Differenze tra le versioni di "Palazzo Albertini di Cimitile"

(+link)
Nel [[1774]] fu acquistato dal principe di Cimitile [[Giovan Battista Albertini]] che lo riadattò con un nuovo progetto di decorazione; i lavori furono diretti da [[Niccolò Carletti]], a cui poi subentrò nel [[1775]] [[Giuseppe Fulchignoni]]. Vennero rifatti gli ambienti e in particolare la scala interna, di pianta quadrata, che si innalza con un unico rampante, racchiusa tra pilastri a loro volta legati alle volte a crociera da fasce.<!--Aggiungere riferimenti per la scala vanvitelliana realizzata al piano interrato!--> Molti studiosi, tra cui [[Arnaldo Venditti]], hanno dato per certo l'intervento di [[Carlo Vanvitelli]] nella direzione dei lavori, ma approfondite ricerche<ref>Chiara Garzya, ''Un contributo allo studio dell'architettura del Settecento a Napoli. La storia di palazzo Albertini di Cimitile'', in ''Atti dell'accademia Pontaniana'', XXVII, 1978</ref> hanno smentito tale ricostruzione.
 
Il palazzo fu gravemente compromesso dall'abbassamento del piano stradale dovuto all'apertura, nella prima metà del XIX secolo, di via Santa Teresa che ha reso necessaria la realizzazione di un basamento.
 
L'edificio conteneva la preziosa collezione di libri raccolta da [[Fabio Albertini]], principe di Cimitile, e un'importante quadreria visitata nel 1861 da [[Charles Eastlake]].<ref>Susanna Avery-Quash, ''The Travel Notebooks of Sir Charles Eastlake''.</ref>
 
Il palazzo passò alla famiglia Marulli d'Ascoli in seguito al matrimonio della principessa Eliza Mary Rose Grainger, vedova del principe Giovanni Battista Albertini, con Sebastiano Marulli.<ref>Archivio Albertini di Cimitile.<!--Questa fonte è verificabile?--></ref> Venne quindi acquistato dalla famiglia Calabria il cui principale esponente fu [[Giacomo Calabria|Giacomo]], prima Procuratore Generale del Tribunale di Napoli durante la nota vicenda del processo Cuocolo, quindi primo Presidente della Corte di Cassazione ed infine senatore del Regno; per questo viene comunemente chiamato nel quartiere ''palazzo Calabria''. Sul portale superiore al livello stradale l'edificio reca ancora l'effigie nobiliare dei Calabria.
Il palazzo venne quindi acquistato dalla famiglia Calabria il cui principale esponente fu Giacomo, prima Procuratore Generale del Tribunale di Napoli durante la nota vicenda del processo Cuocolo, quindi primo Presidente della Corte di Cassazione ed infine senatore del Regno; per questo viene comunemente chiamato nel quartiere palazzo Calabria che, sul portone, ancora reca l'effigie nobiliare dei Calabria.
 
Recentemente il palazzo si è trasformato in un condominio. Alla fine anni settanta del [[XX secolo]] è stato restaurato sotto la direzione di [[Roberto Pane]].