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Del periodo [[Storia romana|romano]] rimangono ad oggi un cippo funerario e resti dell'acquedotto che riforniva ''Albintimilium'', l'odierna [[Ventimiglia]], con le acque del torrente Seborrino. Sotto tuttavia presenti reperti archeologici di età preromana dei castellari ubicati presso le cime Bandiera, Fontane e Ciaixe<ref name="Villaggi di Pietra">Fonte dal libro di {{cita libro|Enzo|Bernardini|Villaggi di Pietra. Viaggio nell'entroterra della Riviera dei Fiori|2002|Tipografia Stige|San Mauro (TO)}}</ref>.
 
La storia di Camporosso seguì di fatto quella della comunità di Ventimiglia - la dominazione dei [[Lascaris di Ventimiglia|conti Lascaris]] e del comune intemelio<ref name="Siusa">{{cita web|url=http://siusa.archivi.beniculturali.it/cgi-bin/pagina.pl?TipoPag=prodente&Chiave=31163&RicFrmRicSemplice=camporosso&RicSez=produttori&RicVM=ricercasemplice|titolo=Fonte dal Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze Artistiche|accesso= 15 gennaio 2017}}</ref> - nonostante il suo territorio sia posto al confine con [[Dolceacqua]], dominio della famiglia genovese [[Doria]], avversari dei conti ventimigliesi. Proprio la vicinanza con Ventimiglia scatenò nei secoli battaglie sanguinose subendo frequentemente occupazioni militari dal borgo rivale. La prima citazione documentata di Camporosso è risalente al 1256<ref name="Villaggi di Pietra"/> o 1259<ref name="Siusa"/>.
 
Già sede di un proprio scalo commerciale<ref name="Siusa"/> lungo le sponde del torrente Nervia, solamente nel corso del XV secolo<ref name="Siusa"/> ebbe assieme ad altri luoghi e comunità vicine una maggiore fase di "importanza" nelle scelte di governo del Comune di Ventimiglia. Per scongiurare altre incursioni dei pirati saraceni nel Cinquecento<ref name="Siusa"/> il territorio di Camporosso fu cinto di mura difensive. Un'importante atto della storia di Camporosso fu siglato il 21 aprile 1686<ref name="Siusa"/><ref name="Provincia di Imperia">Fonte dal libro di {{cita libro|Andrea|Gandolfo|La provincia di Imperia: storia, arti, tradizioni. Volume 1|2005|Blu Edizioni|Peveragno}}</ref> quando le "ville" orientali di Ventimiglia ([[Bordighera]], [[Borghetto San Nicolò]], Camporosso, [[San Biagio della Cima]], [[Sasso di Bordighera|Sasso]], [[Soldano]], [[Vallebona]] e [[Vallecrosia]]) andarono a costituire la Magnifica Comunità degli Otto Luoghi<ref name="Provincia di Imperia"/>: una prima realtà confederativa di collaborazione e associazionismo tra borghi, retta da "capitoli di buon governo"<ref name="Provincia di Imperia"/> e gestita da quattro sindaci<ref name="Provincia di Imperia"/> e da un parlamento centrale (composto da venti delegati, ai quali era affidato il compito di amministrare il territorio della comunità<ref name="Provincia di Imperia"/>), ma con ampia e singola autonomia dei rispettivi luoghi. Una comunità formata da quattro circoscrizioni<ref name="Provincia di Imperia"/> (Bordighera, Camporosso, Vallebona e Vallecrosia) e amministrativamente ascritta al capitaneato di Ventimiglia (non più quindi alle dirette dipendenze dell'ente intemelio), all'interno dei confini della [[Repubblica di Genova]], e che sopravvisse per oltre un secolo.
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