Differenze tra le versioni di "Benjamin Constant"

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Il potere legislativo è assegnato a due camere, una delle quali viene eletta con suffragio su base censitaria (da qui la definizione di potere ''représentatif''), l'altra è organizzata su base ereditaria.
L'assemblea ereditaria ha lo scopo di legare la nazione (la società) col trono, evitando il dispotismo del monarca e radicando la nobiltà all'interno del corpo sociale e del meccanismo costituzionale, con lo scopo di mantenere “il popolo nell'ordine” e vegliare sulla libertà, anche per questo questa camera viene definita da Constant come "corpo intermediario”<ref>{{Cita libro|autore=Benjamin Constant|titolo=Principi di politica (tr. di Umberto Cerroni)|anno=2013|editore=Editori Riuniti|città=Roma|p=|pp=pp. 95-96|ISBN=}}</ref>; essa non ha limite di estensione, per permetterne il rinnovamento ed evitare la nascita di una aristocrazia chiusa, eversiva per l'organizzazione istituzionale.
Seguendo un disegno coerente che lega tutte le parti del corpo costituzionale, la camera elettiva viene progettata da Constant per radicare il meccanismo politico nell'opinione attraverso la rappresentanza. L'elezione diretta avviene seguendo tre passaggi: in ogni distretto tutti i cittadini aventi diritto (ovvero i proprietari) fissano una prima lista di cinquanta candidabili, scelgono poi una commissione composta da cento elementi che sceglierà i cinque candidati tra cui verrà nuovamente effettuata la scelta da tutti gli aventi diritto di voto<ref>{{Cita libro|autore=Benjamin Constant|titolo=Principi di politica (tr. di Umberto Cerroni)|anno=2013|editore=Editori riuniti|città=|p=102|pp=|ISBN=}}</ref>. La camera elettiva è fondamentale nel disegno costituzionale perché permette un reale collegamento tra gli interessi particolari e l'interesse generale, incentivando ulteriormente la relazione tra le diverse classi sociali; essa è rinnovabile per intero a scadenze non eccessivamente ravvicinate, i suoi membri sono rieleggibili per un numero indefinito di tornate elettorali con il duplice scopo di ricompensarne il merito ed evitare disordini nella popolazione. Pur non essendo contrario ad una indennità modesta per i componenti eletti, Constant sostiene la gratuità delle funzioni rappresentative, proprio perché in un contesto in cui i non-proprietari non hanno diritti politici l'assenza di qualsiasi compenso per i rappresentanti diviene naturale. Per rendere allo stesso tempo appetibili le cariche rappresentative essere devono avere un ruolo fondamentale all'interno dello Stato.<ref>{{Cita libro|autore=Benjamin Constant|titolo=Principi di politica (tr. di Umberto Cerroni)|anno=2013|editore=Editori Riuniti|città=|p=|pp=pp. 109-113|ISBN=}}</ref>
 
Il potere esecutivo viene esercitato dai ministri, responsabili rispetto alle camere e al sovrano; il giudiziario viene esercitato da giudici in parte nominati dal re, in parte estratti a sorte tra gli elettori; il potere ''municipal'' si esplica nella sfera locale ed è la cifra di una forte decentralizzazione amministrativa ma anche politica, elemento di novità portato dalla teorizzazione constantiana.
 
Il sistema così organizzato può essere definito come “ibrido” per almeno due ordini di motivi. Include aspetti di chiaro riferimento anglosassone, legati alla flessibilità lasciata al meccanismo politico rispetto alla materia non strettamente costituzionale, ovvero tutto ciò che va oltre l'attribuzione dei poteri e i diritti individuali, allo stesso tempo proprio nella formalizzazione di questi ultimi due aspetti, si ricollega alle influenze razionaliste francesi. In secondo luogo è il rapporto stesso tra i poteri a rendere tale sistema non riducibile né ad una monarchia costituzionale (in cui i ministri dipendono unicamente dal re), né ad un sistema parlamentare (in cui il potere esecutivo riceve fiducia unicamente dal parlamento); qui i ministri hanno piena autonomia rispetto agli altri poteri, e piena responsabilità individuale, con l'unica eventualità di essere destituibili dal sovrano in casi estremi di crisi istituzionale. Proprio da questo disegno complessivo si può trarre la definizione del sistema prospettato da Constant come “governo di gabinetto”, in cui la legittimità del monarca viene costituzionalizzata, ovvero limitata e formalizzata dalla carta costituzionale, e radicata nell'opinione attraverso il legame con gli altri attori istituzionali, creando un sistema complesso ma allo stesso tempo flessibile di pesi e contrappesi.<ref>{{Cita libro|autore=Mauro Barberis|titolo=Benjamin Constant. Rivoluzione, costituzione, progresso|anno=1988|editore=Il Mulino|città=Bologna|p=|pp=pp. 229-230|ISBN=}}</ref>
 
Le sue teorie furono applicate alla lettera in [[Portogallo]] nel [[1822]] e in [[Brasile]] nel [[1824]], dove al Re o all'Imperatore erano esplicitamente attribuiti "poteri di moderazione" anziché il potere esecutivo. Altrove (per esempio nello [[Statuto albertino]] del Regno di Sardegna del [[1848]]) il potere esecutivo era nominalmente attribuito al Re ma era esercitabile nella pratica solo dai suoi ministri responsabili.
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