Differenze tra le versioni di "Paolo Carosi"

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Il 3 marzo [[1968]] giocò l'ultima partita con la maglia della [[S.S. Lazio|Lazio]] nella ventiseiesima giornata di [[Serie B 1967-1968|Serie B]] contro il [[Calcio Catania|Catania]] (0-0). Con i capitolini conta 197 presenze complessive (176 in campionato, 19 in [[Coppa Italia]] e 2 in [[Coppa delle Alpi]]) e 3 gol (tutti in campionato). Nel novembre del [[1962]] di trasferisce all'[[Udinese]] e al termine del campionato fece ritorno alla Lazio, dove rimase fino al termine della [[Serie B 1967-1968|stagione 1967-1968]] quando passò al [[Calcio Catania|Catania]].
 
Un singolare aneddoto della storia di Paolo Carosi è riferito alla 4ª giornata del [[Serie A 1966-1967|campionato 1966-1967]]. Si giocava a [[Stadio Giuseppe Meazza|San Siro]], [[AC Milan|Milan]]-Lazio e l'arbitro [[Aurelio Angonese|Angonese]], con i ''rossoneri'' in vantaggio per 2-1, fischiò la fine dell'incontro con due minuti di anticipo. L'allenatore biancoceleste [[Umberto Mannocci|Mannocci]] ed alcuni giocatori si resero conto della svista arbitrale e protestarono vibratamente mentre altri, tra cui il ''Barone'' Carosi rientrarono mestamente negli spogliatoi. Angonese, accortosi dell'errore, richiamò in campo le due squadre. Carosi, che era già sotto la doccia, si rivestì in fretta e tornò in campo, sollecitato dalle preghiere di compagni ed avversari. Non si riallacciò neanche gli scarpini e non tornò nella sua posizione abituale (tanto mancavano la miseria di due minuti), stazionando a metà campo. Ricevette un pallone innocuo e, vedendo il compagno di squadra [[Romano Bagatti|Bagatti]] libero, gieloglielo porse di precisione, mandandolo in rete per il gol del definitivo 2-2.
 
===Allenatore===
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