Differenze tra le versioni di "Pastiche"

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[[File:Pastiche.jpg|thumb|Un pasticciopastiche ottenuto dalla combinazione di due opere ([[:File:Antonio Pollaiuolo 005.jpg|Pollaiuolo]] e [[:File:Sandro Botticelli 068.jpg|Botticelli]]), con [[Photoshop]].]]
Con il termine '''pastiche''' si intende, in generale, un'opera composta, in tutto o in larga parte, da brani tratti da opere preesistenti, per lo più con intento [[imitazione|imitativo]]. Il termine viene usato soprattutto nell'ambito della [[letteratura]], della [[Pasticcio (musica)|musica]] e della [[pittura]]. Mutuato dalla lingua francese, ''pasticciopastiche'' proviene dall'ambito culinario: il [[Pasticcio (cucina)|pastichepasticcio]] è infatti una preparazione dove una crosta di pasta raccoglie svariati pezzi di carne e verdure, spesso avanzati da altri piatti.
 
==PasticcioPastiche in ambito letterario==
Con il termine '''pasticcio''' si intende, in generale, un'opera composta, in tutto o in larga parte, da brani tratti da opere preesistenti, per lo più con intento [[imitazione|imitativo]].
Un pasticciopastiche è l'incorporazione in un unico [[testo]] [[letteratura|letterario]] o [[Teatro|teatrale]] di frammenti di testi diversi come articoli di [[giornali]], dialoghi tratti da [[film]], [[poesia|poesie]], [[canzone (metrica)|canzoni]], simboli e [[fotografie]].
Il termine viene usato soprattutto nell'ambito della [[letteratura]], della [[Pasticcio (musica)|musica]] e della [[pittura]].
Mutuato dalla lingua francese, ''pasticcio'' proviene dall'ambito culinario: il [[Pasticcio (cucina)|pastiche]] è infatti una preparazione dove una crosta di pasta raccoglie svariati pezzi di carne e verdure, spesso avanzati da altri piatti.
 
==Pasticcio in ambito letterario==
Un pasticcio è l'incorporazione in un unico [[testo]] [[letteratura|letterario]] o [[Teatro|teatrale]] di frammenti di testi diversi come articoli di [[giornali]], dialoghi tratti da [[film]], [[poesia|poesie]], [[canzone (metrica)|canzoni]], simboli e [[fotografie]].
 
Formalmente si va dalla [[citazione]], che copia fedelmente il testo d'origine e ne cita la fonte, al [[plagio (diritto d'autore)|plagio]] di tipo [[parodia|parodico]] oppure a omaggio o sfottò dell'autore o del testo di partenza, fino alla [[satira]], o come ha sostenuto [[Alain de Botton]], si tratta di una "riproduzione non convincente di stili passati".
 
Per diversi anni, a partire dal [[secolo XVII]], gli esercizi di imitazione, detti "à la manière de" erano un modo per creare "pasticciopastiche" che mentre dichiaravano la propria appartenenza a una scuola o a uno stile, offrivano al contempo la possibilità di esercitarsi e di sfruttare una corrente già nota per farsi conoscere. Per lo stesso motivo si è cominciato a parlare di "pasticcio", in italiano, laddove la combinazione dei testi più o meno citati portava a una situazione narrativa inestricabile, usando a metafora anche il vocabolario della cucina (pasticcio nel senso di paté).
Per lo stesso motivo si è cominciato a parlare di "pasticcio", in italiano, laddove la combinazione dei testi più o meno citati portava a una situazione narrativa inestricabile, usando a metafora anche il vocabolario della cucina (pasticcio nel senso di pâté).
 
Già nella famosa ''[[Encyclopédie]]'' illuminista si parla di "pasticciopastiche" come qualcosa che risulta né originale né copia, ma fatta nel gusto e alla maniera di un altro artista, quasi a voler dimostrare di possederne le qualità tecniche. Poi dall'esercizio "di scuola" si è passato al "falso" (bisogna anche considerare la [[storia del diritto d'autore]] e dell'[[editoria]], a volte del tutto anonima nel prendere però in esame il concetto di falso, che oggi è considerato un [[Falso (ordinamento penale italiano)|reato]], ma non da sempre).
Poi dall'esercizio "di scuola" si è passato al "falso" (bisogna anche considerare la [[storia del diritto d'autore]] e dell'[[editoria]], a volte del tutto anonima nel prendere però in esame il concetto di falso, che oggi è considerato un [[Falso (ordinamento penale italiano)|reato]], ma non da sempre).
 
Nel [[1787]] il saggio ''PasticcioPastiche'' di [[Jean-François Marmontel]] (parte dell'opera ''Eléments de littérature'') dà una definizione retorica del "pasticciopastiche" quale imitazione affettata della maniera e dello stile di un grande artista, lasciando poi intendere che la presenza di numerosi "pasticciopastiche" attorno a un'opera sia il segno della grandezza dell'opera stessa. Ci sono due modi di imitare un grande scrittore, imitarlo per cosa lo si distingue e ritiene grande o imitarlo per semplice "pastiche", svilendo in fondo il modello in un'intenzione che finisce con l'essere comunque satirica<ref>citato da Pascal Mougin e Karen Haddad-Wotling, ''Dictionnaire mondial des littératures'', Paris, Larousse, 2002, ad vocem.</ref>
Ci sono due modi di imitare un grande scrittore, imitarlo per cosa lo si distingue e ritiene grande o imitarlo per semplice "pasticcio", svilendo in fondo il modello in un'intenzione che finisce con l'essere comunque satirica<ref>citato da Pascal Mougin e Karen Haddad-Wotling, ''Dictionnaire mondial des littératures'', Paris, Larousse, 2002, ad vocem.</ref>
 
Anche [[Giacomo Leopardi]] fa da giovane alcuni "pastiche", e [[Marcel Proust]] addirittura vi intitola un libro (''Pastiches et mélanges'', [[1919]], raccolta di articoli da ''[[Le Figaro]]''). In pratica, si prende un soggetto e lo si racconta in maniere diverse dalla propria, imitando altri scrittori (Proust, per esempio, "à la manière de" [[Balzac]], [[Flaubert]], [[Henri de Régnier]], [[Ernest Renan]] ecc.<ref>D'altra parte Proust, che svilupperà una delle voci più originali e interessanti del secolo, considerava i "pastiche" più che un'attività di scrittura, un esercizio di lettura, o, come scrive in una lettera a Ramon Fernandez, un "affare d'igiene", non tanto per richiamare il modello, quanto per liberarsene. Tuttavia, come dice Gérard Genette: "Il pastiche proustaino non è né puramente satirico né puramente ammirativo, e il suo regime specifico è proprio quello, irriducibilmente ambiguo, della "punzecchiatura", per cui lo schernire è un modo di amare, e l'ironia (chi ha orecchie per intendere, intenda) è solo una diversa espressione dell'affetto" (''op. cit.'', p. 134).</ref>). Questo tipo di esercizio mondano andrà a svilupparsi sui giornali dei primi decenni del [[secolo XX]], quasi a volersi dare una coscienza della propria decadenza rispetto alla letteratura alta, e insieme a legittimarne un "uso quotidiano".
Anche [[Giacomo Leopardi]] fa da giovane alcuni "pasticcio", e [[Marcel Proust]] addirittura vi intitola un libro (''Pasticci et mélanges'', [[1919]], raccolta di articoli da ''[[Le Figaro]]'').
In pratica, si prende un soggetto e lo si racconta in maniere diverse dalla propria, imitando altri scrittori (Proust, per esempio, "à la manière de" [[Balzac]], [[Flaubert]], [[Henri de Régnier]], [[Ernest Renan]] ecc.<ref>D'altra parte Proust, che svilupperà una delle voci più originali e interessanti del secolo, considerava i "pasticcio" più che un'attività di scrittura, un esercizio di lettura, o, come scrive in una lettera a Ramon Fernandez, un "affare d'igiene", non tanto per richiamare il modello, quanto per liberarsene.
Tuttavia, come dice Gérard Genette: "Il pasticcio proustaino non è né puramente satirico né puramente ammirativo, e il suo regime specifico è proprio quello, irriducibilmente ambiguo, della "punzecchiatura", per cui lo schernire è un modo di amare, e l'ironia (chi ha orecchie per intendere, intenda) è solo una diversa espressione dell'affetto" (''op. cit.'', p. 134).</ref>).
Questo tipo di esercizio mondano andrà a svilupparsi sui giornali dei primi decenni del [[secolo XX]], quasi a volersi dare una coscienza della propria decadenza rispetto alla letteratura alta, e insieme a legittimarne un "uso quotidiano".
 
Un esempio può considerarsi anche ''Le copiste indiscret'' di Jean Pellerin ([[1919]]).
 
È poi riconoscibile la forma "pasticciopastiche" anche dietro gli ''[[Esercizi di stile]]'' di [[Raymond Queneau]], che in qualche modo<ref>Insieme a molti lavori degli [[OuLiPo]].</ref> segnano un capitolo del [[postmodernismo]]. Il "pastiche" è infatti un elemento caratteristico della [[letteratura postmoderna]], i cui tratti salienti sono appunto un'apertura del testo attraverso forme differenti di [[intertestualità]], esplicite relazioni di un testo con altri testi. Un esempio anglosassone è ''The British Museum Is Falling Down'' di [[David Lodge (scrittore)|David Lodge]].
Il "pasticcio" è infatti un elemento caratteristico della [[letteratura postmoderna]], i cui tratti salienti sono appunto un'apertura del testo attraverso forme differenti di [[intertestualità]], esplicite relazioni di un testo con altri testi.
Un esempio anglosassone è ''The British Museum Is Falling Down'' di [[David Lodge (scrittore)|David Lodge]].
 
Quando [[Gianfranco Contini]], parlando dell'amico [[Carlo Emilio Gadda]] riconosce in lui la vocazione del "pasticciopastiche", con l'imitazione di parlate diverse e la commistione di linguaggi tecnici, arcaismi e trasposizioni di dialetti, definisce il "pasticciopastiche" come una combinazione "di risentimento, di passione e di nevrastenia"<ref>[http://www.gadda.ed.ac.uk/Pages/resources/walks/pge/pastichstracuz.php l'articolo] di Riccardo Stracuzzi</ref>. Che l'influenza non sia un campo di facile attraversamento lo dimostra anche [[Harold Bloom]] nei suoi primi studi<ref>In particolare in ''The Anxiety of Influence'' (1973), trad. it. di Mario Diacono, ''L'angoscia dell'influenza'', Milano, Feltrinelli, 1983 e in ''A Map of Misreading'' (1975), trad. it. di Alessandro Atti e Filippo Rosati, ''Una mappa della dislettura'', Milano, Spirali, 1988.</ref>, ma è in particolare con gli anni della contestazione e di ricerca letteraria (per esempio in molti esponenti del cosiddetto "[[Gruppo 63]]") che il "pastiche" assume la funzione di parodia come trasformazione ludica di testi classici<ref>cfr. tra altre sue opere, [[Guido Almansi]], ''Quasi come. Letteratura e parodia'', Bompiani, Milano, 1976 (un'antologia curata con [[Guido Fink]])</ref>.
Che l'influenza non sia un campo di facile attraversamento lo dimostra anche [[Harold Bloom]] nei suoi primi studi<ref>In particolare in ''The Anxiety of Influence'' (1973), trad. it. di Mario Diacono, ''L'angoscia dell'influenza'', Milano, Feltrinelli, 1983 e in ''A Map of Misreading'' (1975), trad. it. di Alessandro Atti e Filippo Rosati, ''Una mappa della dislettura'', Milano, Spirali, 1988.</ref>, ma è in particolare con gli anni della contestazione e di ricerca letteraria (per esempio in molti esponenti del cosiddetto "[[Gruppo 63]]") che il "pasticcio" assume la funzione di parodia come trasformazione ludica di testi classici<ref>cfr. tra altre sue opere, [[Guido Almansi]], ''Quasi come.
Letteratura e parodia'', Bompiani, Milano, 1976 (un'antologia curata con [[Guido Fink]])</ref>.
 
Questo trasformare in [[gioco]] la [[letteratura]], desacralizzandola e smontandone la presunzione filosofica diviene, insomma, la tendenza generale di buona parte della letteratura dagli [[anni 1970|anni settanta]] del [[XX secolo]], dove il "pasticciopastiche" in quanto tale si fa meno riconoscibile e più intessuto nella trama formale (e di contenuto) delle opere.
 
== PasticcioPastiche in ambito musicale ==
Il compositore americano Frank Zappa fa del "pasticciopastiche" uno dei motivi conduttori e ispiratori di molte sue opere, citando, parodiando e rielaborando i più diversi generi musicali: rock, jazz, musica dodecafonica, musica seriale.
 
== PasticcioPastiche in ambito operistico ==
In campo [[opera lirica|operistico]] si <span dir="ltr" lang="it">definisce</span> come ''pasticciopastiche'' o [[centone]] un'opera lirica composta, in tutto o in parte, da arie tratte da opere o composizioni preesistenti di differenti autori, in certi casi conservando il libretto originale, più spesso con il testo del libretto opportunamente modificato in base alle esigenze sceniche o in chiave satirica. Le opere pastiche hanno avuto il loro apogeo a cavallo del [[XVII secolo|XVII]] e [[XVIII secolo]].
Le opere pasticcio hanno avuto il loro apogeo a cavallo del [[XVII secolo|XVII]] e [[XVIII secolo]].
 
== PasticcioPastiche in ambito alimentare ==
Anche in cucina a volte si usa il termine, soprattutto a indicare una mescolanza di erbe aromatiche o una specie di [[gulashgulasch]].
 
== Note ==
 
== Bibliografia ==
*[[Gérard Genette]], ''Palimpsestes'' (1982), trad. it. di Raffaella Novità, ''Palinsesti. La letteratura al secondo grado'', Torino, Einaudi, 1997.
La letteratura al secondo grado'', Torino, Einaudi, 1997.
 
== Voci correlate ==
Utente anonimo