Maxiprocesso di Palermo: differenze tra le versioni

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== Contesto storico ==
 
[[File:Giovanni Falcone.jpg|thumb|upright=0.9|Giovanni Falcone]]
=== La situazione a Palermo ===
{{vedi anche|Seconda guerra di mafia}}
 
=== La nascita del ''pool'' antimafia ===
[[File:Giovanni Falcone.jpg|thumb|upright=0.9|Giovanni Falcone]]
{{vedi anche|Pool (magistratura italiana)}}
Per far fronte ad una simile situazione, il primo a pensare che presso l'ufficio istruzione del [[Tribunale ordinario|tribunale]] di Palermo potesse essere istituita una squadra di giudici istruttori, che avrebbero lavorato in gruppo, fu il consigliere istruttore [[Rocco Chinnici]]. Quando poi nel 1983 Cosa Nostra uccise anche Chinnici, il giudice chiamato a sostituirlo, [[Antonino Caponnetto]], decise di mantenere ed ampliare l'organizzazione dell'ufficio voluta dal predecessore. Caponnetto si informò presso la [[Procura della Repubblica (ordinamento italiano)|Procura]] di [[Torino]] riguardo a come si fosse organizzata durante gli anni del [[Terrorismo in Italia|terrorismo]] e decise infine di istituire presso l'ufficio istruzione un vero ''[[Pool (magistratura)|pool]]'' antimafia, ossia un gruppo di giudici istruttori che si sarebbero occupati esclusivamente dei reati di stampo mafioso. Lavorando in gruppo, essi avrebbero avuto una visione più chiara e completa del fenomeno mafioso nel palermitano, e di conseguenza la possibilità di combatterlo più efficacemente. Caponnetto scelse, tra i giudici istruttori che meglio conosceva e dei quali riteneva di potersi fidare, [[Giovanni Falcone]], [[Paolo Borsellino]], [[Leonardo Guarnotta]] e [[Giuseppe Di Lello]]. Questi avrebbero svolto tutte le indagini su Cosa Nostra, coadiuvati dal [[Procuratore aggiunto|sostituto procuratore]] [[Giuseppe Ayala]] e tre colleghi, il cui compito era inoltre quello di portare a processo come pubblici ministeri i risultati delle indagini del ''pool'' e ottenere le condanne.<ref name=cd>''La mafia – 150 anni di storia e storie'' (Compact Disc), la Repubblica, 1998.</ref><ref>Maria Falcone, pagg. 16 e 91.</ref><ref>Ayala 2008, pagg. 18-19 e 80-81.</ref><ref>Bolzoni e Santolini, pag. 126.</ref>
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