Santo Stefano di Briga: differenze tra le versioni

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La [[peste]] del [[1743]] mieté numerose vittime, mentre il [[terremoto del 1908]] non procurò danni particolari al [[villaggio]]. Ma in esso perì Raimondo San Martino De Spucches, parecchie volte (beneamato dalla popolazione) sindaco del comune istituito dopo l'abolizione del feudo nel 1812.
 
 
 
== Il castello dei Gotho di Santo Stefano di Briga ==
Le notizie certe al riguardo sono quelle riferite da Govan Luca Barberi, nei suoi Capibrevi, affermando che il casale di Santo Stefano di Brica era stato concesso in feudo da Re Federico a ''magistro Roberto de Naso messanensi'' con Regio Privilegio dato a Polizzi nel 1359. Successivamente detto casale con privilegio di re Martino dato a Messina il 13 maggio XIII^ Indizione 1365, fu dato in feudo a Giovanni de Saccano ''messanensi, suisque imperpetuum heredibus eius de corpore legitime descendentibus iure Francorum, sub consueto militari servicio''. Gli successe Pietro Saccano, suo figlio, che lo ebbe confermato con privilegio di Re Martino del 12 ottobre II^ Indizione 1393.
 
Nessun altro atto di investitura esiste sino all'anno 1463, anno in cui, da un privilegio dell'epoca di Re Giovanni, risulta che il nobile Nicolao de Gocto (Nicolo' Gotho) della città di Messina possessore delle terre e del fiume di Santo Stefano di Brica già possedute dai propri antenati, poiché annualmente, nella stagione estiva, usava ritirarsi e dimorare in quei luoghi assieme alla propria famiglia ed alle proprie genti per trascorrervi un certo numero di giorni, e poiché in quei luoghi era incombente il pericolo di incursioni turchesche da parte degli infedeli e dei corsari che con le loro navi bireme compivano continue scorrerie, venne autorizzato alla costruzione di una Torre su di una altura dal medesimo ritenuta più opportuna ed idonea al fine di potersi riparare in sicurezza assieme ai propri familiari alle proprie genti ed alle proprie cose. Nel privilegio si prescrive che a tal fine la Torre e gli altri fortilizi necessari dovevano essere opportunamente eretti, ornati, decorati e fortificati, munendola e armandola con pietre ed ogni altro genere di mezzi difensivi necessari. Il privilegio che descrive in maniera piuttosto precisa la vicenda costruttiva del predetto castrum, dato in Messina dal Viceré Bernat de [[Requesens]], porta la data del 13 dicembre XIII^ indizione 1463<ref>ASP: Real Cancelleria, registro anni 1463, fol 114.</ref>.
 
Nel privilegio con cui veniva autorizzata la costruzione del castello dei Gotho che inizialmente era costituito da una grande Torre a pianta quadra denominato nella nomenclatura delle costruzioni militari, [[dongione]], e che nei tempi successivi subì modifiche e ingrandimenti, la zona in cui fu eretto è identificata come Santo Stefano di Brica, segno evidente che all'epoca e sino alla fine del XVII secolo, non vi era una demarcazione territoriale tra Santo Stefano di Brica e quello mediano, essendo il casale indicato genericamente “di Brica” mentre gli altri toponimi “di Juso” ovvero “Santa Margherita” erano utilizzati per precisare le contrade in cui ricadevano i vari “lochi” posseduti sino alla fine del Seicento dai Gotho, come risulta da tutta una serie di atti concernenti disposizioni testamentarie o la soggiogazione con censi bullali di beni rustici ricadenti in Santo Stefano di Brica, per il pagamento delle doti monacali delle fanciulle di questa famiglia che abbracciavano la vita religiosa<ref>cfr Archivio Santa Maria dell'Alto -Messina- </ref>.
 
Nicolò Gotho, cui si deve l'erezione del castello, figlio primogenito di Leonardo barone della [[Floresta (Italia)|Floresta]], oltre alle terre di Santo Stefano di Brica e la baronia della Floresta, della quale prese investitura nel 1464, possedeva altresì altre Terre nella piana di Milazzo del quale territorio, di Castro Reale, in quegli anni era designato Capitano, e dove per ragioni agricole aveva fatto scavare un famoso pozzo, (sembrerebbe ancora esistente nella piazza di San Vito<ref>cfr Rossitto, ''Storia di Barcellona Pozzo di Gotto''</ref>), nel casale dal quale in suo ricordo prese inizialmente nome la cittadina di Puteus de Gotho, chiamata successivamente nel 1639, in suo ricordo, Pozzo di Gotto. Fu senatore di Messina negli anni 1478-1480, ed aveva sposato Eleonora Balsamo, messinese<ref>Il suo testamento pubblicato per Notar Giacomo Donato è del 22 agosto 1488</ref>.
== Note ==
<references/>
 
 
== Bibliografia ==
495 349

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