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Tra gli anni cinquanta e [[anni 1960|sessanta]] vanno citati almeno [[Jacques Anquetil]], [[Federico Bahamontes]], [[Charly Gaul]], [[Gastone Nencini]] e [[Rik Van Looy]]. A cavallo tra gli [[anni 1960|sessanta]] e gli [[anni 1970|settanta]] si impone la figura del belga [[Eddy Merckx]], generalmente considerato il più grande corridore di tutti i tempi, soprannominato "il Cannibale" per la sua fame insaziabile di vittorie (più di 500 successi in carriera). I suoi principali rivali furono [[Felice Gimondi]], [[Luis Ocaña]], [[José Manuel Fuente]] e [[Roger De Vlaeminck]]. Nei decenni successivi emergono corridori come [[Francesco Moser]], [[Giuseppe Saronni]], [[Bernard Hinault]], [[Laurent Fignon]], [[Greg Lemond]], [[Gianni Bugno]].
 
Gli ultimi anni hanno visto una tendenza sempre più marcata alla specializzazione, tendenza iniziata da Greg LeMond e successivamente proseguita da [[Miguel Indurain]]: mentre i grandi campioni del passato vincevano tutti i tipi di corse, oggi i corridori si concentrano sempre più spesso solo sulle corse in linea, o solo su quelle a tappe, sugli arrivi in volata, o addirittura sulle sole gare a cronometro. È emblematico il caso di [[Lance Armstrong]], che dal [[1999]] al [[2005]] ha vinto sette edizioni consecutive del Tour de France (successi poi revocati per doping) e per tutto questo periodo non ha praticamente disputato altre corse, se non per allenamento. Tra gli altri grandi "specialisti" si possono citare [[Marco Pantani]], grande nelle corse a tappe e quasi assente in quelle di un giorno, e [[Mario Cipollini]], plurivittorioso allo [[velocista (ciclista)|sprint, ma tra i primi a staccarsi in salita]].
[[File:Merckx con Gimondi al Giro d'Italia.jpg|thumb|[[Eddy Merckx|Merckx]] e [[Felice Gimondi|Gimondi]] al [[Giro d'Italia 1970]]]]
 
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