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* l'''[[istituto tecnico]]'', articolato in un ''corso inferiore'', quadriennale, seguito da ''corso superiore'', quadriennale;
* l'''[[istituto magistrale]]'', articolato in un ''corso inferiore'', quadriennale, e in un ''corso superiore'', triennale, destinato alla preparazione dei maestri di scuola elementare;
* la ''[[scuola di avviamento professionale|scuola complementare di avviamento professionale]]'', triennale, al termine della quale non era possibile iscriversi ad alcun' altra scuola.
 
== Modifiche successive ==
La riforma Gentile come approvata nel 1923 non sopravvisse che pochi anni<ref>L'elenco delle disposizioni legislative e regolamentari e delle principali circolari dai 1922 al 1940 può essere reperito in appendice a: ''Dalla riforma Gentile alla Carta della scuola'', Direzione generale dell'ordine superiore classico, Vallecchi, Firenze, 1941</ref><ref>Renzo De Felice, ''Mussolini il Duce'', vol. 2, Einaudi</ref>: dopo i [[Patti Lateranensi]] le idee del filosofo vennero considerate troppo [[laico|laiche]]<ref>Pazzaglia: ''Consensi e riserve gei giudizi cattolici sulla riforma Gentile'' in Gabriele Turi, ''Giovanni Gentile: una biografia'', pag.330. Aldo Berselli e Vittorio Telmon, ''Scuola e educazione in Emilia-Romagna fra le due guerre'', Istituto regionale per la storia della resistenza e della guerra di liberazione in Emilia-Romagna, pag. 39 e pag.88</ref>, mentre Mussolini la considerò successivamente: "un errore dovuto ai tempi e alla [[forma mentis]] dell'allora ministro"<ref>atti della seduta del Consiglio di Ministri del 18 marzo 1931 in Renzo de Felice, ''Mussolini il Duce'', Tomo I pag. 189, in nota 1</ref>, in quanto una scuola che trasmetteva ideali borghesi e sfornava troppi laureati. L'opera di smantellamento dei vari decreti era già ben avviata nell'autunno del 1928 tanto che lo stesso ex ministro pubblicò una propria presa di posizione sul Corriere, ma questo non servì a molto: i "ritocchi" come definiti dall'Osservatore Romano si protrassero sino al luglio del [[1933]]<ref>Renzo De Felice, ''Mussolini il Duce'', Tomo I Pag. 188, rispettivamente in nota 3 ed 1</ref>.
 
Anche questa sistemazione, giudicata "definitiva" dallo stesso Mussolini, non sopravvisse al cambiamento di mentalità del dittatore seguito alla conclusione della [[guerra d'Etiopia|campagna d'Etiopia]]<ref>Sulla periodizzazione della politica educativa fascista secondo le due diverse personalità e momenti (Gentile e Bottai) vedere R. Gentili e M. Ostenc, ''La scuola italiana durante il fascismo'', Bari, 1981 e T. Codignola, ''Organizzazione degli intellettuali e scuola durante il regime fascista'', in "Il Ponte", maggio 1978</ref>. I cambiamenti che si volevano apportare furono delineati ne "La carta della scuola" (1939), una proposta di riforma complessiva del sistema scolastico dovuta all'allora ministro della Pubblica Istruzione [[Giuseppe Bottai]] che, però, a causa dello scoppio della [[seconda guerra mondiale]], rimase in gran parte sulla carta. Si arriverà poi, dopo lunghe trattative tra [[Democrazia Cristiana|DC]] e [[Partito Socialista Italiano|PSI]], alla legge n.1859 del 31 dicembre [[1962]], che riprendeva alcune idee della Carta nei confronti didella scuola media ede dell'istruzione professionale.
 
== Note ==
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