Apri il menu principale

Modifiche

Trovo versione archiviata di una fonte non piu` disponibile. Rimuovo affermazione spuria inserita in una citazione.
L'allora [[generale di brigata|generale di brigata aerea]] [[Mario Arpino]]<ref>[http://www.aeronautica.difesa.it/SitoAM/Default.asp?idsez=112&idarg=373&idente=1394 Scheda personale del generale Arpino sul sito web dell'Aeronautica Militare]</ref>, Capo del [[Stato Maggiore Aeronautica#3º Reparto .E2.80.9CPianificazione delle Forze Aerospaziali.E2.80.9D|3º Reparto "Pianificazione delle Forze Aerospaziali" dello Stato Maggiore dell'Aeronautica Militare Italiana]], dal gennaio 1986 al settembre [[1987]], in una intervista del 2005, ricorda quegli eventi:
 
{{quote|M.A.: «All'indomani del caso Lampedusa, Cottone mi incaricò per conto del [[Governo italiano|Governo]] di studiare una ritorsione contro la [[Libia]] nell'eventualità di altre azioni ostili. Noi preparammo una serie di piani.» - G.D.F.: «Ma i nostri [[radar]] avvistarono gli Scud?» - M.A.: «I nostri radar non erano in grado di scoprire missili di quel genere. Avevamo chiesto alla [[NATO]] di fornirci degli [[Airborne Warning and Control System|AWACS]], radar volanti molto potenti, ma ci furono concessi mesi dopo.» - G.D.F.: «Solo i [[Satellite artificiale|satelliti]] U.S.A., quindi, potevano vedere gli Scud: solo gli occhi spaziali americani che in quel momento tenevano sotto controllo tutto il [[Canale di Sicilia]]. Ma [[Washington (distretto di Columbia)|Washington]] a chi trasmetteva i dati dei satelliti?» - M.A.: «Gli americani non hanno mai interferito a livello operativo: io ero responsabile della sala di crisi e non mi comunicarono nulla. Se informavano qualcuno, lo facevano a livello politico. So con certezza che non venimmo nemmeno avvisati del [[raid]] contro Tripoli. Ricordo la sorpresa quella notte quando i nostri radar scoprirono gli aerei diretti in [[Libia]]».<ref name=difeo>[{{cita news|url=http://espresso.repubblica.it/dettaglio-archivio/1181482 "|titolo=Gheddafi e i missili fantasma"],|urlarchivio inchiesta= di [[https://web.archive.org/web/20090414041438/http://espresso.repubblica.it/dettaglio-archivio/1181482|autore=Gianluca Di Feo]] del 2005 su |pubblicazione=[[L'Espresso]]|dataarchivio=14 aprile 2009}}</ref>}}
 
L'attacco missilistico fu immediatamente rivendicato dai libici. Il primo a farlo, 24 ore dopo, il 16 aprile [[1986]], fu l'ambasciatore libico a Roma, [[Abdulrahaman Shalgam]]:
 
Il generale Arpino, secondo un articolo de [[L'espresso]], affermò:
{{quote|Dubbi su quella vicenda ci sono sempre stati. Non abbiamo mai trovato prove evidenti dell'attacco: nemmeno una scheggia. Ma i pescatori trovarono pesce morto per 15 giorni e nelle reti a strascico molti frammenti del missile.<ref name=difeo />}}
 
La versione del generale Cottone, non corroborata da alcuna fonte, risultò smentita sia dalle autorità libiche sia da [[Giulio Andreotti]]<ref name=corriere>[http://www.corriere.it/politica/08_ottobre_31/craxi_tripolo_b3b07fa8-a715-11dd-90c5-00144f02aabc.shtml Articolo sul Corriere circa i missili su Lampedusa]</ref>, all'epoca [[Ministri degli affari esteri della Repubblica Italiana|Ministro degli Esteri]], che nel 2005 commentò così la vicenda: