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Orfanizzo quartieri di Roma
La sorte critica della scuola di Guerra aerea oscilla tra momenti di grande entusiasmo, fasi di assoluto silenzio e occasioni di ripensamento e rivisitazione critica, sorte questa toccata a molti degli edifici concepiti durante il ventennio. Sin dalle prime fasi della costruzione il complesso suscitò estremo interesse e giudizi concordemente positivi, non ultimo quello di [[Marcello Piacentini]]: nella stampa dell'epoca se ne lodavano in particolare, oltre alla celerità di costruzione, la capacità di aderire perfettamente alle contingenze e la leggiadria architettonica di alcuni edifici, in particolare il padiglione Comando<ref>Del Massa, 1938</ref>. Ma la qualità maggiormente apprezzata risulta la sintesi operata dal progettista tra la tradizione toscana (in particolare di [[Michelozzo]] e [[Buontalenti]]) ed il linguaggio architettonico moderno, senza venir meno agli indispensabili requisiti di monumentalità e severità<ref>Bonsanti, 1938</ref>.
 
Con la fine del [[fascismo]], sull'opera cade un emblematico silenzio - unica eccezione Muratori ([[1949]]) che la definisce opera "immensa e vera" il cui merito principale è quello di aver resistito al [[razionalismo]] cerebrale e meccanico di manufatti stranieri e nostrani - interrotto dopo più di un ventennio dall'entusiastica rivalutazione del [[Giovanni Klaus Koenig|Koenig]] (1968), il quale sottolinea come Fagnoni, a differenza di Libera, Quaroni, Figini e Pollini che negli edifici dell'[[Europa (quartiere di Roma)|Eur]] tornavano agli archi e alle colonne, rimase fedele al fronte della razionalità distributiva e planimetrica, rinunziando a eccessi monumentali. Sempre Koenig (1968) notò inoltre come la fortuna di quest'opera sia stata prima internazionale che nazionale: a causa della guerra, essa venne infatti pubblicata inizialmente in varie riviste americane, che la presentarono come uno dei pochi esempi immuni alla retorica delle architetture delle forze armate.
 
A partire dal contributo del Koenig la sorte critica sembra decisamente avviata verso giudizi positivi: in uno studio della metà degli anni Ottanta viene sottolineato il sapiente gioco di rapporti tra pieni e vuoti, mentre nel [[1988]] viene data alle stampe una monografia dedicata al complesso, con interventi che ne rivendicano unanimemente la qualità architettonica: Gurrieri (1988) la ritiene, insieme allo [[Stadio Artemio Franchi (Firenze)|stadio]] ed alla [[stazione di Firenze Santa Maria Novella|stazione]], una delle tre architetture non retoriche nel dilagante [[Marcello Piacentini|piacentinismo]], mentre Savi legge nell'articolazione dell'impianto urbanistico e architettonico la vocazione del complesso a connotarsi come città dell'aria, affine alle città nuove fasciste seppur dotata di una compattezza che le città nuove fasciste non possedettero mai.
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