Alvise Belegno: differenze tra le versioni

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Figlio di Bernardino, apparteneva a una [[Belegno|famiglia]] del [[patriziato veneziano]]. Studente di diritto, si interessò al contempo anche di lettere, frequentando il circolo che si riuniva presso la casa di [[Domenico Venier]] (fra gli altri frequentatori: [[Sperone Speroni]], [[Celio Magno]], [[Bernardo Tasso]]); compare per questo tra gli interlocutori di una conversazione contenuta nel ''Diamerone'' di [[Valerio Marcellino]]. Sappiamo che compose qualche poesia, ma è difficile analizzare le sue qualità di letterato: ci resta infatti un solo sonetto e qualche altro verso compreso in una raccolta curata da [[Dionigi Atanagi]] in onore di [[Irene di Spilimbergo]], amante delle arti morta in giovanissima età.
 
Il Belegno si distinse però in ambito forense. Nel [[1560]] fu avvocato ai Consigli, nel [[1561]] e [[1564]] avvocato alle Corti, nel [[1566]], [[1568]], [[1570]], [[1572]] e [[1580]] avvocato dei prigionieri. Più tardi fece carriera nell'amministrazione pubblica: nel [[1591]] fu [[avogadoria de Comun|avogador di Comun]], nel [[1593]]-[[1594|94]] fu luogotenente del [[Friuli]]. In quest'ultima veste, gli venne affidato l'incarico di realizzare le nuove fortificazioni di [[Udine]], ma i lavori vennero interrotti poco dopo l'inizio. Nel [[1594]] fu censore, nel [[1595]] membro del [[Consiglio dei Dieci]] e inquisitore sull'osservanza della promissione ducale da parte del [[doge (Venezia)|doge]] [[Pasquale Cicogna]], morto qualche tempo prima. Fu poi savio del Consiglio e, nel [[1598]], consigliere del [[sestiere (Venezia)|sestiere]] di [[Castello (sestiere di Venezia)|Castello]].