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Dopo aver strappato ai [[Mamelucchi]] il controllo dell'[[Egitto]], con la [[Battaglia delle Piramidi]] del 21 luglio [[1798]], l'esercito francese repubblicano tentò d'invadere la Siria e la Palestina ottomane. Malgrado i francesi riuscissero a conquistare [[al-Arish]] e [[Giaffa]] e vincessero ogni battaglia in campo aperto contro gli [[Ottomani]], non furono in grado di superare le fortificazioni murarie di Acri, il cui governatore poteva contare sul sostegno britannico. L'esercito francese così fu indebolito dalle inevitabili epidemie ([[Tifo esantematico|tifo]] e [[colera]], che in quei climi e in quei tempi regolarmente si producevano) e dalla mancanza di rifornimenti, causati dal blocco navale imposto da [[Orazio Nelson]] dopo la sua vittoria navale di [[Battaglia navale di Abukir|Abukir]].
 
Sebbene Napoleone e Gezzaral-Jazzār Pascià ricevessero qualche rifornimento da [[Bashir Shihab II|Bashīr]], esponente principale della famiglia [[Emiro|emirale]] del [[Monte Libano]], gli [[Shihab (famiglia)|Shihāb]], rimasto però formalmente neutrale, la situazione non consentì a Napoleone di protrarre oltre il suo assedio, tanto che dovette infine ritirarsi, vanificando dal punto di vista strategico la sua intera [[Campagna d'Egitto|Campagna di conquista dell'Egitto]] e del [[Vicino Oriente]] [[islam]]ico.
 
Un risultato di storica portata però fu comunque prodotto dalla presenza napoleonica in quelle terre, ricordato dallo storico egiziano, perché di lì a pochi anni l'albanese ottomano [[Mehmet Ali]], inviato in Egitto per recuperarlo alla [[Sublime Porta]], avviò uno profondo processo di ammodernamento, specie delle regioni egiziane.
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