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→‎La congiura degli Eguali: aggiunto link a nuova pagina
Buonarroti maturò durante la prigionia la convinzione che la rivoluzione doveva tendere all'instaurazione di un sistema egualitaristico e comunistico, che bisognava abolire la proprietà privata, generatrice della divisione tra ricchi e poveri, detentori del potere e governati sfruttati. La presenza simultanea in carcere di gente come Babeuf, Bodson, Debon ed i seguaci di [[Robespierre]] perseguitati dalla reazione termidoriana fece in modo che il Plessis divenne un focolaio di cospirazione.
 
Dopo le sanguinose repressioni delle insurrezioni democratico-popolari dell'aprile-maggio [[1795]] e della rivolta realista del 5 ottobre dello stesso anno, il [[Direttorio]] volle riappacificarsi con le forze giacobine. Il gesto di distensione fu un'amnistia per i democratici che si trovavano in prigione. Di questa amnistia fruirono Buonarroti, Babeuf, ugustin Darthé|Darthé]] e molti altri dei protagonisti della congiura degli Eguali.
 
Iniziò allora la stagione delle società intellettuali e delle riviste con l'apertura, a Parigi, della società popolare del Panthéon, che proprio grazie a Buonarroti, che la presiedette varie volte, si trasformò ben presto in un centro di opposizione alla politica termidoriana. Quando il Pantheon venne sciolto per ordine del [[Direttorio]], e tale ordine venne eseguito dal Bonaparte, l'attività di lotta politica del Buonarroti continuò con altri organismi segreti, tra cui il Direttorio segreto di salute pubblica.