Differenze tra le versioni di "Obelisco di Portosalvo"

 
==Architettura==
L'obelisco, in [[Piperno (roccia)|piperno]] e a quattro facce, culmina in forma piramidale con una croce e presenta su ogni lato delle decorazioni marmoree a bassorilievo, eseguite dallo scultore [[Angelo Viva]] su commissione dei confratelli della chiesa di Portosalvo e sotto la direzione dell'ingegnere regio responsabile della chiesa Michele Scodes.<ref>AA.VV., ''Ricerche Sul '600 Napoletano'', Electa Napoli, 1999</ref> Ogni faccia presenta tre elementi marmorei dall'alto verso il basso: un'immagine sacra a bassorilievo, un medaglione e un'iscrizione in latino. I soggetti sacri sono la Madonna di Portosalvo, [[San Gennaro]], [[Sant'Antonio di Padova]] e [[San Francesco di Paola]] (quest'ultimo andato perduto), figure molto legate alla Corona, alla credenza popolare e autentici vessilli della lotta [[Sanfedismo|sanfedista]]. I quattro medaglioni raffigurano quattrogli [[strumenti della Passione]] di Cristo (solo tre attualmente visibili): i tre chiodi della croce, annodati in un nastro al martello e alla [[lancia di Longino]]; i flagelli e altri strumenti (medaglione perduto); la corona di spine,; il [[velo della Veronica]]. Le quattro iscrizioni riportano quattroognuna una strofestrofa dell'inno sacro ''[[Vexilla regis]]'', che ricorda appunto i momenti della Passione. Sugli spigoli terminali del primo e del secondo registro erano presenti fino al secondo dopoguerra elementi decorativi in marmo. L'obelisco venne eretto in antitesi all'albero della Libertà rivoluzionario, i cui esemplari, sparsi per la città, furono abbattuti dopo l'entrata vittoriosa dell'esercito del cardinale Ruffo.
 
In particolare, si nota la presenza di San Gennaro e Sant'Antonio, che furono i protagonisti nel periodo repubblicano di una vicenda tra il politico e il religioso: i francesi e i giacobini napoletani cercarono legittimazione presso il popolo tramite il [[San Gennaro#Liquefazione del sangue di san Gennaro|prodigio dello scioglimento del sangue di San Gennaro]], che così fu "detronizzato" dai realisti e sostituito da Sant'Antonio nel ruolo di patrono della città e dell'esercito sanfedista. Legame che fu rafforzato dal fatto che il 13 giugno, festività di Sant'Antonio da Padova, l'[[esercito della Santa Fede]] entrò in Napoli sancendo la fine dell'esperienza giacobina. La Corona, che dal suo canto era assai legata a San Gennaro, spinse però per una riconciliazione tra la popolazione e il santo martire.