Differenze tra le versioni di "Campagna dell'Africa Orientale Italiana"

==== Fronte meridionale ====
Il generale [[Alan Gordon Cunningham]] aveva assunto il comando in [[Kenya]] nel novembre 1940 e nei mesi seguenti aveva raggruppato le sue forze dietro il fiume Tana; con l'afflusso di importanti rinforzi e di grandi quantità di mezzi e materiali il comandante britannico poté costituire una forza d'urto molto mobile con cui passare all'offensiva nello scacchiere meridionale. Il corpo di spedizione era formato inizialmente da due divisioni, la 11ª e la 12ª Divisione africana<ref>E.Bauer, ''Storia controversa della seconda guerra mondiale'', vol. III, p. 252.</ref>, con 20.000 soldati tra sudafricani, britannici, nigeriani, rhodesiani e neri della Costa d'Oro; queste truppe disponevano di 300 moderni pezzi d'artiglieria e soprattutto di oltre 10.000 automezzi che permettevano una completa motorizzazione; erano disponibili alcune squadriglie aeree modernamente equipaggiate dell'aviazione sudafricana<ref>A.Del Boca, ''Gli italiani in Africa Orientale'', vol. III, pp. 442-443.</ref>.
[[File:MoyaleEastAfrica1941.JPG|thumb|upright=1.2|Soldati sudafricani festeggiano la vittoria con una bandiera catturata agli italiani a [[Moyale]], nelin [[Kenya]] ([[1941]])]]
Il comando italiano del Duca d'Aosta, coadiuvato dal generale Trezzani, decise di affrontare la temuta offensiva nemica organizzando un debole schieramento a cordone lungo quasi 600 chilometri del corso del fiume [[Giuba (fiume)|Giuba]] che, essendo in molti tratti in secca, non avrebbe potuto costituire un reale ostacolo per moderne truppe motorizzate. Il generale De Simone era il responsabile superiore del settore e disponeva di circa 35.000 soldati, di cui 4.200 italiani, organizzati nella [[101ª Divisione somala]] schierata a nord e nella [[102ª Divisione somala]] posizionata a sud; in riserva erano disponibili altri due piccoli reparti indigeni. Si trattava di forze numerose ma poco addestrate, scarsamente equipaggiate, con artiglierie antiquate, pochi mezzi e solo una decina di vecchi aerei<ref>A. Del Boca, ''Gli italiani in Africa Orientale'', vol. III, pp. 443-444.</ref>.
 
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