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Il principe francese si trovava a Firenze dal 1º novembre [[1301]], in una visita di cortesia mascherata, che generava molta inquietudine nei fiorentini. Vi era entrato in pompa magna, con cavalli e fanti di picche, con l'intento ufficiale di riportare la pace tra le fazioni in lotta, e giurando solennemente di non arrecare danno alla città e alle sue istituzioni per nessuna ragione. Molti sono gli aneddoti che riporta il Compagni, come quello secondo il quale Carlo invitò i priori presso la sua residenza nelle case dei [[Frescobaldi]]: essi tuttavia ebbero sospetto e solo tre andarono<ref>''Cronica'' Libro II, XIII</ref>, i quali, una volta lì, si resero conto loro malgrado di non essere desiderati e che l'invito era stato forse solo un maldestro tentativo di imprigionarli tutti.
 
Il Valois iniziò tuttavia a promulgare leggi dure e richiese il pagamento di tributi per la sovvenzione della sua milizia. Egli aveva inoltre provveduto a nominare alla suprema magistratura fiorentina, quella di [[podestà (medioevo)|podestà]], [[Cante Gabrielli]] da [[Gubbio]], uomo fedele alla Chiesa ed ai disegni politici di Bonifacio VIII (9 novembre [[1301]]).
 
La progressiva occupazione del potere fece sì che non ci furono reazioni quando i Donati iniziarono a rientrare in città alla spicciolata, non solo violando la disposizione dell'esilio, ma dandosi a saccheggi, omicidi e altre efferatezze.
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