Differenze tra le versioni di "Benjamin Constant"

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La tragica esperienza del Terrore lascia la Francia repubblicana in una situazione di transizione in quanto il Parlamento dovrà varare una nuova Costituzione che entrerà in vigore nell’ottobre del 1795, introducendo il nuovo organo del [[Direttorio]], dotato di un potere esecutivo più forte. Constant si dimostra a favore di questa sistemazione statuale dal momento che rispecchierebbe la fedeltà ai principi ispiratori della Rivoluzione del 1789: rappresentatività e costituzionalità del sistema liberale. Tale soluzione è avversata dalla sinistra giacobina e dalla destra monarchica che, nonostante la loro opposizione dal punto di vista della tradizione politica, Constant non esita a metterle polemicamente sullo stesso piano d’intenti: in esse infatti, sebbene cambino i soggetti politici, permane un’idea di sovranità concepita nella sua illimitatezza, contrapposta all'ordine e alla libertà del progetto termidoriano che mira a una concezione limitata e legale del potere.
 
Questo è il contenuto del primo [[pamphlet]] che Constant scrive nel periodo direttoriale, edito nel 1796 intitolato ''La forza del governo attuale della Francia'', seguito nel 1797 da altri due scritti degni di nota: ''Le reazioni politiche'' e ''Gli effetti del Terrore''. Essi contengono riflessioni decisive per la futura ricezione storiografica della Rivoluzione e del Terrore. Egli sostiene che le rivoluzioni si producono dalla reazione dovuta rottura dell’equilibrio tra le aspirazioni di un popolo e le istituzioni che lo governano. La rivoluzione dunque esplode come sintomo di un rapporto degenerato e come la cura che vi pone rimedio. Tuttavia la cura stessa può a sua volta degenerare creando un’altra rottura e una conseguente reazione da parte del popolo: tali sono i casi delle Rivoluzioni del ’89 e del ’93 spinte da intenti radicalmente diversi tra loro. Se la prima è mossa dal desiderio di libertà individuale, politica e uguaglianza civile, la seconda si fonda su un’uguaglianza forzata che nega la libertà. In questo modo Constant dimostra di essere un intellettuale ''engagé''   che, a differenza di alcuni suoi contemporanei, si schiera in prima fila propugnando le sue posizioni politiche rinunciando alla semplice contemplazione e sistematizzazione in determinati schemi filosofici.
 
Tuttavia, l’esperienza della Repubblica Direttoriale arriva a un epilogo il 18 brumaio 1799, a causa di un colpo di mano ordito da [[Emmanuel Joseph Sieyès|Sieyès]], personaggio più influente del Direttorio, insieme a [[Joseph Fouché|Fouché]] e [[Napoleone Bonaparte]], determinando la decisiva ascesa al potere di quest’ultimo.
Nonostante il ritiro a vita privata, fino al 1816 Constant ha l’occasione di poter produrre molte delle sue opere più rilevanti grazie alla frequentazione della celebre residenza di [[Coppet]], nei pressi di [[Nyon]] sul lago di Ginevra, luogo in cui Madame di Staël aveva riorganizzato le riunioni di un nutrito circolo di intellettuali in seguito all’interdizione dell’amico e amante Constant di avvicinarsi a meno di 150 chilometri da Parigi.
 
Nel 1813 scrive il libello antinapoleonico  ''Lo spirito di conquista e dell’usurpazione'' che gli permetterà di rientrare sulla scena politica in seguito alla caduta di Napoleone nella [[Battaglia di Lipsia|battaglia di Lipsia.]]
 
Nonostante la sua avversione a Napoleone, partecipa ai primi anni della [[Restaurazione]] (1814-1815) e,durante i [[Cento giorni]] (20 marzo all’8 luglio 1815) accetta di redigere l’''Acte Additionel'', una costituzione per liberalizzare l’Impero di Napoleone, nel periodo stesso in cui aveva difeso la costituzione concessa da [[Luigi XVIII di Francia|Luigi XVIII]]. Dopo la sconfitta napoleonica a [[Battaglia di Waterloo|Waterloo]] il 18 giugno 1815 e il ritorno sul trono del legittimo sovrano Luigi XVIII, Constant decide di partire per l’esilio volontario da cui tornerà nel 1816, stesso anno in cui scrive il suo romanzo più famoso, l’''[[Adolphe (romanzo)|Adolphe]]'' identificandosi con le istanze liberali incarnate dagli Indipendenti, uno dei grandi partiti della Seconda Restaurazione.
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