Differenze tra le versioni di "Colonna infame (Milano)"

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Nel [[1721]] scrisse [[Ludovico Muratori]]:
{{citazione|Ma nessun caso è più rinomato di quel di Milano, ove nel contagio del 1630, furono prese parecchie persone. che confessarono un si enorme delitto, e furono aspramente giustiziate. Ne esiste tuttavia la fenusta memoria nella Colonna infame posta ov'era la casa di quegli umani carnefici. Il perchèperché grande attenzion ci vuole affinché non si ritrovassero più simili esecrande scene|Ludovico Muratori<ref>{{cita|Muratori|p. 97.}}</ref>}}
Poco dopo però lo storico esprime i suoi dubbi circa superstizioni ed abuso di potere della magistratura:
{{citazione|Tuttavia avvertano i saggi Maestrati, e Lettori, che una tal vigilanza non degenerasse poi in Superstizione, e in Timori, ed Apprensioni spropositate, dalle quali potrebbono poi nascere altri non men gravi disordini. [...] Anzi si giunge ad imprigionar delle Persone, e per forza di tormenti a cavar loro di bocca la confession di delitti, ch'eglino forse non avranno mai commeso, con far poi di loro un miserabile scempio sopra i pubblici patiboli|Ludovico Muratori<ref>{{cita|Muratori|pp. 97, 99.}}</ref>}}
 
Scriveva invece [[Serviliano Latuada]] nel [[1738]]:
{{citazione|Sopra la vasta strada, che guida verso il centro della Città, si ritrova a mano manca una Colonna piantata sopra picciola Piazza, che conduce entro un'altra Contrada, detta de' Cittadini [...]. Chiamasi Colonna Infame, sendo stata innalzata ad eterna memoria dell' empia scelleraggine commessa dal Barbiere Giangiacopo Mora, che appunto in questo luogo abitava, la di cui Casa diroccata servì di piedistallo all'erezione di questa Colonna.
Nell'anno 1630 faceva gran strage in questa Città la pestilenza, ed il mentovato Mora collegato Con Guglielmo Piazza e molt'altri accresceva con unguenti avvelenati a' nostri Cittadini il terrore. Preso pertanto, e condannato ad atrocissima morte, insieme degli altri Complici, gli fu ancora eretto quello perenne testimònio delle di lui scelleraggini|Serviliano Latuada<ref>{{cita|Latuada|p. 330.}}</ref>}}
Ancora riguardo alla peste e agli untori:
amaramente sorridendo disse<br/>
[''descrizione del contenuto della lapide non riportata da Balestrieri'']<br/>
CosiCosì dicea la donna, e il vil dispregio,<br/>
e mille turpi Genii intorno a lei<br/>
la gien beffando intanto, ed inframmesso<br/>
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