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"ora stavano spogliandosi della pelle. Potevano imitare soltanto ciò che erano. Non avevano altra difesa che cercare la verità negli altri" p. 129
 
erodoto: p. 131, 265
 
caravaggio zio geloso p. 134
 
scoprono che nell'amore può esserci un'intera civiltà, un'intera nazione da scoprire. è l'amore dell'idea di lui o di lei. p.241
 
== Temi ==
Il paziente inglese, dopo aver svelato la natura del suo incidente, scherzando con l'artificiere sikh dirà ad Hana: "Kip e io siamo due bastardi internazionali. Nati in un posto, abbiamo scelto di vivere altrove. E per tutta la vita ci sforziamo di ritornare in patria o di andarcene via."<ref>{{Cita|Ondaatje|p. 191}}</ref>
 
La condizione nomade, amplificata dalla frequente evocazione del deserto<ref>Secondo Lerzan Gültekin, che definisce il libro una "metafiction storiografica", il deserto, la cui superficie cambia continuamente sotto l'effetto degli agenti atmosferici, sarebbe la metafora della transitorietà e delle "inaffidabili identità nazionali" dei protagonisti del romanzo, frammentate e varie a causa delle loro esperienze personali traumatiche. Cfr.: Lerzan Gültekin, ''Identity Crisis in Michael Ondaatje's The English Patient'', University of Ankara.</ref>, che con la villa costituisce lo sfondo delle vicende narrate nel romanzo, si accompagna alla messa in discussione dei concetti tradizionali di nazione, identità e razza<ref>{{Cita pubblicazione|autore=Pradeep Kaur and Jap Preet Kaur Bhangu|anno=2013|titolo=Negotiating identity and history: Michael Ondaatje's in The Skin of Leon and The English Patient|rivista=International Journal of English and Literature (IJEL)|volume=3|numero=4|pp=11-18|lingua=inglese|url=http://www.academia.edu/4541141/Negotiating_Identity_and_History_Michael_Ondaatje_s_In_The_Skin_Of_A_Lion_and_the_English_Patient}}</ref>. La condizione di anonimato e di invisibilità<ref>Gordon Gamlin ha rilevato l'attenzione nell'opera di Ondaatje per i gruppi sociali subalterni, come le donne e gli immigrati, e il desiderio di ripensare attraverso le loro vite il passato storico e la cronologia ufficiale. Cfr. Gamlin, Gordon. (1992). Michael Ondaatje's In the Skin of a Lion and The Oral Narrative'', Canadian Literature,'' 135, 68-77</ref> caratterizza alcuni dei personaggi e ne mette in luce la loro quasi assente dimensione sociale. Kip è una sorta di "ibrido", un sikh che si è unito all'esercito britannico, un nativo colonizzato., Egliun èuomo stupitodell'Asia che Hana"ha loadottato amipadri "nonostanteinglesi, lache suaha vocazioneseguito all'anonimatoi loro codici come un figlio obbediente".<ref>{{Cita|Ondaatje|p. 233}}</ref> E' arrivato in Inghilterra "a 21 anni, senza conoscere nessuno, sradicato dalla sua famiglia nel Punjab"<ref>{{Cita|Ondaatje|p. L203}}</ref>. Dopo la morte del suo mentore Lord Suffolk, l'invisibilità sembra esserediventa il suo modo di stare al mondo, la sua cifra"vocazione", così come la sua arma di esistenzialedifesa: "In Inghilterra era stato semplicemente ignorato nelle varie caserme, e aveva preferito col preferirlo ("...) EraEgli era "membro anonimo di un 'altra razza, di un mondo invisibile"<ref>{{Cita|Ondaatje|p. 213}}</ref>. Mentre all'inizio viene descritto come un soldato ligio alla sua missione, che - al contrario del fratello che rifiuta di arruolarsi nell'esercito e finisce in carcere come "agitatore politico" - sembra avere assimilato la cultura inglese (esempio divisa o pronuncia inglese delle parole), pur nella consapevolezza della sua diversità razziale, dopo l'evento delle bombe su Hiroshima e Nagasaki, muterà la sua autorappresentazionevisione edel ilmondo, a partire dal rapporto con gli abitanti della villa. La crudeltà e la slealtà espressa nel bombardamento di una civiltà non-bianca conclude la sua passiva accettazione della civiltà occidentale (p. 54 Furuholm) e lo porteràporta ad affermare la sua appartenenza etnica ("Non avrebbero mai lasciato cadere una tale bomba su una nazione bianca" https://www.theguardian.com/books/booksblog/2011/mar/04/booker-club-english-patient-ondaatje), in una prospettiva post-coloniale.(p. 50 Adhikari). Kip si ricorda la sua famiglia e riprende il suo vero nome, Kirpal Singh. Gli amici di prima diventano indistinti colonizzatori (p. 5 Gultekin), e l'approdo a questa nuova identità lo farà decidere per il ritorno a casa, in India. Secondo Furuholm, la comunità nella villa si dissolve quando Kirpal si ritira dal rapporti che ha con gli altri personaggi (p. 56 Furuholm)
 
Hana vive una condizione di nomade all'interno della villa: il paziente ha una sua precisa collocazione fisica, viene accudito con regolarità; Hana è in continua ricerca di un posto in cui trovare riposo e guarigione, vaga fra le stanze, il giardino<ref>Sulla simbologia del giardino ne ''Il paziente inglese'', cfr. Friedman, Rachel D. "Deserts and Gardens: Herodotus and The English Patient", ''Arion: A Journal of Humanities and the Classics'' 15.3 (2008): 47-84 e Nina C. Bache, ''Space inThe English Patient'', MA thesis (Oslo: University of Oslo, 2004), p.32.</ref> e la tenda di Kip, e si nutre del bisogno della relazione infermiera-paziente, padre-figlia per alleviare i traumi che la guerra le ha inferto<ref name=":13" /><ref>La diversa prospettiva con cui ogni personaggio interpreta la sua relazione con gli altri è espressa, nel caso di Hana e il paziente, dalla confessione che quest'ultimo rivolge a Caravaggio, di aver voluto aiutare la ragazza in crisi, inquieta e incapace di comunicare, chiedendole di leggere qualcosa per lui. Cfr. Ondaatje, p. 271.</ref>. (p.22 Furuholm) Anche Hana, dopo aver fatto i conti con la guerra e le sue vittime, decide di ritornare a casa dalla matrigna. La comunità nella villa si dissolve quando Kirpal si ritira dal rapporti che ha con gli altri personaggi (p. 56 Furuholm)
 
Rachel D. Friedman osserva che il ristabilimento della identità indiana di Kip 'sembra annullare il resto del movimento post-coloniale del romanzo verso un contro-nazionalismo e un modello di identità non basati sulla categoria letale della nazione. L'unità nella villa, poi, sembra diventare annullata dal ristabilimento della nazionale la coscienza nella comunità. il senso di appartenenza alla comunità di Kirpal ha iniziato a cambiare quando ha sentito dei bombardamenti e lo shock che lo ha spinto a confrontarsi con il paziente e riprendere il suo vero nome. (p. 57)
 
Caravaggio arriva alla villa ferito nel corpo e nello spirito. Perdendo i pollici ha perso anche una parte della sua identità di ladro, eche gli permetteva di muoversi con abilità, come un' "ombra". Ma durante la guerra aveva svolto anche il lavoro di spia, capace di districarsi in camuffamenti e simulazioni, abile nel creare "identità doppie"<ref>{{Cita|Ondaatje|p. 272}}</ref>. La morfina, di cui diventa dipendente, lo aiuta a sopportare la sua manomazione.menomazione, (pma al tempo stesso lo imprigiona dentro il tempo della guerra.26 Furuholm)Almasy Ilcon il suo precedenteracconto lavororivela loil avevasuo resolegame simileindissolubile ae un'ombra,non invisibilesuperabile quasicon comeil Kip.passato; "NonCaravaggio avrebbecomprende maiinvece lasciatoche ilper lui diventa necessario andarsene dalla villa, uscire dal "suo" nomedeserto doveconnotato lada suaun' abilità"architettura eradi statomorfina", ritornare alla normalità<ref>{{Cita|Ondaatje|p. 270}}</ref>. (p.26 Furuholm) Era uno dei coloro che hanno la furia o la tristezza di un solo essere descritto da qualcun altro. Un terrore di strade, una casa-builder, un pittore, un thief- eppure era invisibile a tutti intorno a lui "(Ondaatje 1997, p.199).
 
Il paziente inglese è, a partire dalla sua stessa condizione psicofisica, un uomo irriconoscibile, "senza faccia, tutti i segni di identità cancellati dal fuoco" <ref>{{Cita|Ondaatje|p. 58}}</ref>. Il suo vero nome, Almasy, viene confermato verso la fine del libro, al cap. 9. Il suo punto di riferimento è una copia di ''Le Storie'' di Erodoto, che ha però progressivamente modificato incollando ritagli di giornali e mappe geografiche. E' un uomo senza patria, che ha trascorso molto tempo nell'esplorazione del deserto, e che, attraverso il deserto, vuole cancellare il proprio nome, "non appartenere a nessuno, a nessuna nazione".<ref>{{Cita|Ondaatje|p. 152}}</ref> Nel deserto si mette al servizio prima degli inglesi e poi dei tedeschi, senza sensi di colpa nè turbamenti interiori, manifestando la sua indifferenza per i diversi schieramenti in campo durante la guerra. Nell'esprimere la sua ammirazione per l'assenza del concetto di nazione da parte delle tribù nomadi, mette a nudo tutta la sua avversione nei confronti delle conseguenze nefaste del nazionalismo: "Incontravamo fiumi di tribù desertiche, gli esseri umani più belli che abbia visto in vita mia. Eravamo tedeschi, inglesi, ungheresi, africani, nomi che per loro non avevano alcun significato. A poco a poco siamo diventati gente senza nazione, sono giunto a odiare le nazioni. Siamo deformati dalle nazioni-stato. Madox è morto proprio a causa delle nazioni” <ref>{{Cita|Ondaatje|p. 152}}</ref>
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