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Fu riconosciuto, già dal [[Jacopo Sannazaro|Sannazaro]] come uno dei più fecondi letterati del Quattrocento e forse il maestro assoluto dell'Umanesimo napoletano, abbracciando oltretutto, la sua opera, numerosi aspetti della vita culturale (non soltanto letteraria) della sua epoca: dall'astrologia, all'etica, all'analisi della società, alla retorica, alla botanica. Nei suoi numerosi componimenti il Pontano canta la bellezza della realtà, il sole, la gioia, l'amore, la donna, la natura, la bellezza della sua terra d'origine e quella della sua città adottiva, l'amore coniugale come unica fonte dell'umana felicità, l'amore per la sposa Adriana Sassone<ref>{{Cita libro|nome=Corrado|cognome=Mascetta|titolo=Discorso 9 dicembre 1961|collana=I Centenario del liceo-ginnasio "Gioviano Pontano"-"Achille Sansi". Cronache e saggi|anno=1968|editore=Tipografia dell'Umbria|città=Spoleto|p=14}}</ref>.
 
Fu un grande studioso dell'antichità classica ed ebbe grandi doti di poeta latino, eccellendo anche nella prosa e riuscendo spesso a sintetizzare la lingua classica con neologismi e termini in volgare, come dimostrò nelle sue opere ''Amorum libri'' (il titolo per esteso sarebbe "Parthenopeus sive Amorum libri" del [[1455]]-[[1458]] ), ''Lyra'', ''Versus jambici'', ''Hendecasyllabi'', ''De amore coniugali'', ''Tumuli'', ''Neniae'', ''De hortis EsperidumBolscevicorum'' del [[1501]].
 
== Principali opere ==
Utente anonimo