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La parrocchia di Torriglia aveva un territorio sostanzialmente coincidente con l'attuale comune, comprendente le ville di Siginella, Porto, Ponte Trebbia, [[Pentema]], Casaleggio, Bavastri, Costafontana, Obbi, Costalunga, Cavorsi, Donetta, Costazza, Fallarosa, Donderi, Frevada, Fascia di Carlo, Laccio, Garaventa, Marzano, Olcesi e Passo della Scoffera. L'ambito della giurisdizione di Torriglia era invece più ampio, e vi erano ricompresi l'alta Valtrebbia sino a Casanova e le ville di Dova, in Val Borbero, e di Pareto, in Val Brevenna. Il territorio del marchesato si estendeva invece ai vari possedimenti che di questo fecero parte nelle diverse investiture (Carrega, Ottone, Cabella, Garbagna, ecc.).
 
La storia feudale di Torriglia inizia probabilmente nel [[1164]], quando fu sottratta alla precedente amministrazione abbazialedella locale (abbazia di Patrania<ref name=Canale>F.Canale e G.Carosini, ''Torriglia'', Azienda autonoma di Soggiorno e Turismo, 1964. pag. 6</ref>) e compresa nei territori infeudati da [[federico Barbarossa|Federico I di Svevia]] alla famiglia Malaspina. Successivamente nel corso del [[XIII secolo]] passò ai [[Conte|conti]] [[Fieschi]] di [[Lavagna (Italia)|Lavagna]], con i quali rimase fino alla [[Congiura dei Fieschi|congiura]] del [[1547]]. Proprio in seguito di questo drammatico evento fu assegnata ad [[Andrea Doria]] assieme ad altre giurisdizioni, ed eretta a [[marchese|marchesato]] per disposizione dell'[[imperatore]] [[Carlo V d'Asburgo|Carlo V]].<ref>''Liguria'', p. 187</ref> Il relativo territorio comprendeva, oltre a Torriglia - i borghi di Monte Tovano, Loano, Cremonte, Grondona, Croce, Carrega, Valditrebbia, Garbagna, Vargo, Monte Acuto, Calice, Marsolaria, Vivolana, Cariseto e Greppo. Nel [[1579]] ne fu scorporata la [[contea di Loano]].
 
Nel [[1760]] i territori dei due marchesati di Torrigila e Santo Stefano d'Aveto furono riuniti in un unico [[principato (diritto)|principato]] e Giovanni Andrea III fu investito da [[Francesco I di Lorena]] col rango di principe di Torriglia, titolo questo che andò ad aggiungersi all'altra simile dignità che la famiglia da tempo aveva in quanto titolare del principato di Melfi.
 
Il vantaggioso matrimonio, celebrato nel [[1627]], di Giovanni Andrea II con Maria Polissena Landi ([[1608]]-[[1679]]), ultima della stirpe, principessa di [[Borgotaro]], [[marchese|marchesa]] di [[Bardi (Italia)|Bardi]], [[contado|contessa]] di Compiano, estese i possedimenti [[Doria|doriani]] fino ai feudi appenninici del cosiddetto "[[Stato Landi]]", confinante con il [[ducato di Parma e Piacenza]]. I Doria aggiunsero al proprio il cognome [[Landi]] e ostentarono i loro titoli gentilizi, unitamente a quelli ereditati da Andrea Doria di principi di [[Melfi]], conti di [[Loano]] e, appunto, di marchesi e principi di Torriglia.<ref>Casale, ''Castrum..'', p. 39</ref><br />
I possedimenti dei [[Landi]] furono venduti ai [[Farnese]] nel [[1682]] da Andrea III.
 
Nel [[1760]] i territori dei due marchesati di Torrigila e Santo Stefano d'Aveto furono riuniti in un unico [[principato (diritto)|principato]] e Giovanni Andrea III fu investito da [[Francesco I di Lorena]] col rango di principe di Torriglia, titolo questo che andò ad aggiungersi all'altra simile dignità che la famiglia da tempo aveva in quanto titolare del principato di Melfi.
 
Le nozze tra il principe Giovanni Andrea III e Anna [[Pamphili]], nipote della famosa [[Olimpia Maidalchini]], fece sì che i Doria Landi, nel [[1763]], con l'autorizzazione di [[papa Clemente XIII]], acquisirono le insegne della sposa, il patrimonio e la denominazione [[Doria Landi Pamphili]].
Il 5 agosto [[1797]] le truppe [[Napoleone Bonaparte|napoleoniche]] occuparono il principato, annesso alla [[repubblica ligure]] e, nel [[1815]], al [[Regno di Sardegna (1720-1861)|regno di Sardegna]]: i principi Giovanni Andrea V e Teresa imboccarono definitivamente la via dell'esilio, pur conservando i [[Allodio|beni allodiali]].<ref>Luzzatto Guerrini, p. 21</ref>
 
==Organizzazione==
Lo stemma dei [[Doria Landi Pamphili]] era così illustrato:
{{citazione|"''interzato in palo, nel 1° troncato d'oro e d'argento all'aquila di nero membrata e coronata d'oro, che è dei Doria; nel 2° di rosso alla colomba d'argento avente nel becco un ramo d'ulivo verde; capo d'azzurro caricato di tre gigli d'oro separati da due verghette di rosso, che è dei Pamphili; nel 3° inquartato 1° e 4° palati di oro e d'azzurro alla fascia d'argento attraversante; nel 2° e 3° fasciato increspato d'oro e d'azzurro, che è dei Landi.''"}}
[[File:Luigino Violante Lomellini D'Oria.png|upright=2|thumb|sinistra|[[Luigino]] di [[Torriglia]]: effigie della marchesa Violante]]
Il feudo di Torriglia, dal [[1665]] al [[1667]], sotto la reggenza della principessa Violante Lomellini, ebbe una propria [[zecca (moneta)|zecca]], ubicata sotto i bastioni della rocca: vi operarono gli zecchieri Francesco Moretti e Cristoforo Eilcoser (Heikolzer, di Bolzano ma proveniente da Napoli). Furono coniati vari [[Luigino|luigini]] (anche contraffatti)<ref>Arecco, p. 69</ref> per il commercio con il Levante, nonché "ottavetti"<ref name=Canale/>, cioè ottavi di [[scudo (moneta)|scudo]], entrambe monete d'argento.
 
L'autorità religiosa aveva ormai ceduto parte della sua autorità a quella civile. I marchesi erano delegati dell'imperatore con entrate derivanti soprattutto dai possedimenti fondiari, dai diritti giurisdizionali e dai balzelli di transito: sul confine molto trafficato didella Scoffera stazionava permanentemente una milizia avente il compito di riscuotere dai mercanti gli onerosi pedaggi. Anche l'applicazione dell'[[Diritto di asilo|asilo politico]] apportava ingenti somme nelle casse dello Staterello.<ref>Casale, ''La Magnifica Comunità..'', p. 27</ref>
 
I feudatari visitavano poche volte i loro territori: il marchese nominava un fidato sostituto, il ''commissario'', controllato alla fine del mandato di due anni dal ''sindicatore'': operavano poi il ''cancelliere'', l'''archivista'', i ''birri'' e il ''bargello''; tra i maggiorenti dei borghi, infine, venivano scelti quattro ''magnifici reggenti'', cui erano sottoposti i ''caporali'' che vigilavano sull'ordine pubblico.<ref>Casale, ''La Magnifica Comunità..'', p. 82</ref>
 
I marchesi e principi soggiornavano, infatti, oltre che nel maniero di Torriglia, soprattutto nella [[villa del Principe]], a Genova, nel palazzo Doria a Loano e nel [[palazzo Doria-Pamphili]], in [[Via del Corso (Roma)|via del Corso]] a Roma, con Andrea IV. Le loro sepolture si trovano nella [[chiesa di San Matteo (Genova)]], nell'[[abbazia di San Fruttuoso]] e nel [[convento di Monte Carmelo]] a Loano.<ref>Lingua, p. 48</ref>
 
La [[zecca (moneta)|zecca]] di Torriglia batteva [[luigino|luigini]] d'argento<ref>catalogo della mostra ''La collezione numismatica di Banca Carige'', Cinisello Balsamo, Silvana, 2004-06. pag. 220</ref>.
 
== Marchesi di Torriglia (1547-1760), principi di Torriglia (1760-1797)<ref>Luzzato Guerrini, p. 30</ref> ==