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Adrianopoli innescò un circolo vizioso per il quale le forze militari romane iniziarono a fare assegnamento, in modo sempre più esclusivo, sull'apporto dei soldati di origine barbarica, al punto che l'esercito giunse ad essere costituito, in larga parte, da mercenari e truppe barbare romanizzate e da non poter prescindere dall'impiego di ''[[dediticii]]''. La battaglia segnò l'inizio del percorso che avrebbe portato alla caduta definitiva dell'Impero e al suo sfaldamento.
 
{{citazione necessaria|L'elemento della dipendenza dell'impero dalle forze mercenarie (che avrebbe assunto le dimensioni e le caratteristiche di un vero eccesso mercenaristico) secondo la tesi di [[Michael Rostovtzeff]] determinò un fatto fondamentale: l'incapacità di gestire un tassello basilare come quello militare, a causa delle sempre più frequenti pressioni che i militari stranieri esercitavano sull'autorità imperiale, in termini di donativi, privilegi e richieste che, a vario titolo, i vertici dell'esercito insistevano a pretendere dagli imperatori}}.
 
L'incapacità di far fronte a queste domande, il rafforzarsi della posizione dei comandanti barbari i quali disponevano, spesso, di un proprio e autonomo esercito all'interno dell'impalcatura militare romana, l'acuirsi della forma del ricatto costituirono i punti deboli del potere romano. Questo processo fu contrastato e arrestato con successo alla metà del V secolo nella Pars Orientis dell'impero, mentre in occidente si svilupperà incontrastato fino alla presa di potere di [[Odoacre]] nel 476, diventando una delle maggiori cause, se non la causa, della fine dell'[[impero romano d'occidente]].
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