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scoprono che nell'amore può esserci un'intera civiltà, un'intera nazione da scoprire. è l'amore dell'idea di lui o di lei. p.241
 
kip fortunato in quanto cresciuto fra gli altri come un estraneo, che sa quindi cambiare i suoi affetti, sostituire le perdite. p. 290
 
kip chiama almasy zio p. 302
 
== Temi ==
Il paziente inglese, dopo aver svelato la natura del suo incidente, scherzando con l'artificiere sikh dirà ad Hana: "Kip e io siamo due bastardi internazionali. Nati in un posto, abbiamo scelto di vivere altrove. E per tutta la vita ci sforziamo di ritornare in patria o di andarcene via."<ref>{{Cita|Ondaatje|p. 191}}</ref>
 
La condizione nomade, amplificata dalla frequente evocazione del deserto<ref>Secondo Lerzan Gültekin, che definisce il libro una "metafiction storiografica", il deserto, la cui superficie cambia continuamente sotto l'effetto degli agenti atmosferici, sarebbe la metafora della transitorietà e delle "inaffidabili identità nazionali" dei protagonisti del romanzo, frammentate e varie a causa delle loro esperienze personali traumatiche. Cfr.: Lerzan Gültekin, ''Identity Crisis in Michael Ondaatje's The English Patient'', University of Ankara.</ref>, che con la villa costituisce lo sfondo delle vicende narrate nel romanzo, si accompagna alla messa in discussione dei concetti tradizionali di nazione, identità e razza<ref>{{Cita pubblicazione|autore=Pradeep Kaur and Jap Preet Kaur Bhangu|anno=2013|titolo=Negotiating identity and history: Michael Ondaatje's in The Skin of Leon and The English Patient|rivista=International Journal of English and Literature (IJEL)|volume=3|numero=4|pp=11-18|lingua=inglese|url=http://www.academia.edu/4541141/Negotiating_Identity_and_History_Michael_Ondaatje_s_In_The_Skin_Of_A_Lion_and_the_English_Patient}}</ref>. La condizione di anonimato e di invisibilità<ref>Gordon Gamlin ha rilevato l'attenzione nell'opera di Ondaatje per i gruppi sociali subalterni, come le donne e gli immigrati, e il desiderio di ripensare attraverso le loro vite il passato storico e la cronologia ufficiale. Cfr. Gamlin, Gordon. (1992). Michael Ondaatje's In the Skin of a Lion and The Oral Narrative'', Canadian Literature,'' 135, 68-77</ref> caratterizza alcuni dei personaggi e ne mette in luce la loro quasi assente dimensione sociale. Kip è una sorta di "ibrido", un sikh che si è unito all'esercito britannico, un nativo colonizzato, un uomo dell'Asia che "ha adottato padri inglesi, che ha seguito i loro codici come un figlio obbediente".<ref>{{Cita|Ondaatje|p. 233}}</ref> E' arrivato in Inghilterra a 21 anni, senza conoscere nessuno, sradicato dalla sua famiglia nel Punjab<ref>{{Cita|Ondaatje|p. 203}}</ref>. Dopo la morte del suo mentore Lord Suffolk, l'invisibilità diventa il suo modo di stare al mondo, la sua "vocazione", così come la sua arma di difesa: "In Inghilterra era stato semplicemente ignorato nelle varie caserme, e aveva preferito col preferirlo". Egli era "membro anonimo di un'altra razza, di un mondo invisibile"<ref>{{Cita|Ondaatje|p. 213}}</ref>. Mentre all'inizio viene descritto come un soldato ligio alla sua missione, che - al contrario del fratello che rifiuta di arruolarsi nell'esercito e finisce in carcere come "agitatore politico" - sembra avereha assimilato lagli usi e le consuetudini della cultura inglese (esempio divisa o pronuncia inglese delle parole), pur nella consapevolezza della sua diversità razziale, dopo l'evento delle bombe su Hiroshima e Nagasaki, muteràvedrà latutto suasotto visioneuna delluce mondodiversa, a partire daldagli rapportoamici conresidenti glinella abitantivilla, dellache villaassumeranno le sembianze del "nuovo nemico".<ref>{{Cita|Ondaatje|p. 303}}</ref> La crudeltà e la slealtà espressa nel bombardamento di una civiltà non-bianca <ref>Provocherà diverse reazioni negli Stati Uniti all'uscita del libro il pensiero che Ondaatje fa esprimere a Caravaggio: "Sa che il giovane soldato ha ragione. Loro non avrebbero mai lanciato una bomba come quella su una nazione bianca". Cfr. Ondaatje, p. 305.</ref>conclude la sua passiva accettazione della civiltà occidentale (p. 54 Furuholm) e lo porta ad affermare la sua appartenenza e alterità etnica ("Non avrebbero mai lasciato cadere una tale bomba su una nazione bianca" https://www.theguardian.com/books/booksblog/2011/mar/04/booker-club-english-patient-ondaatje), in una prospettiva post-coloniale.(p. 50 Adhikari). Kip si ricorda ladella sua famiglia e, riprende il suo vero nome, Kirpal Singh. Gli amici di prima diventano indistinti colonizzatori (p. 5 Gultekin), e l'approdo a questa nuova identità lo farà decidere perdecide il ritorno a casa, in India. Secondo Furuholm, la comunità nella villa si dissolve quando Kirpal si ritira dal rapporti che ha con gli altri personaggi (p. 56 Furuholm)
 
Gli amici di prima diventano indistinti colonizzatori (p. 5 Gultekin), e l'approdo a questa nuova identità lo farà decidere per il ritorno a casa, in India. Secondo Furuholm, la comunità nella villa si dissolve quando Kirpal si ritira dal rapporti che ha con gli altri personaggi (p. 56 Furuholm)
 
Hana vive una condizione di nomade all'interno della villa: il paziente ha una sua precisa collocazione fisica, viene accudito con regolarità; Hana è in continua ricerca di un posto in cui trovare riposo e guarigione, vaga fra le stanze, il giardino<ref>Sulla simbologia del giardino ne ''Il paziente inglese'', cfr. Friedman, Rachel D. "Deserts and Gardens: Herodotus and The English Patient", ''Arion: A Journal of Humanities and the Classics'' 15.3 (2008): 47-84 e Nina C. Bache, ''Space inThe English Patient'', MA thesis (Oslo: University of Oslo, 2004), p.32.</ref> e la tenda di Kip, e si nutre del bisogno della relazione infermiera-paziente, padre-figlia per alleviare i traumi che la guerra le ha inferto<ref name=":13" /><ref>La diversa prospettiva con cui ogni personaggio interpreta la sua relazione con gli altri è espressa, nel caso di Hana e il paziente, dalla confessione che quest'ultimo rivolge a Caravaggio, di aver voluto aiutare la ragazza in crisi, inquieta e incapace di comunicare, chiedendole di leggere qualcosa per lui. Cfr. Ondaatje, p. 271.</ref>. (p.22 Furuholm) Anche Hana, dopo aver fatto i conti con la guerra e le sue vittime, decide di ritornare a casa dalla matrigna.
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