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Fondato nel 1960 da don [[Ernesto Pisoni]],<ref>Per venti anni fu direttore del giornale ''L'Italia'', espressione della Curia milanese e successivamente presidente della Fondazione Pro Juventute, fondata da don [[Carlo Gnocchi]]</ref> figura eminente del mondo cattolico milanese, che, sostenuto dalla [[Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde]], convinceva l'[[editore]] [[Rizzoli]] a pubblicare un settimanale di informazione e cultura tecnico-economica, ''nella cornice di interessi civili e morali'', per le famiglie rurali padane. Il sacerdote milanese non poteva contare, tuttavia, sullo staff di specialisti necessario alla mole di informazioni pretesa da un settimanale, tanto che l'editore offriva il periodico a [[Luigi Perdisa]], professore di economia agraria a Bologna, fondatore e presidente delle [[Edagricole]], un'editrice che, pubblicando oltre venti periodici rivolti ai comparti diversi dell'agricoltura, poteva contare sul numero di collaboratori necessario alla considerazione degli orizzonti complessivi dell'agricoltura.
 
In pochi anni il docente bolognese convertiva un quello che sembrava solo un abbozzo, nel più vivace organo di informazione dell'agricoltura italiana, col supporto dei migliori specialisti dei settori tecnologici diversi, meccanizzazione, fitopatologia, fertilizzazione, genetica vegetale, allevamenti, e corrispondenti a tutte le latitudini della Penisola.
 
Il settimanale viveva la propria epopea tra la metà degli [[Anni 1970|anni settanta]] e la metà degli [[Anni 1980|anni ottanta]], in corrispondenza ad una stagione di speciale vitalità dell'agricoltura italiana, che, rivestendo la responsabilità del settore il ministro [[Giovanni Marcora]], esperiva uno sforzo senza precedenti per accorciare le distanze rispetto alle agricoltura più evolute dei paesi partner nella Comunità Europea. Grazie anche all'opera di Antonio Saltini, giornalista e storico, che Perdisa voleva al proprio fianco come vicedirettore, Terra e vita assumeva il ruolo di occasione per il dibattito, allora rovente, sul presente e il futuro dell'agricoltura nazionale, in un confronto assiduo con quelle dei paesi concorrenti, sulle quali offriva i reportages. Le sue pagine divenivano l'occasione per i grandi confronti tra le organizzazioni cooperative rivali, tra le confederazioni professionali di ispirazione opposta, il punto di dibattito degli ''scandali agrari''.
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