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apostrofo tipografico
 
Tuttavia, nella maggior parte delle Bibbie in italiano, questa frase è resa come ''Io sono colui che sono''.<ref>I [[Tempo (linguistica)|tempi verbali]] in [[ebraico]] denotano l'azione e non la temporalità: il [[perfetto|tempo prefetto]] indica un'azione completata, e l'"imperfetto" denota un'azione incompleta. Così, il tempo [[imperfetto]] può essere tradotto come presente o futuro, e ciò può causare problemi nella traduzione.<br />
La difficoltà è che per la mente ebraica, anche qualcosa di completato può essere nel futuro: per esempio posso dire 'mio padre mi ha insegnato a vivere' che è scritto al passato. Se mio padre mi ha insegnato molti anni fa, vediamo questo come passato e nella mente ebraica è un'azione completata. Tuttavia, nella mente ebraica questa azione completata esiste nel passato, presente e futuro. Imparo ancora da mio padre oggi, ricordandomi tutto ciò che mi ha insegnato e continuerò ad imparare da lui, anche dopo che è morto - cfr. [http://www.ancient-hebrew.org/26_verbs.html].</ref><ref>[http://www.ilritorno.it/studi_bibl/74_io_sono_in_ebraico.htm Breve articolo esplicativo di Davide Magistrali] (10/02/2010), che afferma: "In Esodo 3:14 non troviamo il [[Tetragramma biblico|Tetragramma]] '''יהוה''' che viene in genere traslitterato ''YHWH'' e reso con l’Eternol'Eterno o SIGNORE nelle nostre versioni (e che troviamo per esempio al v.15) ma una intera frase: '''האֶֽהְיֶ ראֲשֶׁ האֶֽהְיֶ''' che potremmo traslitterare “ehyeh asher ehyeh”. Possiamo analizzare questa frase in questo modo:<br />
האֶֽהְיֶ = ehyeh: è il verbo “essere” nella forma verbale “qal” al [[Tempo (linguistica)|tempo]] [[imperfetto]] nella prima persona singolare (che in ebraico, come in italiano e “comune” cioè vale sia per il maschile che per il femminile).
ראֲשֶׁ = asher = è il pronome relativo che può essere tradotto in italiano “che, il quale”, “ciò che”, “colui che”, ecc. a seconda del contesto.
האֶֽהְיֶ = ehyeh = è il primo termine (verbo “essere”) ripetuto esattamente nella stessa forma.
[...] [L]e diverse traduzioni dipendono da come viene tradotta la forma האֶֽהְיֶ (ehyeh) del verbo essere.
Abbiamo visto che ehyeh è una forma del verbo “essere” al tempo imperfetto [...] Il sistema dei tempi in ebraico è abbastanza diverso da quello italiano, in genere l’imperfettol'imperfetto indica una azione “non conclusa” e possono essere varie le motivazioni per cui questa azione non è conclusa: si svolgerà nel futuro per cui non è ancora finita (e nemmeno iniziata), si sta svolgendo nel presente ma non è ancora terminata, si svolge costantemente, ecc.
Tornando ad Esodo 3:14 possiamo dire che da un punto di vista strettamente grammaticale “ehyeh asher ehyeh” potrebbe essere tradotto sia col presente che col futuro. Questo spiega il perché delle traduzioni “io sono colui che sono” e “io sarò ciò che sarà”, anche se per correttezza quest’ultimaquest'ultima andrebbe resa “io sarò ciò che sarò” o “io sarò colui che sarò”.
Invece la traduzione “io mostrerò di essere ciò che mostrerò di essere” qui è assolutamente una forzatura, per cui non la prenderei neanche in considerazione.
A questo punto dobbiamo chiederci se sia meglio usare in italiano il presente o il futuro e io credo ci siano buone ragioni per usare il presente (come fa la grande maggioranza delle traduzioni):
* in italiano il futuro (a differenza dell’imperfettodell'imperfetto ebraico) generalmente esclude il presente e il passato. Es.: “Io sarò italiano” non implica che io lo sia anche adesso o lo sia stato in passato anzi lascia sottintendere che io lo diventerò, mentre il presente “io sono italiano” indica che questa è una mia caratteristica costante e quindi probabilmente lo ero ieri e lo sarò anche domani. In questo caso “io sono colui che sono” se da una parte può dare l’ideal'idea di indescrivibilità di Dio, trasmette soprattutto l’ideal'idea di immutabilità di Dio.
* Nel [[Nuovo Testamento]], [[Gesù]] fa riferimento a Esodo 3:14 diverse volte (anche se non è sempre evidente in italiano) vedi per esempio Giovanni 4:26; 6:20,35,41,48,51; 8:12,18,24,28, ecc. e in particolare 8:58 e 18:5,6,8. In tutti questi casi il greco ha '''εγώ ειμί''' (''egò eimì'') che viene correttamente tradotto in italiano “io sono” al presente. Non a caso Gesù usa il presente e se in Esodo 3:14 usiamo il futuro impediamo al lettore di mettere in connessione fra loro questi passi."</ref>
[[File:He-EhyehAsherEhyeh.ogg|thumb|[[Ehyeh-Asher-Ehyeh]]]]
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