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Raimondo, nel settembre [[1072]], sposò la zia di Dolce, Ermessinda di Pelet<ref name=RAYMOND>{{en}} [http://fmg.ac/Projects/MedLands/TOULOUSE.htm#RaymondVIdied1222B #ES Foundation for Medieval Genealogy: Conti di Tolosa - RAYMOND de Toulouse]</ref> (?-[[1176]]), che da poco era vedova di Pietro Bermondo, signore di Sauve, ed era figlia del signore d'Alais, Bernardo Pelet e della contessa di Mauguio, Beatrice ([[1124]] - dopo il [[1190]]), che in prime nozze aveva sposato il [[Governanti della Provenza|Conte di Provenza]], [[Berengario Raimondo I di Provenza|Berengario Raimondo I]]<ref name=Langu>{{la}} [http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k2984950/f425.image#ES Histoire générale de Languedoc, Notes, tomus IV, pagine 415 - 417]</ref> (i nonni paterni di Dolce II). La contessa di [[Mauguio|Melgueil]], Beatrice di Mauguio, il 12 dicembre [[1172]], secondo il documento CCXXIX, delle ''Notes de l'Histoire Générale de Languedoc, Tome IV'', abdicò in favore della figlia, Ermessinda, che divenne contessa di [[Mauguio|Melgueil]] e, nel contempo riconobbe come conte anche il genero Raimondo<ref name=Lang>{{la}} [http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k2984950/f539.image#ES Histoire générale de Languedoc, Notes, tomus IV, documento CCXXIX, pagine 527 e 528]</ref>.<br />Nel [[1176]], prima di morire, Ermesinda redasse un testamento, che è riportato nel documento CCXXXVII, delle ''Notes de l'Histoire Générale de Languedoc, Tome IV'', in cui lasciava tutti i suoi titoli ed i suoi beni al marito, mentre alla madre, Beatrice riservava un lascito annuale finché fosse vissuta<ref name=Lan>{{la}} [http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k2984950/f547.image#ES Histoire générale de Languedoc, Notes, tomus IV, documento CCXXXVII, pagine 534 e 535]</ref>.
Rimasto vedovo, verso il [[1178]]<ref name="Raimund">{{en}} [http://genealogy.euweb.cz/toulouse/toul1.html#R6 #ES Genealogy: Tolosa - Raimund VI]</ref>, secondo la ''Historia Albigensium di Petrus Vallis Caernaii'' sposò Beatrice di Beziers e Carcassonne ([[1155]] circa- dopo il [[1193]]), figlia di Raimondo Trencavel I (?-[[1167]], assassinato), visconte di Béziers e Carcassonne e della sua seconda moglie, Saura e sorella del visconte di Beziers, Ruggero<ref name=Albigensium>{{la}} [http://www.documentacatholicaomnia.eu/02m/1209-1218,_Petrus_Vallis_Caernaii,_Historia_Albigensium_Et_Sacri_Belli_In_Eos_AD_1209,_MLT.pdf#ES Petrus Vallis Caernaii Historia Albigensium, Patrologia Latina Vol. 213, Chap. IV, Col. 552]</ref> ponendo fine ai dissidi con la famiglia Trencavel. Sempre la ''Historia Albigensium di Petrus Vallis Caernaii'' ricorda che divorziarono nel [[1193]]<ref name=Albigensium/>. Secondo il documento XVIII, delle ''Notes de l'Histoire Générale de Languedoc, Tome V'', il visconte Ruggero, dopo il divorzio, sempre nel [[1193]], donò a Beatrice il castello di [[Mèze]]<ref name=La>{{la}} [http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k298496c/f567.image#ES Histoire générale de Languedoc, Notes, tomus V, documento XVIII, pag. 543]</ref>. Beatrice dopo il divorzio, si ritirò nel convento di Cathar<ref name=RAYMOND/>.
 
Tra il [[1181]] e il [[1183]], nella guerra tra i figli del [[re d'Inghilterra]], [[Enrico II d'Inghilterra|Enrico II]], [[Enrico il Giovane|Enrico]] e [[Riccardo I d'Inghilterra|Riccardo]], suo padre, Raimondo V si schierò con Enrico<ref>Frederik Maurice Powike, I regni di Filippo Augusto e Luigi VIII di Francia, pag. 793</ref>, detto il re Giovane, perché era stato nominato co-reggente dal padre. All'improvvisa morte di Enrico Raimondo sciolse il suo esercito e rese omaggio a Riccardo detto Cuor di Leone, signore d'Aquitania e futuro re d'Inghilterra.
Rimasto vedovo, nel [[1200]], sposò la [[Isacco Comneno di Cipro#La figlia di Isacco|figlia dell'imperatore]] di [[Cipro]], [[Isacco Comneno di Cipro|Isacco Comneno]] ([[1155]]-[[1196]], avvelenato), detta la Donzella o Signorina di Cipro ([[1177]]- dopo il [[1204]]), come ci conferma il libro XXVIII del ''Recueil des historiens des croisades. Historiens occidentaux'' che la definisce la ''fille de l'empereor de Chypre''<ref name=Continuato>{{fr}} [http://visualiseur.bnf.fr/CadresFenetre?O=NUMM-51572&M=pagination#ES Historia Rerum in partibus transmarinis gestarum, Continuator, libro XXVIII, capitolo V, pagina 256]</ref>. Questo matrimonio non viene citato nella ''Chronique de Guillaume de Puylaurens'', che afferma che, dopo Giovanna, Raimondo VI sposò [[Eleonora d'Aragona (1182-1226)|Eleonora d'Aragona]]<ref name=Puylaurens>{{fr}} [http://books.google.it/books?id=yo8GAAAAQAAJ&printsec=frontcover&hl=it&source=gbs_ge_summary_r&cad=0#v=onepage&q&f=false#ES Chronique de Guillaume de Puylaurens, cap. V, pagina 21]</ref>.<br />Comunque, sempre secondo il ''Recueil des historiens des croisades. Historiens occidentaux'' la figlia dell'imperatore di Cipro fu ripudiata e cacciata dalla contea (''mist hors de sa terre'')<ref name=Continuato/> e, dopo la separazione, avvenuta nel [[1202]], a Marsiglia incontrò [[Filippo I di Fiandra# Matrimoni e discendenza |Teodorico di Fiandra]], che nel ''Recueil des historiens des croisades. Historiens occidentaux'' viene chiamato Baldovino (''un chevalier.....Bauduins avoit noim''), uno degli organizzatori della quarta crociata<ref name=Continuato/> e che sposò, nel [[2003]], come secondo marito<ref name=Continuato/>.
 
Nel [[1202]], Raimondo si allontanò dall'alleanza col regno d'Inghilterra, dopo che a Riccardo I, sulera trono,succeduto nel [[1199]], erasul succedutotrono [[Giovanni d'Inghilterra|Giovanni Senza Terra]]<ref>Frederik Maurice Powike, I regni di Filippo Augusto e Luigi VIII di Francia, pag. 805</ref>.<br />Secondo la storico W.H. Rudt De Collenberg, nel suo ''Familles de l'Orient latin XIIe-XIVe siècles'', Raimondo VI, in quello stesso anno, si recò in [[Palestina]]<ref name=RAYMOND/>.
 
Nel [[1203]] (secondo la ''Histoire Générale de Languedoc avec des Notes, Tome V'', il matrimonio, ma più probabilmente l'impegno di matrimonio avvenne nel [[1200]]<ref name=LANGUEDOC>{{fr}} [http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k298496c/f428.image#ES Histoire Générale de Languedoc, avec des Notes, Tome V, Note II V, pag. 404]</ref>) infine, ponendo fine ai dissidi con la casa d'[[Aragona]], Raimondo VI sposò [[Eleonora d'Aragona (1182-1226)|Eleonora d'Aragona]] ([[1182]]-[[1226]]), che secondo la ''Ex Gestis Comitum Barcinonensium'', era la figlia secondogenita del [[re d'Aragona]] [[Alfonso II d'Aragona|Alfonso il Casto]] ([[1157]]-[[1196]]) e di [[Sancha di Castiglia]]<ref>{{la}} [http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k501306/f441.image#ES Rerum Gallicarum et Francicarum Scriptores, tomus XII, Ex Gestis Comitum Barcinonensium, pag. 380]</ref>, figlia del re di Castiglia, [[Alfonso VII di León|Alfonso VII]]. Il matrimonio ci viene confermata sia dal continuatore di [[Guglielmo di Tiro]], nel ''Recueil des historiens des croisades. Historiens occidentaux''<ref name=Continuato/>, che dalla ''Crónica de San Juan de la Peña''<ref name=San_Juan>{{la}} [http://ifc.dpz.es/recursos/publicaciones/10/06/7orcastegui.pdf#ES Crónica de San Juan de la Peña, cap. XXXIV, pag. 496, righe 20 e 21]</ref>.
Nel 1217 autorizzò la costituzione di una [[fiera]] a [[Beaucaire]], destinata a diventare una delle più importanti dell'intera [[Europa]] latina.
 
Governò con molta liberalità, mantenendo le libertà comunali ed estendendo le esenzioni fiscali. Fu, inoltre, un raffinato poeta che non amava la guerra, ma che dimostrava sufficiente energia, quando la situazione lo richiedeva. Contrariamente a suo padre, Raimondo V che poco prima di morire, per combattere l'eresia, emanò un editto, dove decretava la pena di morte per ogni eretico della città di Tolosa e dintorni (L'editto originale non si è trovato, ma una lettera scritta nel [[1211]], dal municipio di Tolosa al [[re d'Aragona]], [[Pietro II di Aragona|Pietro II]] conferma che il conte Raimondo V aveva emanato l'editto di cui sopra<ref>A. S. Tuberville, Le eresie e l'Inquisizione nel medioevo: 1000-1305 ca., pag. 587, nota 1</ref>), Raimondo VI fu tollerante e permise che il [[Catarismo]] fiorisse e si sviluppasse sulle sue terre<ref>A. S. Tuberville, ''Le eresie e l'Inquisizione nel medioevo: 1000-1305 ca.'', pag. 587</ref>, e addirittura arrivò a favorirlo apertamente, spostandosi sempre accompagnato da sacerdoti catari<ref name=Jacob>E. F. Jacob, ''Innocenzo III'', pag. 30</ref>[[Papa Innocenzo III]], verso il [[1200]], pensò di combattere il catarismo, evangelizzando le terre catare (soprattutto la contea di Tolosa ed altre contee e viscontee del sud della Francia) attraverso piccoli gruppi di missionari cistercensi<ref name=Jacob/>.<br />[[Pietro di Castelnau]] (o di Castelnuovo) ([[1770]]-[[1208]]), [[arcidiacono]] di [[Maguelone]], uno dei monaci cistercensi, nel [[1203]], divenne [[legato papale]], con potere di destituzione delle cariche ecclesiastiche<ref name=Jaco>E. F. Jacob, ''Innocenzo III'', pag. 31</ref>, trovandosi a capo di una delegazione di missionari, muniti di poteri legatizi, cioè erano [[Legato pontificio|Legati pontifici]], ovvero rappresentanti del papa presso i conti (tra cui Raimondo VI) e presso i vescovi delle varie città interessate ([[Tolosa]], [[Narbona]], ecc..).
 
Su suggerimento del confratello di Pietro di Castelnau, [[Arnaud Amaury|Arnaldo Amalrico]], abate di [[Abbazia di Cîteaux|Cîteaux]], nel [[1204]], i missionari ricevettero disposizioni di coinvolgere anche i nobili e le autorità locali<ref name=Jaco/> e, quando Pietro istituì una ''lega di pace'' per far fronte all'eresia catara, ottenne numerose adesioni ma non quella di Raimondo VI<ref name=Jac>E. F. Jacob, ''Innocenzo III'', pag. 32</ref>, che sosteneva così implicitamente i Catari. Il conte fu immediatamente scomunicato dal legato pontificio, che colpì con l'[[interdetto]] le sue terre e aizzò la ''lega'' dei suoi vassalli contro il suo signore<ref name=Jac/> e, dato che il Vescovo di Roma confermò la scomunica il 29 maggio.<ref>M.Roquebert, «La croisade albigeoise: guerre sainte ou de conquête?» in ''Historia'', n. 570, 1994, ora in AA.VV., ''Les Cathares. La croisade albigeoise'', Paris, Tallandier, 1999, pp.21-22</ref>, ed inoltre si sentiva minacciato dai rappresentanti della ''lega'', Raimondo VI decise di sottomettersi e promise che avrebbe aderito alla lega di pace<ref name=Jac/>.
 
Pietro di Castelnau fu assassinato<ref>Secondo il medievalista britannico del secolo scorso, professor [[Ernest Fraser Jacob]], fu una iniziativa di qualche subalterno di Raimondo VI (che non aveva perdonato a [[Pietro di Castelnau]] l'umiliazione subita e, non lo nascondeva), che in questo modo pensava di liberare il conte dal suo nemico.</ref> all'alba del 14 gennaio [[1208]], e Raimondo VI, messo sotto accusa dalla Chiesa; inoltre venne scomunicato dal papa che sciolse anche i suoi vassalli dal giuramento di fedeltà<ref name=Jac/>. I sospetti caddero su Raimondo e Arnaldo Amalrico, che era stato nominato legato pontificio, in base ai sospetti accusò apertamente Raimondo VI<ref name=Jac/>. Il pretesto tanto atteso per scatenare la [[Crociata albigese|Crociata contro gli albigesi]] era stato trovato, e Innocenzo III emise il 10 marzo una [[Bolla pontificia|bolla]] infuocata che incitava a liberare il Midi francese dalla minaccia eretica. La crociata trovò una risposta positiva, soprattutto nella Francia del nord<ref name=Jac/>, ma il [[re di Francia]], [[Filippo II di Francia|Filippo Augusto]], a cui il [[papa Innocenzo III]], aveva chiesto di guidare la crociata, aveva rifiutato di impegnarsi, in quanto non intendeva interferire con nobili che non erano suoi vassalli<ref name="Powike" />, anche se Raimondo gli aveva procurato dei guai. Solo se il conte di Tolosa fosse stato riconosciuto eretico, Filippo disse «Allora saprò come comportarmi»<ref name="Powike"/>, ed infatti permise al figlio, [[Luigi VIII di Francia|Luigi]] di intervenire nella crociata solo dopo che il conte, Raimondo VI era stato riconosciuto colpevole dal concilio lateranense del [[1215]]<ref name=Ja>E. F. Jacob, ''Innocenzo III'', pag. 35</ref>. Comunque Filippo Augusto permise ai suoi vassalli di partecipare alla Crociata<ref name=Jac/>.
Secondo il documento LXXXII della ''Histoire Générale de Languedoc, avec des Notes, tome V'', nell'aprile [[1216]], Simone di Montfort si recò a Parigi per rendere omaggio al re di Francia, Filippo Augusto dei suoi nuovi domini: ducato di Narbona, contea di Tolosa, viscontea di Beziers e viscontea di Carcassonne<ref name=LAN>{{la}} [http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k298496c/f622.image#ES Histoire Générale de Languedoc, avec des Notes, tome V, doc. LXXXII, pag. 598]</ref>; ma mentre Simone si trovava a Parigi, Raimondo, con l'appoggio del figlio [[Raimondo VII di Tolosa|Raimondo]], il futuro Raimondo VII, sbarcò a [[Marsiglia]] dando inizio alla guerra di liberazione, sino a riconquistare Tolosa, il 12 settembre [[1217]]<ref name=LANG>{{la}} [https://archive.org/stream/histoiregnra05viccuoft#page/n73/mode/2up#ES Histoire Générale de Languedoc, Tome V, Preuves, cap- 10, Chronicon Sancti Saturnini Tolosæ, col. 51]</ref>. Simone di Montfort mise subito l'assedio a Tolosa, che, dopo la sua morte, nel giugno [[1218]], fu continuato dal figlio [[Amalrico VI di Montfort|Amalrico o Amaury di Montfort]], che non aveva la tempra del padre e quindi non fu all'altezza di contrastare Raimondo VI<ref>Frederik Maurice Powike, I regni di Filippo Augusto e Luigi VIII di Francia, pag. 819</ref>, che, oltre a governare una parte della contea, che era stata riconquistata, continuò nella riconquista.
 
Raimondo VI morì nel [[1222]]<ref name=LANGU>{{la}} [https://archive.org/stream/histoiregnra05viccuoft#page/n73/mode/2up#ES Histoire Générale de Languedoc, Tome V, Preuves, cap- 10, Chronicon Sancti Saturnini Tolosæ, col. 52]</ref> lasciando al figlio [[Raimondo VII di Tolosa|Raimondo]] i titoli di conte di Tolosa e marchese di Provenza ed il peso della guerra contro i crociati, che successivamente contò anche sull'apporto dei re di Francia, [[Luigi VIII di Francia|Luigi VIII]] e poi [[Luigi IX di Francia|Luigi IX]], e che, pur terminando nel [[1229]] con il [[Trattato di Parigi (1229)|trattato di Parigi]], non fece cessare gli abusi contro gli albigesi, delegati dopo la fine del conflitto all'[[Inquisizione]], che mise al rogo in un secolo intero meno Cataricatari di quanti ne avesse fatti bruciare in un anno Simone di Montfort.<ref>M.Roquebert, p. 25</ref>
 
== Mogli e discendenza ==
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