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==Il suo regno==
Vakhtang rimase per sette anni in Persia prima che gli fosse permesso di ritornare nel suo regno nel 1719. Venne inviato nuovamente in Cartalia per sedare i condinui raid compiuti dalle tribù caucasiche delle montagne, in particolare dei [[Lezgini]] del Dagestan.{{sfn|Matthee|2012|page=225}} Assistito da altri regnanti locali, Vakhtang riuscì nell'impresa.{{sfn|Matthee|2012|page=225}} All'apice della campagna, ad ogni modo, durante l'inverno del 1721, il governo persiano lo richiamò.{{sfn|Matthee|2012|page=225}} L'ordine, che venne eseguito dopo la caduta del gran visir [[Fath-Ali Khan Daghestani]], venne condotto su istigazione di una fazione di eunuchi della corte reale, i quali avevano persuaso lo scià che una campagna conclusasi con successo per Vakhtang avrebbe giovato ben poco ai Safavidi in Persia oltre ad averlo giustificato al ruolo di ''wali'' ed a metterlo in mostra come possibile alleato per la Russia nelle sue mira di conquista sull'Iran.{{sfn|Matthee|2012|page=225}} Queste trame posero fine al giuramento di fedeltà di Vakhtang allo scià. Egli siglò infatti un contratto segreto con lo zar [[Pietro il Grande]] di [[Russia]] nel quale espresse il proprio supporto ad una futura presenza russa nel Caucaso. Dopo diversi ritardi, Pietro stesso si impegnò ad inviare un esercito di 25.000 uomini con una notevole flotta ad ovest del [[Mar Caspio]] nel luglio del 1722, dando così inizio alla [[Guerra russo-persiana (1722-1723)]].
 
In quell'epoca, la dinastia safavide della Persia si trovava nel più totale caos interno ed era ormai in declino, con [[Assedio di Isfahan|la capitale Isfahan assediata]] dai ribelli afghani. Come vassallo dei persiani e comadante, il fratello di Vakhtang, Rostom, morì durante l'assedio e lo scià nominò il figlio di Vakhtang [[Bakar Bagrationi|Bakar]] come nuovo comandante delle difese. Ad ogni modo, Vakhtang si rifiutò di paretecipare all'assedio di Isfahan. Nel contempo anche gli Ottomani gli offrirono un'alleanza contro la Persia, ma Vakhtang preferì attendere l'arrivo dei russi prima di intraprendere ulteriori mosse. Le promesse di Pietro il Grande nel provvedere supporto militare ai cristiani del caucaso per una definitiva emancipazione dell'area dal giogo persiano crearono grande euforia tra i georgiani e gli armeni.
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