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Prosperi, inoltre, ha collegato la "conversione democratica" di Cantimori alle ricerche intraprese dall'inizio degli anni Trenta sugli eretici italiani del Cinquecento, diversamente dall'opinione di altri studiosi, come Roberto Pertici e Patricia Chiantera Stutte, che hanno criticato le interpretazioni di Di Rienzo, Simoncelli e D'Elia, - che ritengono che l'abbandono dell'ideologia fascista da parte di Cantimori sia stato molto più tardivo<ref>[https://docs.google.com/file/d/0BxyCYHOrRpjvaGVkSFpEUlhkeGM/edit A. Frangioni, Recensione di Nicola D'Elia, ''Delio Cantimori e la cultura politica tedesca (1927-1940)'', e di Paolo Simoncelli, ''Cantimori e il libro mai edito. Il movimento nazionalsocialista dal 1919 al 1933''], in "Ricerche di storia politica", XIII, 1, aprile 2010, pp. 77-79</ref>. Prosperi ha accusato questi studiosi di ripercorrere le vicende "con una curiosità spesso malignamente deformante e spesso paurosamente superficiale, pur nell'accumulo di inediti di ogni tipo", sostenendo che già la voce Cantimori redatta da [[Piero Craveri]] per il [[Dizionario Biografico degli Italiani]] (vol. 14, 1974) fosse "assai discutibile", e tacciando [[Pietro Citati]] (studente della Normale dal 1947 al 1951) di "maramalda ferocia goliardica" per aver fatto un ritratto sarcastico di Cantimori su ''[[La Repubblica (quotidiano)|La Repubblica]]''<ref>P. Citati, ''[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2004/10/20/scuola-storia-di-un-disastro-annunciato.html Scuola storia di un disastro annunciato]'', "La Repubblica", 20 ottobre 2004.</ref>.
 
Per la sua vivace difesa del maestro, Prosperi è stato accusato da Di Rienzo di "uso politico della storia" e di volere aprioristicamente "santificare" Cantimori come un "figurino liberal-democratico-progressista"<ref>E. Di Rienzo, [http://archiviostorico.corriere.it/2005/aprile/04/Caro_Prosperi_questo_vero_Cantimori_co_9_050404183.shtml Caro Prosperi, è questo il vero Cantimori], "Corriere della Sera", 4 aprile 2005; P. Simoncelli, [http://archiviostorico.corriere.it/2005/aprile/09/sirene_totalitarie_che_ammaliarono_Cantimori_co_9_050409086.shtml Le sirene totalitarie che ammaliarono Cantimori], "Corriere della Sera", 9 aprile 2005</ref>. Il giornalista Dino Messina ha scritto sulle pagine del ''Corriere della Sera'': "Quel che Prosperi vuol difendere è il metodo scientifico di uno studioso, uno dei maggiori del Novecento, «instancabile e attentissimo nell'analizzare i veleni ideologici diffusi nella pratica storiografica», e tanto onesto da essere capace di un' «impietosa autoanalisi» per denunciare i suoi stessi errori. Ma in tanta veemenza, ricerca della scienza e del vero metodo storico, Prosperi commette un errore che lui stesso definirebbe «ideologico».
 
Il filosofo [[Giuseppe Bedeschi]] ha dichiarato: "Prosperi confonde il piano scientifico con quello politico". Ed ancor più duro è stato lo storico Di Rienzo, che inserisce le sue accuse in un discorso legato ad una [[egemonia culturale]] da parte del [[Partito Comunista Italiano|PCI]]: "La verità è che Prosperi crea dei santuari della memoria: di alcuni si può dire tutto e di altri nulla (...) Il rapporto tra Cantimori e il fascismo è ancora poco indagato. Non è stata mai pubblicata, ad esempio, la voce "Onore" scritta per il ''[[Dizionario di politica]]'' del Partito nazionale fascista, in cui lo storico sottolineava la valorizzazione di questo sentimento nel nazismo, conformemente all'antico diritto germanico. Una delle leggi razziste di Norimberga si chiamava "legge per la difesa del sangue e dell'onore tedesco". Mi sembra una scoperta di un certo peso. Come mai [[Gioacchino Volpe]], che aveva criticato le leggi razziali, pagò con l'epurazione dall'insegnamento la sua adesione al fascismo, [[Giovanni Gentile]], che aveva impedito la pubblicazione di voci antisemite sull'[[Enciclopedia italiana]], fu addirittura ucciso, mentre Cantimori se la cavò senza una critica? Non vorrei pensare che in questo abbia pesato il suo avvicinamento al PCI. Cantimori non fu neppure sfiorato dai processi di epurazione così come non venne toccato [[Curzio Malaparte]], protetto personalmente da [[Palmiro Togliatti]] (...) Qui si vuol difendere un'egemonia culturale a ogni costo. Prosperi parla delle carte di Cantimori custodite alla Normale: perché alcuni ricercatori non riescono a consultarle? Ci arrivano soltanto gli studiosi ''embedded''"<ref>D. Messina, [http://archiviostorico.corriere.it/2005/marzo/31/Cantimori_ultimo_intoccabile_nome_dell_co_9_050331766.shtml «Cantimori, ultimo intoccabile. In nome dell'ortodossia»], "Corriere della Sera", 31 marzo 2005</ref>.
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