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Il 27 luglio [[1944]], infatti, una bomba proveniente da un raid aereo alleato provocò l'incendio e la fusione del tetto di piombo, provocando il serio danneggiamento degli affreschi (tra cui la distruzione di uno riferito tradizionalmente a [[Stefano Fiorentino]]), di molte sculture e sarcofaghi, che andarono in frantumi<ref name=T348/>. Dal 1945 ad oggi sono ancora in corso lavori di restauro, che fra l'altro hanno portato al recupero delle preziosissime [[sinopie]] oggi esposte nel [[Museo delle sinopie]], negli edifici del lato sud della piazza. Anche la rimozione delle sculture, soprattutto ottocentesche, per il ripristino dell'aspetto medievale, ne ha determinato un impoverimento: solo in tempi recenti, sul finire degli anni ottanta del Novecento, si è iniziato un restauro filologico di tutto l'apparato monumentale del Camposanto, ricostruendo gradualmente, per quanto possibile, l'aspetto stratificato del luogo, grazie anche a preziose testimonianze pervenuteci, come l'opera lasciata dal direttore [[Carlo Lasinio]], che ne curò la conservazione all'epoca del [[Regno d'Etruria]] di [[Maria Luisa di Borbone-Spagna]]<ref name=T348/>.
 
Gli affreschi vennero tutti staccati e si avviò subito un restauro. Se non tutto il male viene per nuocere, conCon lo stacco degli affreschi furono scoperte le [[sinopia|sinopie]], molto ben conservate, che oggi sono il modo più diretto per farsi un'idea di come doveva apparire la decorazione del Campo Santo nei secoli precedenti. Il [[Museo delle Sinopie di Pisa]] è stato inaugurato nel [[1976]] ed è stato ristrutturato entro il [[2007]]. Attualmente al museo è possibile vedere, oltre alle sinopie stesse, una riproduzione virtuale del Camposanto in 3D stereoscopico che rappresenta l'interno del monumento durante i secoli.
 
Nel [[1960]] si tenne una mostra per sancire il completamento dei primi restauri, ma già vent'anni dopo alcuni segnali misero in allarme per nuovi e gravi sintomi di deterioramento, soprattutto per quelle opere risistemate nelle pareti all'aperto. Si aprì così una nuova fase di ricerche condotte dalla Soprintendenza in stretta collaborazione con l'[[Opificio delle Pietre Dure]] e i dipartimenti di [[Scienze della Terra]] e di [[Chimica]] dell'Università, che misero in luce alcune carenze e scelte errate dei precedenti restauri, rendendo necessario un nuovo restauro.
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