Differenze tra le versioni di "Fontana del Tritone"

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La realizzazione del «pubblico ornamento della città» venne affidata a [[Gian Lorenzo Bernini]], l'artista preferito dalla corte pontificia di Urbano VIII; il Bernini così disegnò nel 1642-43 per piazza Barberini una delle sue fontane di maggior successo, la fontana del Tritone. Quest'ultima contribuì a restituire decoro alla zona, precedentemente adibita alla coltivazione della vigna, essendo collocata ai margini della direttrice della Strada Felice; in questo modo, l'area iniziò a essere animata da una vita culturale assai vivace, tanto che sin da allora piazza Barberini (con la sua «fontana del Tritone sonante», come iniziò a divenire nota per via del sibilo emesso dallo zampillo) divenne il ritrovo preferito di molti artisti in visita a Roma.<ref>{{cita web|url=http://www.060608.it/it/cultura-e-svago/beni-culturali/beni-architettonici-e-storici/fontana-del-tritone.html|editore=Sovraintendenza Roma|titolo=Fontana del Tritone|accesso=3 settembre 2016}}</ref>
 
Le colonnine e le inferriate che circondano la fontana, creando una stretta zona di rispetto, risalgono al [[XIX secolo]], quando la piazza iniziava ad essere soggetta ad un intenso traffico veicolare. Tra l'Ottocento e i primi decenni del Novecento, infatti, venne stravolto l'assetto urbanistico della zona, portando alla costruzione di diversi complessi edilizi a più piani che spezzarono bruscamente l'equilibrio instauratosi tra gli edifici seicenteschi, il Tritone e palazzo Barberini.<ref name=poems/>
[[File:Srto4.jpg|thumb|''La fontana del Tritone ghiacciata'' in una cartolina eseguita tra il 1885 e il 1912]]
Le colonnine e le inferriate che circondano la fontana, creando una stretta zona di rispetto, risalgono al [[XIX secolo]], quando la piazza iniziava ad essere soggetta ad un intenso traffico veicolare. Tra l'Ottocento e i primi decenni del Novecento, infatti, venne stravolto l'assetto urbanistico della zona, portando alla costruzione di diversi complessi edilizi a più piani che spezzarono bruscamente l'equilibrio instauratosi tra gli edifici seicenteschi, il Tritone e palazzo Barberini.<ref name=poems/>
 
La fontana, in ogni caso, è stata sottoposta a diversi interventi di conservazione e restauro, gli ultimi dei quali risalenti al 1987-1988, seguiti da quello del 1990, poi nel 1991-1992 e nel 1998. Particolarmente curioso l'effetto del restauro del [[1932]]: dopo aver tolto i circa 12&nbsp;cm di incrostazioni che il tempo aveva depositato sulla fontana, questa apparve talmente diversa da com'era prima dell'intervento che fu scatenata una campagna di stampa in favore del ripristino della fontana originale che, si sosteneva, doveva essere stata sostituita con una copia.<ref>{{Cita|Delli|p. 113|Sergio Delli}}.</ref>
 
La fontana del Tritone, nel complesso, trasmette un esplicito messaggio di esaltazione dinastica della famiglia Barberini, alla quale apparteneva il papa: le api, infatti, sono il simbolo araldico della casata, e alludono al trionfo della Divina Provvidenza, mentre i delfini rimandano per via simbolica ai benefici elargiti dalla famiglia pontificia. Similmente, il tritone intende annunciare al mondo il fasto del Pontefice oppure, secondo altre interpretazioni, simboleggia l'immortalità raggiunta attraverso lo studio delle discipline umanistiche, in riferimento alle notevoli doti letterarie di Urbano VIII, compositore tra l'altro di una ragguardevole raccolta di poemi.<ref name=poems>{{cita web|url=http://www.specchioromano.it/Fondamentali/Lespigolature/2004/Ottobre/La%20fontana%20del%20Tritone%20Capolavoro%20del%20Bernini.htm|titolo=La Fontana del Tritone Capolavoro del Bernini|accesso=3 settembre 2016}}</ref>
 
La figura del Tritone è ripresa dal primo libro delle ''[[Le metamorfosi (Ovidio)|Metamorfosi]]'' di [[Publio Ovidio Nasone|Ovidio]], dove si narra per l'appunto di un tritone che, emergendo dai flutti, suona nella sua buccina cava, così da annunciare al mondo il trionfo degli dei. Bernini, in ogni caso, per la figura del tritone trasse ispirazione dalla fontana dell'Aquila, realizzata da [[Stefano Maderno]] e collocata nei [[giardini Vaticani]];<ref>{{cita|Pinton|p. 35|DP}}.</ref> il motivo dei quattro delfini, invece, venne ripreso da un gruppo simile di [[Nicolas Cordier]] destinato ad una fontana sempre dei Giardini Vaticani, oggi scomparsa.<ref name=poems/>
 
Al di là della perfezione tecnica, dell'armonia compositiva e del gusto artistico, che fanno della fontana del Tritone una delle più belle e più visitate di Roma, Bernini qui impiegò per la prima volta un particolare espediente, che poi sfruttò di nuovo in seguito con successo nonostante le molte critiche: si tratta della base cava del gruppo scultoreo principale. Contrariamente a quanto sempre realizzato fino ad allora, il gruppo centrale non poggiava infatti su un balaustro o un pilastro centrale, ma su una struttura (nello specifico, le code dei delfini) che lasciava un vuoto al centro, così da conferire maggiore slancio ed eleganza alla composizione.
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