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Incontratosi con il comandante della 52ª Brigata Garibaldi, [[Pier Luigi Bellini delle Stelle]], ''Valerio'' comunicò di aver avuto l'ordine di fucilare Mussolini e gli altri prigionieri; le sue credenziali furono ritenute attendibili dal suo interlocutore che acconsentì<ref>Giorgio Cavalleri, Franco Giannantoni e Mario J. Cerighino, ''cit.'', pagg. 69-70</ref>. Alle 15.15 Audisio e Lampredi si mossero verso [[Mezzegra]], distante 21&nbsp;km, più a sud, dove - in frazione [[Bonzanigo]] – Mussolini era prigioniero, accompagnati dal partigiano [[Michele Moretti]] “Gatti”, che era a conoscenza del luogo. Audisio era armato di un mitra Thompson, che non risulterà esser stato utilizzato al momento della sua riconsegna al commissario politico della divisione partigiana dell'Oltrepò, Alberto Maria Cavallotti<ref>Pierluigi Baima Bollone, ''Le ultime ore di Mussolini'', Mondadori, Milano, 2009, , pag. 154</ref>. Lampredi era armato di pistola Beretta modello 1934, calibro 9&nbsp;mm<ref>Pierluigi Baima Bollone, ''cit.'', pag. 145. L'arma fu donata da Lampredi al partigiano Alfredo Mordini “Riccardo”, ed è attualmente conservata al Museo storico di Voghera.</ref>; Moretti di mitra francese MAS, calibro 7,65 lungo<ref>Pierluigi Baima Bollone, ''cit.'', pag. 193. L'arma, consegnata da Audisio a un partigiano albanese, è attualmente conservata al [[Museo storico nazionale albanese|Museo storico nazionale]] di [[Tirana]].</ref>.
 
Poco dopo le ore 16 del 28 aprile l'ex duce e la sua amante [[Claretta Petacci]] furono prelevati e&nbsp;– dopo un breve viaggio in vettura - obbligati a scendere in un angusto vialetto (via XXIV Maggio) davanti a Villa Belmonte, un'elegante residenza in località [[Giulino di Mezzegra]], per essere fucilati. La storiografia italiana ha molto dibattuto su ciò, tanto che esistono diverse versioni sull'accaduto<ref>Giorgio Cavalleri, ''Ombre sul lago'', Piemme, 1995</ref><ref>Alessandro Zanella, ''L'ora di Dongo'', Rusconi, 1993</ref><ref>Giorgio Cavalleri, Franco Giannantoni, Mario J. Cereghino, ''cit.''</ref><ref>Luciano Garibaldi, Franco Servello, ''Perché uccisero Mussolini e Claretta'', Rubbettino, 2010</ref><ref>Giorgio Pisanò, ''Gli ultimi cinque secondi di Mussolini'', Il Saggiatore, 1996</ref>. Tuttavia, le varie versioni fornite o riferite a Walter Audisio, pur differendo su particolari minori, descrivono la stessa meccanica dell'evento. L'ultima descrizione degli stessi, pubblicata postuma, a cura della moglie di Audisio<ref>Walter Audisio, ''In nome del popolo italiano'', Teti Stampa, Milano, 1975</ref>, è sostanzialmente confermata dal memoriale di Aldo Lampredi, consegnato nel 1972 e pubblicato su "[[L'Unità (quotidiano)|Ll'Unità]]" nel [[1996]].
 
Moretti e Lampredi sono inviati a bloccare la strada nelle due direzioni. ''Valerio'' tenta di procedere nell'esecuzione ma il suo mitra si inceppa; chiama allora Moretti che, di corsa, gli porta il suo. Con tale arma il ''colonnello Valerio'' scarica una raffica mortale sull'ex capo del fascismo. La Petacci, postasi improvvisamente sulla traiettoria del mitra, è colpita ed uccisa involontariamente. Viene poi inferto un colpo di grazia sul corpo di Mussolini con la pistola. Di certo, un colpo di pistola è inferto anche su Claretta Petacci, in quanto due proiettili, calibro 9&nbsp;mm corto, compatibili con quelli della pistola del Lampredi, furono rinvenuti nel corpo della donna, nel corso dell'esumazione effettuata il 12 aprile 1947<ref name=Bollone>Pierluigi Baima Bollone, ''cit.'', pagg. 89 e succ.ve</ref>.
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