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usi errati
 
==Origine del termine e contesti d'uso==
Sebbene la nozione di un corrispettivo dell'energia divina nel corpo umano e delle pratiche relative per gestirla si trovi già espressa e discussa in alcuni testi del ''corpus'' dei ''Bhairava [[Tantra (testi induisti)|tantra]]'', quali ad esempio il ''[[Netra Tantra]]'', il ''[[Kubjikāmata Tantra]]'' e il ''[[Vijñānabhairava Tantra]]''<ref>{{Citazione|Il soffio ascendente esce, il soffio discendente entra, di sua propria volontà, in forma sinuosa. La Grande Dea si estende dappertutto, Suprema-Infima, supremo luogo sacro.|''[[Vijñānabhairava Tantra]]'', 152; in ''Vijñānabhairava. La conoscenza del tremendo'', traduzione e commento di Attilia Sironi, introduzione di [[Raniero Gnoli]], Adelphi, 2002.}} "Con l'espressione «forma sinuosa» si allude alla kuṇḍalinī": nota di Raniero Gnoli, p. 119, ''cit.''</ref>, sembra che la prima menzione del termine compaia nel ''[[Tantrasadbhāva]]'', altro testo del medesimo ''corpus'', risalente all'VIII secolo circa.<ref>Così l'indologo [[David Gordon White]]; cfr.: Flood, ''The tantric body'', ''Op. cit.'', p. 160 e segg.</ref>
 
Il passo è citato dal filosofo [[Kashmir|kashmiro]] [[Kṣemarāja]] (X-XI sec.) nel suo commento agli ''[[Śivasūtra]]'':
 
I ''Bhairava tantra'' sono un insieme di opere, 64 per l'esattezza, che la tradizione vuole rivelate dal [[Dio]] [[Shiva|Śiva]] nel suo aspetto [[Bhairava]]. Questi testi espongono una dottrina [[monismo|monista]] (''ā-dvaita'', "non-dualista"), cioè una visione [[metafisica|metafisico]]-religiosa nella quale ogni aspetto nel cosmo, individui compresi, sono una manifestazione, un'espansione dell'[[Assoluto]], Śiva. Molti di questi testi non ci sono pervenuti, ma ne abbiamo menzioni e citazioni sia in quelli attualmente conosciuti sia nei numerosi commenti che ne sono seguiti.
{{vedi anche|Tantra (testi induisti)}}
 
Occorre qui ricordare che la concezione di una relazione fra l'umano e il divino non è certo una prerogativa delle tradizioni in oggetto, tradizioni essenzialmente [[tantra|tantriche]], ma risale, nella letteratura, a un'epoca antecedente, quella del [[brahmanesimo]]. Nella ''[[Chāndogya Upaniṣad]]'' (IX-VII secolo a.C.), ma anche in altre ''[[Upaniṣad]]'', troviamo già espresso il concetto dell'identità fra l'essenza individuale e quella divina, fra ''[[ātman]]'' e ''[[brahman]]'': «Quello sei tu»:.
{{vedi anche|Ātman}}
 
I testi del ''Bhairava tantra'' costituiscono il ''corpus'' canonico di opere sacre cui fanno riferimento alcune tradizioni religiose popolari per lo più sorte nella regione [[India|indiana]] del [[Kashmir]], e confluite poi in quel sistema [[esegesi|esegetico]] etichettato come [[Shivaismo kashmiro|Shivaismo del Kashmir]]. Queste tradizioni e scuole sostengono l'identità fra gli individui, l'[[universo]] e Dio, che, come già detto, è qui identificato con Śiva<ref>Flood, ''L'induismo'', ''Op. cit.'', p. 227.</ref> o una sua ipostasi (come Bhairava, per esempio):
{{vedi anche|Shivaismo kashmiro}}
 
Śiva è qui considerato causa materiale ed efficiente dell'universo, e il suo riflesso nel mondo è Śakti, l'energia divina che gli esseri e le cose nel mondo sperimentano come causa di ogni trasformazione. Sostantivo femminile, ''śakti'' è termine il cui significato è proprio "energia", "forza", e indica generalmente il potere, o l'insieme dei poteri di un dio (''[[deva|dio]]''), quelli che agiscono nel mondo fenomenico e sono la causa di ogni trasformazione, creazione e distruzione. Nella mitologia, questa ''śakti'' è spesso personificata come dea (''[[devi|Dea]]'') e variamente denominata, oggetto di culto nelle correnti [[devozione|devozionali]]. Come [[Pārvatī]], la "Figlia della montagna", per esempio, raffigurata come sposa di Śiva; o come [[Kālī]], "Colei che domina il tempo".
{{vedi anche|Shakti|Devi}}
 
Da questo punto di vista, Kuṇḍalinī non è che uno dei nomi della ''śakti'', della Dea cioè: uno degli aspetti, in ultima analisi, di Dio. Così, prima di entrare nel dettaglio delle pratiche, si rivolge alla Dea Kuṇḍalinī il filosofo kashmiro [[Abhinavagupta]] (X-XI sec.), sistematore di queste tradizioni:
 
La fisiologia più diffusa per il sistema di ''cakra'' e ''nāḍī'' è quella che deriva dalle tradizione tantrica che fa riferimento alla dea [[Kubjikā]], la Dea gobba, tradizione attestatasi nell'XI secolo. In questa sono descritti sette ''cakra'', collocati rispettivamente nelle zone del: perineo (''mūlādhāracakra''), genitali (''svādhiṣṭhānacakra''), plesso solare (''maṇipuracakra''), cuore (''anāhatacakra''), gola (''viśuddhacakra''), fronte (''ājñācakra''), sommità del capo (''sahasrāracakra'') Le ''nāḍī'' principali sono tre: una centrale, la ''suṣumnā'', e due laterali: ''iḍā'' e ''piṅgalā''.<ref>Flood, ''L'induismo'', ''Op. cit.'', p. 134.</ref>
{{vedi anche|chakra}}
 
Kubjikā è raffigurata nell'apparenza di una vecchia donna incurvata dagli anni: ''kubjika'' significa "curva"; questa Dea è infatti associata con Kuṇḍalinī. La tradizione in oggetto è la cosiddetta tradizione [[kaula]] occidentale, originaria dell'Himalaya occidentale, e attestata con certezza nel XII secolo in [[Nepal]], dove ancora sopravvive<ref>Padoux 2011, p. 79.</ref>. Il ''[[Kubjikāmata Tantra]]'' è il testo più antico nel quale si trova menzione del sistema dei sei ''cakra'', quello attualmente più noto e diffuso: testi precedenti menzionano un numero differente di ''cakra'' variamente collocati nel corpo sottile.<ref>Flood, ''L'induismo'', ''Op. cit.'', pp. 253-254.</ref>
In Occidente, l'immagine del serpente come simbolo della ''kuṇḍalini'' è molto diffusa e la si deve a Sir [[John Woodroffe]], magistrato britannico presso la Corte suprema del [[Bengala]] e appassionato di [[tantra|tantrismo]] che, con lo pseudonimo di Arthur Avalon, pubblicò nel 1919 un testo sull'argomento<ref>Arthur Avalon, ''The Serpent Power'', London, Luzak & Co, 1919.</ref> dal titolo ''Il potere del serpente''. A lui si deve la diffusione di massa di questo fondamentale argomento delle tradizioni tantriche, così come di altri, quali i ''cakra'': nel medesimo testo, infatti, egli presenta una parziale traduzione di due testi, lo ''Ṣatcakranirūpaṇa'' e il ''Pādukāpañcaka'', il primo sul sistema dei sei ''cakra'', il secondo sulla struttura a cinque strati del corpo tantrico. A lui va l'indiscusso merito di aver presentato questi argomenti alla cultura occidentale e di aver così suscitato interesse verso quell'insieme di variegati e controversi aspetti dell'[[induismo]] che, in occidente stesso, è stato etichettato come "tantrismo", termine inesistente nella cultura hindu.<ref>Padoux 2011, pp. 225-226.</ref>
 
La decontestualizzazione di questi concetti, la ''kuṇḍalini'' e il suo risveglio, i ''[[chakra]]'', il corpo sottile, ma anche i [[mantra]] e forse soprattutto le pratiche sessuali tipiche di alcune tradizioni tantriche, ha però creato, cosa inevitabile, una serie di fraintendimenti, favorendo di riflesso la diffusione di manipolazioni e letture personalizzate. La [[Società Teosofica]] prima<ref name=RB>Robert Beér, ''The Encyclopedia of Tibetan Symbols and Motifs'', Serindia Publications, 2004, p. 134.</ref> e i movimenti [[New Age]] poi, si sono appropriati dell'argomento ''kuṇḍalini'', rivestendolo di aspetti impropri.
 
Ma la ''kuṇḍalini'' ha interessato anche studiosi quali lo psicoanalista [[Carl Gustav Jung|Carl Jung]]<ref>Vedi: ''La psicologia del Kundalini-Yoga'', seminario tenuto nel 1932, a cura di Sonu Shamdasani, edizione italiana a cura di Luciano Perez, Torino, Bollati Boringhieri, 2004.</ref>, che ha cercato paralleli con la struttura e il funzionamento dell'[[inconscio]], trovando corrispondenze dei suoi concetti di ''anima'' e ''animus'' con Kuṇḍalini e Śiva rispettivamente.<ref name=RB/>