Differenze tra le versioni di "Giovanni Maria Vianney"

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Corretto: "vicino alla"
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m (Corretto: "vicino alla")
Sebbene restaurata la parrocchia e catechizzata la gente, il giovane curato dovette ben presto rendersi conto della presenza d'un nuovo impedimento alla sua opera d'apostolato: la domenica trovava ben pochi fedeli alla messa poiché la maggior parte di essi si trovava nei campi a lavorare<ref>Guillaume Villier, ''Processo dell'ordinario'', p.623</ref>. Terminati i lavori, gli uomini andavano ad ubriacarsi in osterie mentre le donne, i giovani e gli anziani si riunivano in piazza a far baldoria fino a tarda notte. Ciò accompagnato da frasi triviali e bestemmie, proprio vicino alla canonica del Vianney.
[[File:Cuisine Ars.jpg|upright=1.4|thumb|La cucina del curato d'Ars]]
Le prime nemiche da abbattere furono appunto le osterie, che sorgevano numerose attorno alla parrocchia, privando così il curato dei suoi fedeli. Feroci furono le sue invettive contro le osterie "''luogo in cui si vendono le anime, in cui si rovinano le famiglie, in cui si rovina la salute, dove sorgono liti e dove si commettono i delitti''"<ref>''Sermoni del Curato d'Ars'', pag.334</ref>, gli osti "''che rubano il pane di una povera donna e dei suoi ragazzi dando da bere a quegli ubriachi che spendono la domenica tutto ciò che hanno guadagnato durante la settimana''"<ref name="Ibidem" /> e i loro assidui clienti "''che scendono al disotto della bestia più bestia''"<ref name="Ibidem" />. I risultati furono ben presto visibili: intimoriti da quelle parole parecchi alcolizzati decisero di smettere la loro frequenza nelle osterie, mandando così in bancarotta le taverne vicino laalla parrocchia, i cui proprietari furono costretti a cambiare mestiere. Uno di essi, caduto per questo in rovina, ricevette dal curato il denaro necessario per chiudere l'esercizio e intraprendere una nuova professione<ref>Jean Pertinard, ''Processo apostolico'', p.860</ref>. Le altre due osterie, dopo poco tempo, furono costrette anch'esse a chiudere i battenti e sorte simile toccò ad altri sette osti che, liberi da ogni concorrenza, avevano aperti nuovi esercizi in diversi luoghi del paese. "''Quella fu una delle maggiori vittorie del curato d'Ars''" fu detto in seguito ricordando questi eventi<ref>Don Dubouis, ''Processo dell'ordinario'', p.1230</ref>. I risultati furono visibili anche sul livello sociale: chiuse le osterie diminuì una delle piaghe maggiori del paese, la povertà di cui l'alcool era una delle cause principali<ref>Jean Pertinard, ''Processo apostolico'', p.358.</ref>.
 
Passò quindi con l'abbattimento degli altri due mali da esso derivanti, primo fra tutti la bestemmia, frequentissima ad Ars anche nelle bocche dei ragazzi più piccoli<ref>''Sermoni del Curato d'Ars'', pag.217</ref>. Veementi le sue prediche su questo tema, in particolar modo contro ingiurie, imprecazioni e giuramenti, che dopo un certo tempo riuscirono a portare, come nel caso delle osterie, ad ottimi risultati. Otto anni durò invece la sua lotta contro il lavoro domenicale, che non riuscì mai pienamente ad abolire<ref>Jeanne Baptiste Mandy, ''Processo dell'ordinario'', p.597</ref>. Lo condannò dal pulpito ma non solo. Spesso lo si vedeva, dopo i vespri domenicali, girare per i sentieri e parlarne in prima persona con i diretti interessati. Nonostante fosse intransigente in questo ambito si presentarono casi di vera necessità per i quali il curato non volle protestare<ref>Contessa Des Garets, ''Processo dell'ordinario'', p.769</ref>, specie nei casi di forti temporali che minacciavano la rovina dell'intero raccolto.
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