ref name="quatdic"/>.
 
Benché in servizio già dall’iniziodall'inizio del 1916<ref name="naviospedale"/>, la nave fu formalmente requisita dalla [[Regia Marina]] solo il 25 agosto 1916, con la dichiarazione di guerra alla Germania, venendo ribattezzata ''Ferdinando Palasciano''<ref name="piccione"/><ref name="mmi"/>.
 
Nel corso del suo servizio come nave ospedale la ''Ferdinando Palasciano'' effettuò complessivamente 46 missioni, trasportando in tutto 37.314 tra feriti e malati (la seconda nave ospedale italiana per numero di infermi trasportati)<ref name="naviospedale"/>. Nel 1919 la nave venne derequisita, ed il 15 marzo dello stesso anno fu affidata (o ceduta<ref name="anmitaranto">[http://www.anmi.taranto.it/filatelia/italia/italia.htm ANMI Taranto]</ref><ref name="marinaiditalia">[http://www.marinaiditalia.com/public/uploads/2009_10_24.pdf Marinaiditalia]</ref>) al Servizio Navigazione delle [[Ferrovie dello Stato]]<ref name="piccione"/><ref>[http://www.naviearmatori.net/ita/foto-21551-4.html Naviearmatori]</ref>.[[File:RN Ferdinando Palasciano1.jpg|thumb|upright=1.4|La ''Ferdinando Palasciano'' sbarca feriti provenienti dal fronte balcanico su un [[treno ospedale]], in Sud Italia.]]
Nel 1919 la Commissione delle prede dichiarò legittima la cattura della ''König Albert'', il ricavato della cui vendita, come di quella di tutti gli altri mercantili tedeschi catturati, sarebbe andato a rifondere le indennità di requisizione del naviglio mercantile italiano perduto in guerra<ref name="gazzuff"/>.
 
Nel 1920 il ''Ferdinando Palasciano'' venne [[noleggio|noleggiato]] (per altre fonti venduto<ref name="mmi"/>) alla [[Navigazione Generale Italiana]], la principale compagnia di navigazione italiana, ed il 15 giugno 1920 il piroscafo partì per il primo viaggio sulla rotta Genova-Napoli-New York<ref name="piccione"/><ref name="mmi"/>. Dopo meno di un anno di servizio e sei traversate (ognuna inclusiva di andata e ritorno) compiute<ref name="mmi"/><ref name="fp"/>, il 13 aprile 1921 il ''Palasciano'' lasciò Genova per l’ultimol'ultimo viaggio su tale linea<ref name="piccione"/>, tornando poi alle Ferrovie dello Stato.
 
=== La Crociera Commerciale nell’Americanell'America Latina ===
 
Il 21 maggio 1923 (per altre fonti nel 1922<ref name="fp"/> o nel marzo 1923<ref name="anmitaranto"/><ref name="marinaiditalia"/>) la nave venne iscritta nei ruoli della Regia Marina come trasporto, venendo ribattezzata ''Italia''<ref name="mmi"/><ref name="naviospedale"/>. Nel 1924 l’Italial'Italia compì una [[crociera]] (della durata di otto mesi) in [[Sudamerica]] con a bordo l’Esposizionel'Esposizione Campionaria dell’industriadell'industria e dell’artigianatodell'artigianato italiani (Mostra Itinerante della Crociera Commerciale nell’Americanell'America Latina)<ref name="piccione"/>: l’incorporazionel'incorporazione nella Regia Marina era avvenuta appositamente per questo scopo<ref name="anmitaranto"/><ref name="marinaiditalia"/><ref name="marinaiditalia"/>.
 
La crociera era stata infatti proposta dalle [[corporazione|corporazioni]] degli industriali italiani ed appoggiata dal [[regime fascista]], che voleva mostrare i progressi dell’industriadell'industria italiana, nonché tentare un’espansioneun'espansione commerciale verso i mercati dell’dell'[[America centrale]] e meridionale, non ancora controllati, a differenza del resto del mondo, dalle nazioni anglosassoni (vi era invece una ostile presenza franco-tedesca)<ref name="anmitaranto"/><ref name="marinaiditalia"/>. Allo scopo era stato costituito il Comitato per la Crociera Commerciale nell’Americanell'America Latina, presieduto dal senatore Silvio Pellerano, patrocinato dal [[capo del governo]] [[Benito Mussolini]] ed appoggiato anche da [[Gabriele d'Annunzio]]<ref name="anmitaranto"/><ref name="marinaiditalia"/>. Tale comitato includeva rappresentanti del governo, della Marina, nonché dell’dell'[[industria]] e del [[commercio]] italiani, e provvide alla scelta dell’itinerariodell'itinerario, nonché dei prodotti e delle rappresentanze da imbarcare<ref name="anmitaranto"/><ref name="marinaiditalia"/>. Era stato deciso di noleggiare una nave, che, pur essendo disarmata (le uniche [[arma|armi]] presenti sarebbero state quelle del picchetto d’onored'onore), sarebbe stata armata con personale della Regia Marina e comandata da un [[capitano di vascello]]<ref name="anmitaranto"/><ref name="marinaiditalia"/>. La scelta era caduta sul ''Palasciano'': ribattezzato ''Italia'', il piroscafo era stato portato nell’nell'[[Arsenale Militare Marittimo della Spezia|Arsenale di La Spezia]] e sottoposto a lavori di rifacimento per adattarlo alla crociera in Sudamerica come nave esposizione<ref name="anmitaranto"/><ref name="marinaiditalia"/>. Al comando dell<nowiki>'</nowiki>''Italia'' era stato designato il capitano di vascello Carlo Grenet, affiancato dal parigrado Paolo Cattani come assistente, dal [[capitano di fregata]] Roberto Soldati come comandante in seconda, dal [[capitano di corvetta]] Francesco Quentin come comandante in terza<ref name="anmitaranto"/><ref name="marinaiditalia"/> e dal [[Maggiore]] Carlo Ferrari del [[Corpo Sanitario della Marina Militare]] come responsabile dei servizi medici di bordo.
 
[[File:Carlo Ferrari, maggiore.JPG|thumb| Il Maggiore Carlo Ferrari del Corpo sanitario militare marittimo in divisa di Gala, imbarcato sulla R.N. "Italia" durante la Crociera commerciale in America Latina. Carlo Ferrari era fratello di [[Pietro Ferrari (generale)]]. Sulla divisa di gala sono visibili la [[Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915-1918]], la Medaglia dell'[[Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro]] e la Medaglia dell'[[Ordine della Corona d'Italia]]]]
Venne anche emessa una [[Crociera Italiana 1924|serie straordinaria di francobolli, da utilizzarsi, da quanti fossero imbarcati, per spedire lettere e cartoline in Italia]]<ref name="anmitaranto"/><ref name="marinaiditalia"/>.
 
Durante i lavori di trasformazione, alcuni saloni del piroscafo vennero adattati allo stile italiano ed i locali furono adattati all’esposizioneall'esposizione dei prodotti, che sarebbero stati collocati in vetrine eleganti e solide. Vennero inoltre installati uffici bancari e postali, [[bar (pubblico esercizio)|bar]], [[ristorante|ristoranti]] e diverse segreterie. Nei locali che avrebbero ospitato la mostra vennero installati apparati per il continuo ricambio dell’ariadell'aria, ed i generatori di elettricità vennero potenziati. Il noto [[pittore]] [[Giulio Aristide Sartorio]] elaborò raffinate decorazioni che adornarono le scalinate di [[prua]] e di [[poppa]]. Le sale dell’esposizionedell'esposizione erano dedicate rispettivamente alla seta, alla lana, agli [[oreficeria|orafi]] e affini, ai cotoni, ai [[filato|filati]], alla [[seta artificiale]], ai prodotti chimici, ai profumi, ai medicinali, al libro. Fu realizzato un atrio principale, attorniato da direzione, uffici, bar ed ufficio cambio. Adiacenti a tale zona erano inoltre la sala dei marmi, la sala delle [[ceramica|ceramiche]] e affini, la sala dei [[ministero|ministeri]] e delle rappresentanze ufficiali, il patronato industrie femminili e piccole industrie operaie, la sala dell'[[arredamento]] della casa, delle [[industria bellica|industrie belliche]] e affini, dell’industriadell'industria della carta, la [[tipografia]], la sala degli [[strumento musicale|strumenti musicali]], dei [[vino|vini]], dei liquori, dei prodotti alimentari, delle industrie [[elettricità|elettriche]] e [[industria metalmeccanica|meccaniche]], delle [[macchina agricola|macchine per l'agricoltura]]. Vi era inoltre la sala delle [[automobile|automobili]], dei [[bicicletta|cicli]] e dei [[ciclomotore|motocicli]].
 
Tra i prodotti esposti vi erano le [[macchina da scrivere|macchine da scrivere]] [[Olivetti]], i [[feltro|feltri]] [[Borsalino]], il [[cioccolato]] [[Perugina]], le [[ceramica|ceramiche]] di [[Faenza]], i [[vetro di Murano|vetri di Murano]], le [[pistola|pistole]] [[Beretta]], gli [[occhiali]] [[Angelo Salmoiraghi|Salmoiraghi]], le automobili della [[FIAT]], i [[biscotto|biscotti]] della [[Lazzaroni]], il [[bitter (bevanda)|bitter]] [[Campari]], la seta artificiale della [[Snia Viscosa]] e le medicine della [[Carlo Erba (azienda)|Carlo Erba]]<ref name="larepubblica"/>. Anche la Regia Marina partecipò alla mostra, esponendo materiale tecnico prodotto dalla cantieristica navale italiana e tutta la [[cartografia]] dell’Ufficiodell'Ufficio Idrografico<ref name="anmitaranto"/><ref name="marinaiditalia"/>. La [[Lega Navale Italiana]] espose il [[busto (scultura)|busto]] di [[Cristoforo Colombo]] e due targhe, una delle quali riproduceva una parte del [[testamento]] del navigatore, mentre l’altral'altra replicava una lettera di Colombo, inviata alla [[Repubblica di Genova]], contenente la frase «''… siendo io nascido a Genova ...''»<ref name="anmitaranto"/><ref name="marinaiditalia"/>. Vennero inoltre imbarcate 16 urne, forgiate dallo [[scultore]] [[Romano Romanelli]] utilizzando [[bronzo]] fuso di cannoni austroungarici e riempite con [[terra]] del [[Carso]], da consegnare alle comunità italiane in Sudamerica<ref name="larepubblica"/>. La nave imbarcò inoltre 500 opere d’arted'arte, scelte da un comitato presieduto da Sartorio e comprensivo anche, tra gli altri, di [[Vincenzo Gemito]], [[Adolfo De Carolis]], [[Antonio Mancini]] e [[Francesco Paolo Michetti]]<ref name="larepubblica"/>. Lo stesso Sartorio incluse numerose proprie opere, molte delle quali eseguite al fronte, durante la prima guerra mondiale (e durante la traversata il pittore dipinse più di 200 [[paesaggio|paesaggi]])<ref name="larepubblica"/>. [[Gino Coppedè]] progettò una sala del libro italiano, ispirata ad una stanza di [[Firenze]] con vista sui colli fiesolani<ref name="larepubblica"/>. Il [[Regio Esercito]] creò una propria esposizione, mostrando gli sviluppi del [[primo dopoguerra]]<ref name="larepubblica"/>.
 
Terminato l’allestimentol'allestimento, dopo aver imbarcato i campioni di prodotti e circa 800 persone tra rappresentanti di industria, commercio ed artigianato italiani, nonché una missione del Regio Esercito, una della [[Regia Aeronautica]], un gruppo di [[gerarca|gerarchi]] della [[Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale]], Giulio Aristide Sartorio come direttore artistico e l’onl'on. [[Giovanni Giuriati]] quale [[ambasciatore]] straordinario dell’Italiadell'Italia presso gli Stati sudamericani<ref name="larepubblica"/>, il 18 febbraio 1924 l<nowiki>'</nowiki>''Italia'' salpò da [[La Spezia]], arrivando a [[Gibilterra]] il 22 febbraio<ref name="anmitaranto"/><ref name="marinaiditalia"/><ref name="larepubblica">[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1999/12/09/la-nave-italia-volo-in-sudamerica.html La Repubblica]</ref>. Lasciata Gibilterra, la nave fece rotta verso sudovest, toccando [[Las Palmas]] e [[Ilha do Sal#Località#Santa Maria|Santa Maria di Capo Verde]] prima di dirigere, senza ulteriori scali, per il Sudamerica<ref name="anmitaranto"/><ref name="marinaiditalia"/>. Grazie alla stagione favorevole, non furono incontrate condizioni meteomarine avverse in [[Oceano Atlantico|Atlantico]], mentre qualche problema derivò dal far adattare i passeggeri alle regole in vigore su un'unità militare (allo scopo il comandante Grenet formò una commissione con il compito di riferire al comando le necessità dei passeggeri)<ref name="anmitaranto"/><ref name="marinaiditalia"/>. Problemi non molto gravi, causati da un'organizzazione non ottimale, sorsero soprattutto nei primi giorni, dopo di che le tensioni si acquietarono grazie ad una maggiore comprensione e tolleranza reciproca tra [[equipaggio]] e passeggeri<ref name="anmitaranto"/><ref name="marinaiditalia"/>.
 
[[File:menu' Vera Cruz.JPG|thumb|Menu' della Cena di Gala in occasione della visita a Vera Cruz in Messico della R.N. "Italia".]]
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