Differenze tra le versioni di "Lettere (1914-1973)"

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*'''Lettera 89: 7 novembre [[1944]] a Christopher Tolkien'''
Questa lettera spiega quali sono per l'autore le ragioni del valore de ''Lo Hobbit'' e del ''Signore degli Anelli''. La lettera contiene il racconto del miracolo accaduto ad un bambino assai malato che, andato a [[Lourdes]], non era stato inizialmente guarito, ma che sul treno del ritorno presentò i segni della guarigione; in riferimento a ciò l'autore prosegue: {{Citazione|Ma la storia del ragazzino con la sua conclusione in apparenza triste e poi l'improvviso inaspettato lieto fine mi ha profondamente commosso [...]. E all'improvviso mi sono reso conto di cosa si trattasse: proprio quello che avevo cercato di scrivere e spiegare nel [[Albero e foglia|saggio sulle fiabe]] che vorrei tanto che tu avessi letto e che anzi ti manderò. Per questa situazione ho coniato la parola "[[eucatastrofe]]": l'improvviso lieto fine di una storia che ti trafigge con una gioia da farti venire le lacrime agli occhi (che io argomentavo essere il sommo risultato che una fiaba possa produrre). E nel saggio esprimo l'opinione che produce questo effetto particolare perché è un'improvvisa visione della Verità, il tuo intero essere legato dalla catena di causa ed effetto, la catena della morte, prova un sollievo improvviso come se un anello di quella catena saltasse. Si intuisce che così è fatto il Grande Mondo per il quale è fatta la nostra natura. E concludevo dicendo che la Resurrezione è la più grande "eucatastrofe" possibile nella più grande Fiaba [...]. Naturalmente non voglio dire che i [[Vangeli]] raccontano solo fiabe; ma sostengo con forza che raccontano una fiaba: la più grande. L'uomo, narratore, deve essere redento in modo consono alla sua natura: da una storia commovente. Ma dato che il suo autore è l'Artistaartista supremo e l'Autoreautore di tutta la realtà, questa storia è fatta per essere vera anche al primo livello. [...] Per venire a cose meno importanti: mi resi conto di aver scritto una storia che vale con ''Lo Hobbit'', quando leggendola (dopo che era abbastanza maturata perché me ne staccassi) provai improvvisamente in modo intenso l'emozione "eucatastrofica" all'esclamazione di Bilbo: "Le Aquile! Stanno arrivando le Aquile!" [...] E nell'ultimo capitolo dell'Anello che ho appena scritto spero che noterai, quando l'avrai ricevuto (sarà presto in viaggio) che la faccia di Frodo diventa livida e Sam si convince che è morto, proprio quando Sam rinuncia a sperare.}} Qui è esposto il punto chiarificatore del [[realismo (letteratura)|realismo]] delle [[fiaba|fiabe]], cioè la capacità di raccontare in modo semplice la dinamica della Verità. La sorpresa dell'autore è grande nel realizzare questo: per Tolkien diventa chiaro che il suo lavoro non ha ragione di rimanere chiuso nella cerchia familiare se è in grado di suscitare nel lettore la visione del Vero.
 
*'''Lettera 93: 24 dicembre [[1944]] a Christopher Tolkien'''
{{Citazione|Nel ''Signore degli Anelli'' il conflitto fondamentale non riguarda la libertà, che tuttavia è compresa. Riguarda Dio, e il diritto che Lui solo ha di ricevere onori divini.}}
 
Questa persuasione, che gli deriva dal cattolicesimo, e questo con ogni evidenza, porta la serie di eventi narrati a dover essere considerata un po' al di là di una banale "lotta fra Bene e maleMale". Non ha senso ne "''[[Il Signore degli Anelli]]''" che racconta
{{Citazione|un momento storico immaginario su una Terra di Mezzo -che è la terra in cui viviamo|Lettera 183}}
Infatti
 
{{Citazione|Nella mia storia non esiste il male assoluto. Non penso nemmeno che esista, a meno che non sia lo Zero.|Lettera 183}}
è questo un pensiero squisitamente cattolico del Tolkien verace{{sf}}, e ci fa inscrivere l'andamento della narrazione oltre il banale punto di vista della mediocrità. Di poco più raffinata della riduzione de "''Il Signore degli Anelli''" a lotta fra Bene e maleMale sta la lettura che lo vede come allegoria del potere (atomico), ma {{Citazione|Naturalmente la mia storia non un'allegoria del potere atomico, ma il Potere (esercitato attraverso il dominio). [...] Se c'è qualche riferimento nella mia storia ai nostri tempi è a quella che mi sembra l'affermazione più diffusa oggi: che se una cosa può essere fatta deve essere fatta. Questo a me sembra completamente falso. Gli esempi più grandi di azioni dello spirito e della ragione sono esempi di abnegazione.|Lettera 185}}
 
Chi è immerso nella dinamica della salvezza assume un atteggiamento di assoluto rispetto nei confronti del male altrui: l'esempio maggiore sta nella scelta di Frodo di farsi accompagnare dallo stesso Gollum, cioè dall'essere che vive in funzione dell'anello e del suo furto, nel momento più pericoloso e decisivo della missione. È una situazione di equilibrio precario: Sam fallisce in questo:
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