Differenze tra le versioni di "Pellegrino Artusi"

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[[File:Pellgrino.jpg|thumb|upright=0.8|Monumento funebre dell'Artusi nel cimitero di San Miniato al Monte]]
Ritornato nel paese natale, si inserì nell'attività commerciale di famiglia e, fra libri e [[spezie]], condusse vita tranquilla fino ai trent'anni<ref name=":0" />. La vita della famiglia Artusi venne sconvolta per sempre il 25 gennaio [[1851]]. Il pericoloso brigante [[Stefano Pelloni]], detto ''il Passatore'', assaltaronoassaltò Forlimpopoli con l'intento di rapinare le famiglie più ricche del paese e le varie istituzioni. La data non fu scelta a caso, infatti quella sera i più benestanti si erano quasi tutti ritrovati nel piccolo teatro all'interno della rocca per assistere al dramma ''La morte di Sisara''. Catturati i pochi soldati e gendarmi papalini che presidiavano Forlimpopoli, la banda dei briganti penetrò in sala ordinando a tutti i presenti di consegnare i preziosi<ref name=":0" />. Il brigante prese in ostaggio all'interno del teatro tutte le famiglie, rapinandole una per una. Successivamente costrinsero un amico degli Artusi, che non si trovavano a teatro, a farsi aprire la porta della loro abitazione con uno stratagemma. Una volta entrati in casa, malmenarono Pellegrino ed iniziarono a far razzia d'ogni cosa. Terminata la raccolta del bottino, gli efferati banditi [[Stupro|stuprarono]] alcune donne, e tra queste Gertrude, sorella dell'Artusi, che impazzita per lo ''[[shock]]'', dovette essere ricoverata al [[manicomio]] di [[Pesaro]] dove poi morì; un'altra sorella rimase invece ferita<ref name=":0" />. In seguito a questo episodio la famiglia Artusi decise di abbandonare quelle terre infestate dai banditi e nel maggio si trasferì a [[Firenze]], capitale dell'allora più tranquillo [[Granducato di Toscana]]. Gli Artusi si stabilirono in [[Via dei Calzaiuoli]] dove rilevarono un banco di vendita della [[seta]]. <ref name=":0" /> Pellegrino Artusi trovò occupazione a [[Livorno]] presso un'importante casa commerciale e, fattosi molto esperto in affari, fondò un Banco di sconto a [[Firenze]] che gli diede buon nome e ricchezza<ref name=":0" />.
 
Nel [[1870]], cinquantenne, Artusi si ritirò a vita privata per godere il frutto delle sue fatiche. Non si diede all'ozio, giacché si occupò più liberamente e con più diletto alle letture dei classici italiani (scrisse una ''Vita'' di U. Foscolo, nel [[1878]], e ''Osservazioni in appendice a trenta lettere di G. Giusti'', nel [[1880]]) e prese singolare gusto a scrivere ricette di cucina, avvalendosi di esperienze antiche e nuove. Pubblicò poi le sue creazioni nel famosissimo ''La scienza in cucina e l'arte di mangiare bene'' del [[1891]].
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